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La neutralità della rete

La neutralità della rete

 La neutralità della rete è un principio secondo cui gli Internet service provider (ISP) devono fornire un accesso ad internet equo senza nessuna discriminante su contenuto o applicazione. Secondo questo concetto una persona che, guardando uno show su Netflix, o su Youtube, o acquistando un prodotto su Amazon, dovrebbe caricare i contenuti richiesti alla stessa velocità. Ciò significa che gli ISP, non possono scegliere quali dati siano inviati più velocemente, o quali siti siano bloccati o accelerati. Ad esempio non possono rallentare il traffico di uno streaming perché proviene da una compagnia che compete con gli interessi del provider. Durante l’amministrazione Obama, il 26 febbraio 2015 la FCC (Federal Communications Commission, l'agenzia americana delle comunicazioni) ha stabilito che la rete Internet è, e resta, “neutrale”. Il presidente della FCC Tom Wheeler ha affermato che "questa decisione più che regolamentare la rete è un piano per disciplinare la libertà di parola". Gli ISP non possono discriminare il traffico dei contenuti online con "doppie velocità", filtri, corsie veloci o rallentamenti arbitrari. La “neutralità” è una delle caratteristiche fondamentali di Internet, che nel bene e nel male ha garantito la sua libertà per tutti questi anni. Il 14 dicembre 2017, la FCC presieduta da Ajit Pai designato da Trump ha votato per l’abolizione del regolamento introdotto nel 2015 dando il via di fatto alla possibilità di un internet a due velocità a partire dal 23 aprile 2018 data dell’entrata vigore dell’abolizione. La decisione offre un margine significativo agli ISP: un giorno potrebbero decidere di bloccare determinate app e siti Web, rallentare i contenuti forniti dai concorrenti, seppellire risultati di ricerca pertinenti ma non pagati, ecc. L'Unione Europea nel 2016 ha approvato una direttiva che stabilisce il quadro di base per garantire la neutralità della rete in tutta l'Unione europea. Ma a livello globale, gli utenti di Internet sperimenteranno gli effetti indiretti della decisione statunitense, dal momento che il suo impatto sul mercato competitivo all'interno dei confini americani si propagherà in tutto il mondo.

CYBERCRIME: SALE LA TENSIONE, IN ITALIA RINNOVATO ACCORDO VODAFONE-POLIZIA

CYBERCRIME: SALE LA TENSIONE, IN ITALIA RINNOVATO ACCORDO VODAFONE-POLIZIA

“Cyberterrorism Is Country's Biggest Threat” – così Obama, il Presidente degli Stati Uniti, esordisce durante l’ultimo incontro sulla sicurezza alle Nazioni Unite L’allerta è tornata di nuovo alta dopo gli attentati che hanno colpito in Francia il settimanale satirico Charlie Hebdo, e le continue “provocazioni” dell’ISIS. Proprio per questo motivo, il governo USA ha scelto di prendere delle contromisure specifiche, controllando la rete, per debellare i cyberattacchi. I “CyberWarriors” sono i soldati della rete con il compito di difendere la Nazione, difendere il DOD Information Networks, supportare gli altri combattenti. La rete resta uno dei pochi strumenti non controllabile dai governi, infatti la Jihad utilizza tale mezzo di comunicazione per trovare nuovi adepti, o addirittura utilizzare i social network per organizzare attentati. “Questo è quello che è successo qualche mese fa”, ha rivelato un rapporto stilato dalla Camera dei Comuni di Westminster, l’ala bassa del parlamento del Regno Unito, che ha appunto analizzato la vicenda del soldato Lee Rigby, ripresa persino da alcune telecamere e che sconvolse il mondo intero. Cinque mesi prima dell’attentato di Woolwich, uno dei due, Michael Adebowale, aveva infatti scritto su Facebook che avrebbe voluto uccidere un militare in un modo “sorprendente”. Il soldato Lee Rigby oggi avrebbe potuto essere ancora vivo, se solo Facebook avesse passato all’intelligence britannica il contenuto di alcune chat in cui uno dei due assaltatori annunciava l’attentato. Il profilo di Adebowale, tuttavia, secondo le ricostruzioni del comitato, era stato in precedenza bloccato proprio per contenuti legati al terrorismo, poi ripristinato, ma la vicenda non era arrivata alle pur attente orecchie dei servizi di intelligence del Regno Unito. Facebook ha affermato di non essere a conoscenza di tali messaggi, ha però deciso comunque di istituire un organo interno che filtri le comunicazioni tra utenti, segnalando eventuali utilizzi di parole legate al terrorismo o alla Jihad. Anche in Italia si è pensato di rafforzare l’intelligence che mira a prevenire attacchi informatici e a controllare i contenuti della rete. “Adozione condivisa di procedure d’intervento e di scambio di informazioni utili alla prevenzione e al contrasto degli attacchi informatici di matrice terroristica e criminale”. È questo il cuore dell’accordo sottoscritto qualche giorno fa a Roma tra Vodafone e Polizia di Stato, rappresentate rispettivamente da Stefano Bargellini – Head of Safety, Security and Facilities di Vodafone Italia – e dal Capo della Polizia Alessandro Pansa. Dal cybercrime in senso più ampio fino al cyberterrorismo, la materia è sempre più di attualità. A occuparsene in questo caso sono gli specialisti del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C.) della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Supportati, appunto, anche dal know-how e dalla rete Vodafone, da sempre attentissima alla sicurezza. La sinergia tra Vodafone e Polizia di Stato ha preso ufficialmente il via il 20 gennaio 2010, con la messa in atto del decreto del Ministro dell’Interno “che ha individuato le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, ovvero i sistemi ed i servizi informatici o telematici, gestiti da enti pubblici o società private, che governano i settori nevralgici per il funzionamento del Paese”.  

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