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Facebook e Privacy: come sono usati i nostri dati

Facebook e Privacy: come sono usati i nostri dati

Facebook è stato recentemente investito da un nuovo scandalo legato all’utilizzo improprio dei dati sensibili degli utenti da parte di una società di analisi, Cambridge Analytica. Tale società è riuscita ad estrarre dati utili, di oltre 50 milioni di utenti, per le ultime campagne presidenziali USA, senza richiedere alcun permesso esplicito. I social network negli anni hanno dimostrato noncuranza per i dati posseduti permettendo spesso accessi ed usi impropri. La situazione è aggravata dalla mole di informazioni sensibili possedute da tali sistemi tra cui: - Nome, genere, data di nascita, email, numero di telefono; - Pubblicità con cui l'utente interagisce; - Scuola, luogo di nascita e residenza, lavoro, social; - Indirizzi IP da cui l'utente si collega, informazioni geografiche; - Amici a cui si è connessi; - Attività compiute sul social dal momento dell'iscrizione Facebook deve ovviamente trarre un profitto da questi dati. Mark Zuckerberg ha dichiarato ai membri del Senato USA che Facebook non vende i dati degli utenti, ma permette alle aziende di richiedere uno specifico target a cui il social fornisce l'Advertisement. Quanto detto è vero in parte in quanto Facebook combina i dati degli utenti per fornire direttamente pubblicità mirata agli stessi. Le aziende richiedono al social network un target da raggiungere, Facebook ricerca gli utenti nel proprio database e gli propone pubblicità mirata. Sembrerebbe che il Social non fornisca mai i dati degli utenti e non li venda, in realtà è possibile estrarre dati da Facebook in vario modo. Questa fuga di dati ha dimostrato come Facebook non faccia abbastanza per preservare e garantire la privacy degli utenti ed evitare la fuga di dati, seppur non venda esplicitamente i dati dei suoi utenti.

Pubblicato il 13 apr 2018

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COME SCRIVERE SUL WEB (I Parte)

La comunicazione on-line ha le sue regole. Il lettore, sul web, è di natura distratto, sempre di corsa, facilmente annoiabile. Non parte dall’idea di prestare attenzione al contenuto… la sua attenzione bisogna guadagnarsela! Una lettura a “F           Jakob Nielsen, Il guru della Web Usability, nel suo eyetracking study, ci dimostra come un navigatore visualizza una pagina Web:  Pur analizzando diverse strutture di pagina web, sullo schermo i nostri occhi “disegnano” sempre una forma a “F”. Due movimenti orizzontali in alto, il primo più lungo, il secondo più breve, seguiti da un movimento verticale a sinistra Questo studio ci conferma che il lettore sul web non legge riga per riga ma scorre la pagina alla ricerca di qualcosa che catturi il suo interesse. Quando ci troveremo ad elaborare dei contenuti per il web non dovremo quindi pensare ad adattarli ad una classica lettura: dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, come per secoli era avvenuto sulla carta stampata; ma ad un movimento imprevedibile dello sguardo all’interno della pagina. Il nostro Cyber-lettore inoltre salta da un sito all'altro con facilità, dato lo sproporzionato numero di fonti che offrono le stesse informazioni, legge l'essenziale di una pagina, la chiude e continua la sua ricerca. Per scrivere e quindi per comunicare in modo efficace sul web si deve tener conto di determinati fattori e ricordare che la scrittura sul web non segue le regole tradizionali, ma, come abbiamo detto in apertura, ha delle regole tutte sue…spesso inverse a ciò che ci hanno insegnato per anni a scuola. Ma non le scopriremo oggi…vi do appuntamento al mio prossimo articolo: “COME SCRIVERE SUL WEB (II Parte)” che sarà prossimamente disponibile sul Blog Dasir.

L’anno del BitCoin Sostenibile

In passato il bitcoin, la criptovaluta in crescita esponenziale che vale più di McDonald's e Walt Disney per capitalizzazione di mercato, consumava più elettricità della maggior parte delle nazioni mondiali. Il "mining", cioè il sistema utilizzato per emettere bitcoin attraverso la potenza di calcolo di moltissimi computer sparsi per il globo, richiede infatti 30 terawattora all'anno, più dell'Irlanda. La cifra, calcolata dal Bitcoin Energy Consumption Index di Digiconomist, fa sì che l'ecosistema bitcoin, se fosse uno Stato, sarebbe 61° al mondo per consumo elettrico. Emettere criptovaluta, infatti, richiede un'energia superiore a quella consumata in un anno da Paesi europei come Austria, Croazia e Ungheria. Una singola transazione in bitcoin, si legge nel rapporto, utilizza un quantitativo di elettricità sufficiente ad alimentare 10 case americane, mentre nel suo complesso l'energia consumata dalla criptovaluta potrebbe soddisfare il fabbisogno di 2,79 milioni di case. A confronto, l'elettricità necessaria ai centri di elaborazione dati che gestiscono le operazioni con le carte Visa è sufficiente ad appena 50mila abitazioni. Oggi il Bitcoin a energia solare è all'insegna della sostenibilità ambientale, e da energivora la criptovaluta diventa ecologica. La sfida ecosostenibile parte dalla Moldavia, paese tra i più all'avanguardia in Europa nell'Ict e da tempo in prima linea per progetti innovativi nel campo delle fonti energetiche alternative. Protagonista della svolta green delle valute digitali è Consulcesi Tech, che ha realizzato il più grande impianto fotovoltaico del Paese. Una struttura ecosostenibile al 100% destinata alla "mining farm" più estesa di tutta la Moldavia. La nuova frontiera è dunque l'eco-mining, cioè il processo informatico alla base della creazione di nuove criptovalute che riduce i costi, in termini di consumo elettrico. Realizzato nella capitale moldava, presso l'Accademia delle Scienze, grazie all'installazione di oltre tremila pannelli fotovoltaici l'impianto permetterà di risparmiare ogni anno 550 tonnellate di CO2 e 240 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio). L'azienda hi-tech specializzata in soluzioni all'avanguardia legate alla blockchain ha avuto diretto mandato del Governo moldavo ed ha realizzato l'impianto insieme con Fly Ren Energy Company, azienda specializzata nella produzione di elettricità da fonte solare.

Bitcoin e il “bitcoin-mining”

Il Bitcoin è stata la prima valuta virtuale. Nata tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 per iniziativa di Satoshi Nakamoto, pseudonimo dietro cui si nasconde il suo fondatore, è attualmente la criptovaluta più conosciuta sul mercato. Al mondo vi sono più di 1.500 criptovalute, ma meno conosciute rispetto al Bitcoin, almeno per ora. La criptovaluta è la forma di pagamento preferita dagli hacker. Malware silenziosi entrano nel computer, non per danneggiarlo né per rubare i dati, ma per estratte bitcoin o altre criptovalute. Vengono eseguiti complessi processi crittografici per estrarre le monete digitali dando origine al fenomeno noto come bitcoin-mining. Altri hacker hanno invece creato malware mascherati da app di criptovaluta, ingannando chi pensa di scaricare app popolari. Un esempio sono le botnet, una massa di computer dirottati usati dagli hacker per l'elaborazione e per l’estrazione di criptovaluta. Quando la botnet Mirai ha colpito nel 2016, gli hacker hanno preso il controllo di migliaia di dispositivi connessi in tutto il mondo. Steve McGregory, direttore dell'applicazione e delle informazioni sulle minacce presso la società di sicurezza Ixia, ha individuato un malware progettato per restare nascosto su macchine compromesse ed estrarre criptovaluta in background. Possedere uno di questi computer significherebbe un drammatico rallentamento delle prestazioni. Secondo i ricercatori di sicurezza di Recorded Future, il malware per attività minerarie è venduto online a un costo inferiore a $ 35. McGregory ha dichiarato che le applicazioni minerarie nel Google Play Store sono state scaricate più di 10 milioni di volte. Su giochi di puzzle, cruciverba e app di tic-tac-toe e su un gioco chiamato Reward Digger, il giocatore, pensando di guadagnare monete virtuali, sta in realtà aiutando gli hacker a estrarre Bitcoin. Dunque il Bitcoin ha cambiato significativamente l’economia globale e con esso anche il mercato della sicurezza informatica.