Post blog

Management

Il team working: come si crea un gruppo di successo

Il team working: come si crea un gruppo di successo

Negli ultimi anni, si sta diffondendo sempre di più nelle aziende l’idea di valorizzare le persone, organizzando attività formative costanti. Lo scopo principale è quello di sviluppare e rafforzare le relazioni tra i membri di un team e migliorare, così, la qualità del lavoro. Gli ingredienti fondamentali per creare un team di successo sono:

L’analisi delle competenze. Il primo passo da seguire è la profilazione dei membri del team, che prevede un’analisi primaria delle hard skills e, soprattutto, delle soft skills. Nonostante la difficoltà nel misurarle, le soft skills ricoprono un ruolo di fondamentale importanza e tra queste le più rilevanti sono quelle relative alle capacità relazionali, comunicative e di problem solving;

La condivisione. Quest’ultima è immediatamente successiva alla profilazione poiché tutti i membri della squadra e il team leader devono conoscere i punti di forza e di debolezza dei colleghi. Grazie alla condivisione, ogni membro può dare il meglio di se in determinate aree e può, invece, contare sull’esperienza e le qualità degli altri per quello su cui può migliorare;

La sintonia. Dopo aver messo insieme le risorse che, secondo l’analisi dei profili, possono lavorare bene insieme, tra queste deve scattare quella che viene semplicemente definita sintonia. Si arriva, quindi, ad accettare il collega per le sue capacità e a mettere in atto le proprie, con la consapevolezza di essere importanti per il team.

Infine, la buona riuscita di un team risiede nella figura del leader. Quest’ultimo deve avere un buon background per assegnare compiti e responsabilità in modo del tutto oggettivo, deve essere in grado di gestire il gruppo in tutte le situazioni e dosare, di conseguenza, la propria leadership. Deve comprendere i momenti che la squadra sta affrontando e le diverse persone con cui opera, per trovare sempre la soluzione migliore. In conclusione, per un team di successo è fondamentale ascoltare le opinioni, i suggerimenti e le idee dei membri del team, portando ognuno di loro alla percezione concreta di non essere soli nel momento del bisogno e che tutti sono singoli pezzi di un unico puzzle.

Pubblicato il 14 dic 2018

Potrebbero interessarti

Smart working: la nuova era della flessibilità aziendale

Lo Smart Working è un fenomeno che negli ultimi anni si sta sempre più diffondendo nelle aziende italiane. Infatti, oltre la metà delle aziende medio grandi ha già lanciato iniziative in tal senso o sta per farlo. Olanda ed Inghilterra sono in Europa i paesi pionieri anche se la percentuale più alta di lavoratori in tale modalità si registra ancora negli USA. Capire il significato dello smart working non è così immediato. Si tratta di una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. E’ un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo ed azienda, rimuovendo vincoli legati a concetti di postazione fissa, open space e ufficio singolo. Esso si innesca in un percorso di profondo cambiamento culturale ed evoluzione dei modelli organizzativi aziendali che presuppone una governance integrata tra gli attori coinvolti. La legge n. 81\17 in Italia regolamenta il rapporto di lavoro definito appunto come smart working o lavoro agile; essa garantisce agli smart workers lo stesso trattamento rispetto ai lavoratori tradizionali sia a livello di compenso che di tempistica contrattuale. Lo smart worker diventa un collaboratore a distanza che, grazie alla tecnologia 2.0, è in grado di svolgere i suoi compiti fuori dal classico ufficio. Enormi sono i vantaggi di questa nuova modalità: sul piano lavorativo porta ad una riduzione del cartaceo, riduce gli spazi, aumenta la produttività, minimizza l’antagonismo favorendo la produttività e la salvaguardia dell’ambiente. Sul piano personale, invece, riduce gli spostamenti, migliora la qualità della vita restituendo del tempo libero e riducendo lo stress dovuto alla congestione urbana. Solo un uso scellerato di strumenti e comportamenti può rappresentare uno svantaggio. Smart Working, quindi, significa promuovere un lavoro fondato sui concetti cardine di flessibilità, ma soprattutto fiducia, pilastro fondamentale su cui poggia il rapporto tra datore di lavoro e dipendente.

A Disruptive Way of Work

Lo Smart Working day tour fa tappa a Napoli. L'8 Novembre Inside Factory, Be Happy Remotely e Seedble hanno organizzato l’evento dedicato ad un modello lavorativo proficuo, flessibile e redditizio, che si contraddistingue come rottura rispetto a quelli solitamente adottati nelle aziende. Che cos'è lo smart working? È una grande opportunità per le aziende e i lavoratori. Per metterlo in atto è indispensabile un cambiamento nel modo di pensare e di vivere le professionalità, è fondamentale una visione smart che parta dal manager e si diffonda come valore condiviso in tutta l'azienda. All'organigramma gerarchico e verticale va sostituito quello della contaminazione delle conoscenze. L'obiettivo è ripensare al modo di lavorare, ragionando per risultati e non più considerando solo la variabile tempo. Quali i benefici e le debolezze? Aumento della produttività, miglioramento della qualità del lavoro, collaboration, worklife balance, questi sono i benefici segnalati da imprese e P.A. che operano in questa direzione. Soddisfazione, mobilità nei luoghi di lavoro, flessibilità e adeguata padronanza di soft skills contraddistinguono lo Smart Worker di successo. Non mancano però le debolezze, riassumibili nella scarsa digitalizzazione delle aziende, nella preoccupazione di elevati investimenti, nel poco interesse e coinvolgimento del management. I protagonisti Questi sono solo alcuni tra gli spunti di riflessione emersi nel corso dell’evento, che ha visto, tra le altre, la partecipazione di Luisa Errichiello e Tommasina Pianese, ricercatrici dell’IRISS CNR, Antonio Savarese di Enel Italia e Vincenzo Esposito di Assintel, l’associazione nazionale imprese ICT. Particolarmente rilevante l' intervento di Enrico Martines HR Manager Italy Social Innovation di HP Enterprise: "Quello che viene definito lavoro agile, è stato già da tempo implementato attraverso le operazioni di welfare che portavano sui luoghi di lavoro il sostegno alle famiglie. Ne sono stati un esempio Bill Hewlett Packard in HP negli anni '40, quanto le esperienze fatte da Adriano Olivetti in Italia nel periodo del boom economico" Martines testimonia come una grande multinazionale quale HPE stia implementando con successo le politiche dello smart working. DasirTech, applicando tale approccio, sia a livello organizzativo che nella realizzazione del suo prodotto di successo, Speffy, ha preso parte all'evento, sposando appieno la filosofia del lavoro agile. Lo smart working come sfida futuribile: è questa la nuova frontiera del lavoro condiviso.  

Startup e PMI innovative...un nuovo modo di fare azienda

Risulta essere sempre più di "tendenza" avviare una startup. Potrebbe sembrare paradossale, ma alcune ricerche hanno dimostrato che l’unico modo per uscire dalla depressione economica sia proprio quello di avviare una startup, nella speranza di avere successo in breve tempo. In un mondo saturo ormai di qualsiasi tipo di prodotto, è necessario avere l’idea giusta per poter dare inizio ad una nuova realtà imprenditoriale. Negli ultimi 10 anni l’Europa ha conosciuto uno sviluppo imprenditoriale di grande rilievo soprattutto sulla base della fioritura di start-up innovative in settori di attività diversi. Sin dal 2012 il Governo italiano è impegnato in una vasta azione di policy tesa a favorire lo sviluppo dell’ecosistema dell’imprenditoria innovativa. Pietra miliare di questa strategia è il D.L. 179/2012, lo “Startup Act italiano”. Le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico – le startup innovative – beneficiano di un ampia e articolata legislazione di favore che tocca tutti gli aspetti dell’attività d’impresa. Con il D.L. 3/2015 (Investment Compact), molte delle agevolazioni previste per le startup innovative sono state estese a una categoria più ampia: le PMI innovative, imprese che fanno innovazione tecnologica a prescindere dal loro stadio di maturità. Ultimo importante passo è stato l’avvio, con la legge di Bilancio 2017, del Piano Industria 4.0, che mira alla trasformazione digitale di tutto il sistema produttivo italiano. Il nuovo rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato dal Mise sottolinea che nel corso dell'anno appena concluso – il 39,6% delle nuove imprese ha preso vita attraverso la modalità digitale. Questi dati statistici dimostrano come il nostro paese stia abbracciando il progresso tecnologico formalmente e sostanzialmente, facendo sperare in una ripresa che ci renda più competitivi ed innovativi a livello internazionale.