Intelligenza artificiale VS intelligenza emotiva: contano più le competenze o i sentimenti?

Intelligenza artificiale VS intelligenza emotiva: contano più le competenze o i sentimenti?

L’evoluzione del mondo passa attraverso le idee, vero capitale della società, e attraverso la loro trasformazione in azioni concrete. Colui che sia in grado di avere un’intuizione, incanalarla e divulgarla divenendo un modello per gli altri, rappresenta il “Nuovo Eroe” dei nostri tempi, che grazie alla sua spiccata sensibilità è in grado di trasformare i problemi in soluzioni.

Si discute molto su quali attività resteranno sotto il dominio umano e quali saranno delegate alle macchine grazie all’automazione. Certo è che le macchine non sono (ancora) in grado di emulare comportamenti come gestire relazioni, comprendere contesti, l’umore di una persona o provare empatia per il prossimo.

Le decisioni umane sono costantemente influenzate da errori sistematici e pregiudizi irrazionali. Talvolta possono subentrare emozioni profonde e incontrollabili; è quindi compito di ogni azienda focalizzarsi sullo sviluppo delle soft skills dei propri dipendenti, nessuno escluso, per limitare situazioni negative ed i livelli di stress in contesti aziendali talvolta imprevedibili.

Le skills “trasversali” di natura cognitivo-relazionale e comunicativa sono i cardini per orientare le persone verso un risultato efficiente ed efficace. Avere la capacità di accedere alla sfera emotiva della persona che si ha di fronte ed “entrare nei panni dell’altro” aiuta a gestire le obiezioni a favore delle relazioni stesse. Per tale motivo, prima di vagliare progetti di cambiamento organizzativo investendo in software d’avanguardia e in nuove tecnologie, è interesse delle aziende investire in quelle competenze più autentiche ed inimitabili dei propri dipendenti.

Vita tua, vita mea. Perdere qualcosa ci fa stare male il doppio rispetto all'ottenere qualcos'altro, per questo siamo avversi al rischio. Con dei piccoli incoraggiamenti, spinte gentili che possono essere ad esempio ridurre il numero di scelte o cambiare l'ordine di alcune opzioni, possiamo quindi influenzare positivamente il comportamento di chi ci circonda. Portandole a compiere le decisioni migliori, orientiamo in primis noi stessi verso la soluzione vincente!

Pubblicato il 11 dic 2019

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Il team working: come si crea un gruppo di successo

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Negli ultimi anni, si sta diffondendo sempre di più nelle aziende l’idea di valorizzare le persone, organizzando attività formative costanti. Lo scopo principale è quello di sviluppare e rafforzare le relazioni tra i membri di un team e migliorare, così, la qualità del lavoro. Gli ingredienti fondamentali per creare un team di successo sono: L’analisi delle competenze. Il primo passo da seguire è la profilazione dei membri del team, che prevede un’analisi primaria delle hard skills e, soprattutto, delle soft skills. Nonostante la difficoltà nel misurarle, le soft skills ricoprono un ruolo di fondamentale importanza e tra queste le più rilevanti sono quelle relative alle capacità relazionali, comunicative e di problem solving; La condivisione. Quest’ultima è immediatamente successiva alla profilazione poiché tutti i membri della squadra e il team leader devono conoscere i punti di forza e di debolezza dei colleghi. Grazie alla condivisione, ogni membro può dare il meglio di se in determinate aree e può, invece, contare sull’esperienza e le qualità degli altri per quello su cui può migliorare; La sintonia. Dopo aver messo insieme le risorse che, secondo l’analisi dei profili, possono lavorare bene insieme, tra queste deve scattare quella che viene semplicemente definita sintonia. Si arriva, quindi, ad accettare il collega per le sue capacità e a mettere in atto le proprie, con la consapevolezza di essere importanti per il team. Infine, la buona riuscita di un team risiede nella figura del leader. Quest’ultimo deve avere un buon background per assegnare compiti e responsabilità in modo del tutto oggettivo, deve essere in grado di gestire il gruppo in tutte le situazioni e dosare, di conseguenza, la propria leadership. Deve comprendere i momenti che la squadra sta affrontando e le diverse persone con cui opera, per trovare sempre la soluzione migliore. In conclusione, per un team di successo è fondamentale ascoltare le opinioni, i suggerimenti e le idee dei membri del team, portando ognuno di loro alla percezione concreta di non essere soli nel momento del bisogno e che tutti sono singoli pezzi di un unico puzzle.

CBL apprendere per innovare

CBL apprendere per innovare

Spesso ci troviamo a cercare idee geniali, pensando direttamente alla soluzione tecnica prima ancora di aver identificato il problema da risolvere. Esiste un approccio didattico multidisciplinare noto come CBL (Challenge-based learning), basato su un framework collaborativo e su momenti di brainstorming che, adottando  principi flessibili ma fondamentali, guida step by step, nell'identificazione del problema da gestire. Si parte dall'identificazione delle “Grandi Idee”, si fanno “Domande” e si “Scoprono e Risolvono le Sfide”. Più precisamente: La big idea: non è l'idea geniale che cerchiamo, bensì l'ambito in cui cercare quell'idea. Esempi di big idea possono essere la musica, lo sport, i viaggi o qualsiasi altra tematica di nostro interesse. Le essential questions: sono domande che dobbiamo porci riguardo l'ambito scelto. Se ad esempio la nostra big idea è la ristorazione, un'essential question potrebbe essere "Come posso migliorare l'esperienza del cliente che frequenta pub, ristoranti o pizzerie?". Sono quindi domande generiche che puntano ad aprire quanti più scenari possibili su cui indagare. La challenge: è la sfida che ci poniamo per risolvere una problematica. In questa fase è molto importante non concentrarsi ancora sul come risolverla, ma esclusivamente su cosa risolvere. Ad esempio se consideriamo l'essential question precedente, una possibile challenge potrebbe essere "Ridurre i tempi di attesa dei clienti in fila per entrare in un luogo di ristorazione". Investigation: l'obiettivo è trovare quante più informazioni possibili sulla challenge che abbiamo scelto. È molto importante conoscere meglio i nostri ipotetici utenti proponendo sondaggi che ci aiuteranno nella scelta della soluzione e del target a cui sarà rivolto il nostro prodotto. In questa fase non rientrano ancora domande tecniche, riguardanti ad esempio la tecnologia con cui implementeremo la soluzione. Soluzione e implementazione: se il processo è stato effettuato in modo corretto, si arriva in questa fase con più di una soluzione. E' possibile quindi sceglierne una o fare un merge per poi procedere con la scelta delle tecnologie da usare per l'implementazione. Dunque l'apprendimento basato sulla sfida si basa sul caposaldo delle idee innovative e aiuta ad acquisire le competenze necessarie per migliorarsi continuamente in un mondo in costante evoluzione.