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Connext Napoli: il network digitale riparte da Napoli

Connext Napoli: il network digitale riparte da Napoli

Si è tenuta ieri, 4 giugno 2019 presso la Mostra d’Oltremare, la prima edizione di Connext Napoli l’evento che ha permesso alle aziende, iscritte e non al Marketplace digitale, di ampliare la propria rete incontrando nuovi potenziali partner e clienti. L’evento nasce dall’impegno e soprattutto dalla consapevolezza di Confindustria di dover sostenere le aziende italiane con momenti di partenariato industriale come questo. Connext Napoli, che ha visto la presenza di diverse centinaia di partecipanti tra imprenditori e non, si è aperto con l’Assemblea pubblica dell’Unione Industriali Napoli in cui sono intervenuti: il Sindaco di Napoli De Magistris, il Presidente dell’Unione Industriali Vito Grassi, il Presidente della regione Campania Vincenzo De Luca, Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Stefano Buffagni e in chiusura il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia.  L’argomento principale dell’assemblea è stato la necessità di avere una chiara e condivisa visione di medio lungo termine sugli interventi necessari al paese, soprattutto in ambito infrastrutturale, così da garantire una continuità rispetto gli accordi presi che non sia più subordinata all’avvicendamento politico. Il pomeriggio è poi proseguito con alcune sessioni d’incontri B2B intervallate da interessanti workshop come quello sull’ecosistema Campano dell’innovazione e sull’alleanza Italia-Cina con la firma dell’accordo di cooperazione delle startup e pmi innovative dei due paesi. Tra i diversi relatori, sono intervenuti Gaetano Manfredi, Rettore Università Federico II e Giorgio Ventre, Presidente di Campania NewStell. Grande entusiasmo ha suscitato la performance del comico Enrico Bertolino, Coach e esperto di Edutainment, sul concetto di innovazione e futuro. In chiusura si è tenuto poi il conferimento del premio Campania DIH (Digital Innovation Hub) alle prime tre aziende che si sono contraddistinte per nuove idee imprenditoriali, innovazioni di processo e di prodotto. Anche noi di DasirTech abbiamo partecipato con grande interesse a questo momento d’incontro, a conferma del fatto che una valorizzazione del tessuto imprenditoriale del nostro territorio possa agire da volano per la crescita e lo sviluppo dell’intero paese. Il bilancio della giornata è stato sicuramente positivo, siamo usciti arricchiti dai momenti di confronto con le numerose realtà aziendali presenti e portiamo a casa tante conferme ed una grande fiducia per il futuro.

CYBERCRIME: SALE LA TENSIONE, IN ITALIA RINNOVATO ACCORDO VODAFONE-POLIZIA

CYBERCRIME: SALE LA TENSIONE, IN ITALIA RINNOVATO ACCORDO VODAFONE-POLIZIA

“Cyberterrorism Is Country's Biggest Threat” – così Obama, il Presidente degli Stati Uniti, esordisce durante l’ultimo incontro sulla sicurezza alle Nazioni Unite L’allerta è tornata di nuovo alta dopo gli attentati che hanno colpito in Francia il settimanale satirico Charlie Hebdo, e le continue “provocazioni” dell’ISIS. Proprio per questo motivo, il governo USA ha scelto di prendere delle contromisure specifiche, controllando la rete, per debellare i cyberattacchi. I “CyberWarriors” sono i soldati della rete con il compito di difendere la Nazione, difendere il DOD Information Networks, supportare gli altri combattenti. La rete resta uno dei pochi strumenti non controllabile dai governi, infatti la Jihad utilizza tale mezzo di comunicazione per trovare nuovi adepti, o addirittura utilizzare i social network per organizzare attentati. “Questo è quello che è successo qualche mese fa”, ha rivelato un rapporto stilato dalla Camera dei Comuni di Westminster, l’ala bassa del parlamento del Regno Unito, che ha appunto analizzato la vicenda del soldato Lee Rigby, ripresa persino da alcune telecamere e che sconvolse il mondo intero. Cinque mesi prima dell’attentato di Woolwich, uno dei due, Michael Adebowale, aveva infatti scritto su Facebook che avrebbe voluto uccidere un militare in un modo “sorprendente”. Il soldato Lee Rigby oggi avrebbe potuto essere ancora vivo, se solo Facebook avesse passato all’intelligence britannica il contenuto di alcune chat in cui uno dei due assaltatori annunciava l’attentato. Il profilo di Adebowale, tuttavia, secondo le ricostruzioni del comitato, era stato in precedenza bloccato proprio per contenuti legati al terrorismo, poi ripristinato, ma la vicenda non era arrivata alle pur attente orecchie dei servizi di intelligence del Regno Unito. Facebook ha affermato di non essere a conoscenza di tali messaggi, ha però deciso comunque di istituire un organo interno che filtri le comunicazioni tra utenti, segnalando eventuali utilizzi di parole legate al terrorismo o alla Jihad. Anche in Italia si è pensato di rafforzare l’intelligence che mira a prevenire attacchi informatici e a controllare i contenuti della rete. “Adozione condivisa di procedure d’intervento e di scambio di informazioni utili alla prevenzione e al contrasto degli attacchi informatici di matrice terroristica e criminale”. È questo il cuore dell’accordo sottoscritto qualche giorno fa a Roma tra Vodafone e Polizia di Stato, rappresentate rispettivamente da Stefano Bargellini – Head of Safety, Security and Facilities di Vodafone Italia – e dal Capo della Polizia Alessandro Pansa. Dal cybercrime in senso più ampio fino al cyberterrorismo, la materia è sempre più di attualità. A occuparsene in questo caso sono gli specialisti del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C.) della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Supportati, appunto, anche dal know-how e dalla rete Vodafone, da sempre attentissima alla sicurezza. La sinergia tra Vodafone e Polizia di Stato ha preso ufficialmente il via il 20 gennaio 2010, con la messa in atto del decreto del Ministro dell’Interno “che ha individuato le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, ovvero i sistemi ed i servizi informatici o telematici, gestiti da enti pubblici o società private, che governano i settori nevralgici per il funzionamento del Paese”.  

FACEBOOK…IL NUOVO “CHI L’HA VISTO” MADE IN U.S.A?

FACEBOOK…IL NUOVO “CHI L’HA VISTO” MADE IN U.S.A?

Facebook introduce gli avvisi che segnalano i bambini scomparsi Facebook è nato come un social network, ed è riuscito a imporsi come IL social network. Poi è diventato dispositivo di lavoro usato da marketers e agenzie di comunicazione. Successivamente con Adv si è reso strumento principale per pubblicità e inserzioni online. Ora la “gallina dalle uova d’oro” di Zuckerberg arriva persino nei reparti della polizia statunitense, introducendo gli avvisi che segnaleranno i bambini scomparsi. Ebbene si, nel flusso di notizie del social network per eccellenza saranno inseriti gli Amber Alert, i quali appariranno come una sorta di allarme sui bambini scomparsi, con foto e informazioni decise dalle forze dell’ordine. Quest’iniziativa è l’ultima mossa vincente del nerd di Palo Alto, il quale mettendo a frutto ancora una volta il potere della community, aumenta sempre più i servizi e gli usi della rete sociale più conosciuta al mondo. Ora c’è solo da chiedersi…quale sarà il prossimo scacco matto?

FACEBOOK AT WORK, ANCHE L’AZIENDA DIVENTA SOCIAL

FACEBOOK AT WORK, ANCHE L’AZIENDA DIVENTA SOCIAL

Facebook tenta il grande passo: arriva Facebook at work, la nuova piattaforma social destinata al mondo del lavoro. “Facebook at work” è la nuova app per smartphone lanciata dalla società di Mark Zuckerberg disponibile per App store e Android. L’applicazione permette ad ogni utente di creare un proprio work account e utilizzare tutti gli strumenti offerti già dal social network per interagire con i propri colleghi, poiché le notizie condivise saranno visibili esclusivamente dalle persone che lavorano nella stessa azienda. Il profilo at work è infatti separato dall’account personale e includerà automaticamente le informazioni rilasciate dal datore di lavoro come ruolo in società e contatti aziendali, in più sarà personalizzabile aggiungendo foto del profilo e altri dettagli nella sezione About. L’ultima sfida lanciata da Zuckerberg è diretta proprio alle società come Microsoft e IBM che offrono funzioni di comunicazione aziendale come Office e Connection. Infatti le aziende che apriranno un profilo Facebook at work non solo potranno farsi pubblicità, ma avranno la possibilità di creare un vero e proprio “gruppo” aziendale con cui condividere comunicati o avvisi in modo totalmente privato. In questo caso il vantaggio di utilizzare una piattaforma come quella di Facebook rispetto a quelle dei diversi concorrenti è sicuramente la familiarità dei suoi strumenti rispetto ad altri meno utilizzati, proponendosi come rimpiazzo alle funzioni di mailing interne che oggi appaiono sempre più inefficienti. Facebook vuole scrollarsi di dosso l’etichetta di piattaforma pensata soprattutto per i “consumer” e arrivare a raggiungere anche gli ambiti lavorativi. Riuscirà in questo scatto di maturità?

“BE MY EYES”, LA NUOVA APP CHE PRESTA GLI OCCHI AI NON VEDENTI

“BE MY EYES”, LA NUOVA APP CHE PRESTA GLI OCCHI AI NON VEDENTI

Il nome dice tutto: Be My eyes ( Sii i miei occhi ) , l’idea che sfrutta la tecnologia per aiutare chi affetto da disabilità visiva.   In un mondo in cui l’opinione comunemente accettata è che la tecnologia ci isoli, vale la pena anche considerare l’altro lato della medaglia. Sempre più spesso la tecnologia informa, unisce, aiuta. Dà l’occasione di metterti in gioco e sostenere qualcuno anche a milioni di chilometri di distanza, anche qualcuno che non conosci. Qualcuno come un non vedente. È il caso della nuovissima app Be My Eyes, sviluppata da un team danese per supportare i non vedenti nelle attività quotidiane. Il “network degli occhi” connette le persone affette da disabilità visiva con volontari provenienti da tutto il mondo tramite video-chat. Funziona così: al momento della registrazione si sceglie una delle due categorie disponibili, ovvero vedente o non vedente e le lingue parlate. Nel momento in cui il non vedente richiede assistenza tramite l’app, si creerà una connessione audio-video con il primo volontario vedente disponibile, il quale grazie alla fotocamera potrà individuare la posizione del non vedente e fornirgli le indicazioni di cui ha bisogno. Ad oggi l’unico limite sta nel sistema operativo, perché l’app è disponibile solo per IPhone. Sembra però sia un ostacolo provvisorio, visto che i fondatori stanno cercando ( qui il link all’annuncio ) un mobile developer di altri sistemi operativi come Android, così da essere veramente completa e pronta per essere scaricata da tutti noi. LEND YOUR EYES TO THE BLIND! [embed]http://vimeo.com/113872517[/embed]

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