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FACEBOOK AT WORK, ANCHE L’AZIENDA DIVENTA SOCIAL

FACEBOOK AT WORK, ANCHE L’AZIENDA DIVENTA SOCIAL

Facebook tenta il grande passo: arriva Facebook at work, la nuova piattaforma social destinata al mondo del lavoro. “Facebook at work” è la nuova app per smartphone lanciata dalla società di Mark Zuckerberg disponibile per App store e Android. L’applicazione permette ad ogni utente di creare un proprio work account e utilizzare tutti gli strumenti offerti già dal social network per interagire con i propri colleghi, poiché le notizie condivise saranno visibili esclusivamente dalle persone che lavorano nella stessa azienda. Il profilo at work è infatti separato dall’account personale e includerà automaticamente le informazioni rilasciate dal datore di lavoro come ruolo in società e contatti aziendali, in più sarà personalizzabile aggiungendo foto del profilo e altri dettagli nella sezione About. L’ultima sfida lanciata da Zuckerberg è diretta proprio alle società come Microsoft e IBM che offrono funzioni di comunicazione aziendale come Office e Connection. Infatti le aziende che apriranno un profilo Facebook at work non solo potranno farsi pubblicità, ma avranno la possibilità di creare un vero e proprio “gruppo” aziendale con cui condividere comunicati o avvisi in modo totalmente privato. In questo caso il vantaggio di utilizzare una piattaforma come quella di Facebook rispetto a quelle dei diversi concorrenti è sicuramente la familiarità dei suoi strumenti rispetto ad altri meno utilizzati, proponendosi come rimpiazzo alle funzioni di mailing interne che oggi appaiono sempre più inefficienti. Facebook vuole scrollarsi di dosso l’etichetta di piattaforma pensata soprattutto per i “consumer” e arrivare a raggiungere anche gli ambiti lavorativi. Riuscirà in questo scatto di maturità?

È LA MELA PIÙ FAMOSA DEL MONDO: COME NASCE IL LOGO APPLE?

È LA MELA PIÙ FAMOSA DEL MONDO: COME NASCE IL LOGO APPLE?

Nel 1976 un ex socio di Steve Jobs disegnò il primo logo della Apple Computer rappresentando in un’immagine Isaac Newton seduto sotto ad un albero di mele. La scelta non era casuale. Si dice, infatti, che Jobs fosse un grande amante delle mele, passione che portò alla scelta del nome della ormai nota società. Tuttavia la grafica eccessivamente particolareggiata e poco accattivante non convinsero il fondatore della Apple che già nel 1977 decise di rinnovare il logo affidando al grafico Rob Janoff il compito di ideare una nuova immagine. Nacque così il logo della mela morsicata, per il quale fu sfruttato il gioco di parole derivante dalla parola morso, in inglese bite, che rimandava dunque ai bit e ai byte tipici del linguaggio informatico. Inoltre, la mela mangiucchiata rappresentava una esplicita allusione al peccato originale volto a sottolineare l’evidente carattere trasgressivo e anticonformista della Apple. Il primo modello del logo fu disegnato da Janoff in una versione monocromatica, ma successivamente fu modificato su volere dello stesso Jobs per sostenere l’Apple II e la sua innovativa interfaccia a colori. Il risultato fu una mela segnata da una serie di bande orizzontali colorate come un arcobaleno. Infine nel 1998 si tornò alla versione nel suo colore unico. Ancora una volta una lezione di stile dalla mela morsicata più conosciuta al mondo!  

“BE MY EYES”, LA NUOVA APP CHE PRESTA GLI OCCHI AI NON VEDENTI

“BE MY EYES”, LA NUOVA APP CHE PRESTA GLI OCCHI AI NON VEDENTI

Il nome dice tutto: Be My eyes ( Sii i miei occhi ) , l’idea che sfrutta la tecnologia per aiutare chi affetto da disabilità visiva.   In un mondo in cui l’opinione comunemente accettata è che la tecnologia ci isoli, vale la pena anche considerare l’altro lato della medaglia. Sempre più spesso la tecnologia informa, unisce, aiuta. Dà l’occasione di metterti in gioco e sostenere qualcuno anche a milioni di chilometri di distanza, anche qualcuno che non conosci. Qualcuno come un non vedente. È il caso della nuovissima app Be My Eyes, sviluppata da un team danese per supportare i non vedenti nelle attività quotidiane. Il “network degli occhi” connette le persone affette da disabilità visiva con volontari provenienti da tutto il mondo tramite video-chat. Funziona così: al momento della registrazione si sceglie una delle due categorie disponibili, ovvero vedente o non vedente e le lingue parlate. Nel momento in cui il non vedente richiede assistenza tramite l’app, si creerà una connessione audio-video con il primo volontario vedente disponibile, il quale grazie alla fotocamera potrà individuare la posizione del non vedente e fornirgli le indicazioni di cui ha bisogno. Ad oggi l’unico limite sta nel sistema operativo, perché l’app è disponibile solo per IPhone. Sembra però sia un ostacolo provvisorio, visto che i fondatori stanno cercando ( qui il link all’annuncio ) un mobile developer di altri sistemi operativi come Android, così da essere veramente completa e pronta per essere scaricata da tutti noi. LEND YOUR EYES TO THE BLIND! [embed]http://vimeo.com/113872517[/embed]

“2020” : SIAMO PRONTI AD UN CYBER ATTACCO?

“2020” : SIAMO PRONTI AD UN CYBER ATTACCO?

L’azienda giapponese TrendMicro ha realizzato una web-serie che racconta di un cyber-futuro apocalittico… forse non così lontano dalla realtà! Immaginate un paese chiamato Repubblica della Silvania del Sud. Immaginate che sia il paese tecnologicamente più avanzato dell'intero continente. Ogni cittadino di Silvania utilizza diversi profili nella propria vita quotidiana: il profilo ufficiale sostituisce la carta d'identità e consente ai cittadini di fare qualsiasi attività che richieda un'identificazione ufficiale. Altri profili vengono invece utilizzati in base all'attività o all'umore dei singoli individui. C’è il profilo utilizzato per le interazioni sociali, quello per lo shopping, per i giochi, per amici e parenti e così via. I silvaniani sperimentano la vita tramite il filtro del service provider di contenuti, tutto viene creato specificamente per ciascun potenziale cliente/cittadino. Il passaggio da un profilo all’altro, che consente di assumere una delle diverse identità digitali, è garantito da un hub centralizzato ed estremamente protetto noto come “The Switch”. Immaginate che senza alcun preavviso il sistema The Swich subisca un cyber-attacco che genera un caos di portata nazionale che coinvolge tutti: dal semplice cittadino della rete, alle aziende di settore, passando per gli enti governativi. Nessuno è più in grado di passare da un profilo all’altro. Inizia così “2020”, la prima branded web-serie prodotta da una società che lavora da anni nel settore della sicurezza informatica, la Trend Micro Ma cos’è esattamente una branded web-serie? Con questo termine ci si riferisce ad ogni serie prodotta per il web in cui il brand sia il finanziatore unico o decisivo. Le Branded Web-Series si caratterizzano appunto per la forte integrazione del marchio sponsor all’intero complesso della trama. Produrre una web-serie brandizzata significa creare contenuti virali, a basso costo e che soprattutto rafforzino la fidelizzazione del cliente verso il marchio sponsor. La narrazione web-seriale è creata dal brand stesso, che ne è produttore o co-produttore, con l'obiettivo ultimo di mettere in evidenza i valori in cui l'azienda crede e i messaggi che vuole veicolare.   [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=YQletWanDzQ[/youtube] “2020” riesce ad offrire tutte le probabili ipotesi su quello che sarà il cyber-crimine. L’obiettivo è quello di fornire a governi, aziende e cittadini gli strumenti necessari per preparsi a quello che che potrà accadere nel prossimo decennio. La TrendMicro Italia ha pubblicato un sito con i 9 episodi della web-serie sottotitolati in italiano. “Ciò che risulta chiaro da questo progetto è che bisogna focalizzarsi maggiormente sulla protezione delle vite digitali delle persone comuni, che spesso si articolano in diversi profili, ognuno con il suo punto debole – dice Gastone Nencini, Country Manager Trend Micro Italia – perciò dobbiamo imparare a mettere in sicurezza l’internet delle cose a livello di rete, di pari passo con la sua crescita, per cercare di scoraggiare da subito eventuali progetti cyber-criminali.”

COME RISOLVERE I PROBLEMI DELLA BATTERIA DELLO SMARTPHONE CON UNO STUZZICADENTI

COME RISOLVERE I PROBLEMI DELLA BATTERIA DELLO SMARTPHONE CON UNO STUZZICADENTI

Succede sempre così. Guardi il tuo smartphone e ti accorgi di avere la batteria quasi a zero. Niente panico. Prendi lo spinotto del caricabatteria e lo inserisci nell’apposita fessura. Panico. Il telefono non carica, anzi addirittura il cavo non entra nell’apertura adatta. La prima cosa che viene da pensare è che o si è guastata la batteria o che qualcosa non vada nella fessura predisposta per inserire il cavo. Niente di tutto ciò. La ricerca di Cnet.com mostra come spesso il problema sia legato all’accumulo di polvere e sporcizia all’interno del jack della carica e come un intervento semplice ed economico sia in grado di risolvere il problema. Il rimedio? Usare un semplice stuzzicadenti. Spegnendo il dispositivo, si potrà rimuovere delicatamente polvere e sporco all’interno della fessura per riavere ottime prestazioni della batteria. Il video di seguito dimostra come utilizzare al meglio lo stuzzicadenti. Quando si dice la tecnologia! [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=Bp1Uy7l_d5Q[/youtube]

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