Tag Blog

Facebook

Facebook arraffa tutto: arriva la funzione Dating

Facebook arraffa tutto: arriva la funzione Dating

 Ricordate da bambini la sensazione di aggirarsi tra gli scaffali di un grande negozio di giocattoli? Scrutavate entusiasti questi alti ripiani, pieni zeppi di balocchi, avreste arraffato qualsiasi scatola attirasse la vostra attenzione. Beh… deve essere qualcosa di molto simile ciò che prova Mark Zuckerberg, quando osserva il mondo digitale. il Founder e CEO di Facebook è ormai noto per l’astuzia e la sfrontatezza dei suoi investimenti in startup di successo o in mercati con grosso potenziale ma soprattutto per inglobare chi potrebbe “pestare i piedi” al suo colosso. Tra le acquisizioni che hanno fatto più notizia troviamo Instagram, Twitter e Whatsapp. Snapchat, l’app che disse no a Zuckerberg E’ storia la stratosferica offerta di 3 miliardi di dollari avanzata nel 2013 e categoricamente rifiutata dai fondatori di Snapchat, l’app col fantasmino, famosissima tra gli adolescenti, pioniera nell’instant messaging di foto e video visualizzabili per sole 24 ore. Il dispettoso Zuckerberg di tutta risposta prima ha comprato MSQRD l’app per registrare video-selfie con filtri e maschere virtuali e poi ha dato la stangata finale introducendo le stories, prima su Instagram e poi anche su Facebook. Arriva Dating, il servizio di incontri firmato Facebook Siamo nel 2018 e questa volta a tremare sono i siti e le app di incontri. In occasione di F8 2018 - la conferenza annuale degli sviluppatori di software a San Jose, California – Zuckerberg in persona ha annunciato, a sorpresa, l’imminente lancio di Dating, il nuovo servizio dedicato agli appuntamenti nato a Menlo Park. Il numero uno di Facebook ha osservato che 200 milioni di persone su Facebook sono catalogate come single e che negli Usa 1 matrimonio su 3 è nato online. Non ha specificato se il nuovo servizio sarà a pagamento ma ha precisato che gli utilizzatori dovranno creare un profilo ad hoc per il dating, distinto dal loro classico profilo Facebook e che questo nuovo profilo non sarà assolutamente visibile agli amici ma solo agli altri utenti con un profilo dating che non sono tra i loro contatti. Distinto sarà anche il servizio di messaggistica. Zuckerberg ha infine dato una nota romantica al nuovo servizio, affermando che: “Il servizio servirà a costruire relazioni reali a lungo termine, non meri agganci”. E se di relazioni durature si parla… chissà che tra gli iscritti non ci ritroveremo il caro vecchio Tinder - fino ad oggi leader indiscusso nel settore degli incontri – sarebbe del resto una scelta comprensibile: esce da una gran bella delusione per mano dei suoi investitori che, subito dopo l’annuncio di Zuckerberg, non hanno esitato ad abbandonarlo in vista del fusto che presto arriverà sul mercato, facendo perdere al titolo oltre il 20% a Wall Street. Tinder, ti auguriamo di riconquistare i tuoi investitori!  

Facebook e Privacy: come sono usati i nostri dati

Facebook e Privacy: come sono usati i nostri dati

Facebook è stato recentemente investito da un nuovo scandalo legato all’utilizzo improprio dei dati sensibili degli utenti da parte di una società di analisi, Cambridge Analytica. Tale società è riuscita ad estrarre dati utili, di oltre 50 milioni di utenti, per le ultime campagne presidenziali USA, senza richiedere alcun permesso esplicito. I social network negli anni hanno dimostrato noncuranza per i dati posseduti permettendo spesso accessi ed usi impropri. La situazione è aggravata dalla mole di informazioni sensibili possedute da tali sistemi tra cui: - Nome, genere, data di nascita, email, numero di telefono; - Pubblicità con cui l'utente interagisce; - Scuola, luogo di nascita e residenza, lavoro, social; - Indirizzi IP da cui l'utente si collega, informazioni geografiche; - Amici a cui si è connessi; - Attività compiute sul social dal momento dell'iscrizione Facebook deve ovviamente trarre un profitto da questi dati. Mark Zuckerberg ha dichiarato ai membri del Senato USA che Facebook non vende i dati degli utenti, ma permette alle aziende di richiedere uno specifico target a cui il social fornisce l'Advertisement. Quanto detto è vero in parte in quanto Facebook combina i dati degli utenti per fornire direttamente pubblicità mirata agli stessi. Le aziende richiedono al social network un target da raggiungere, Facebook ricerca gli utenti nel proprio database e gli propone pubblicità mirata. Sembrerebbe che il Social non fornisca mai i dati degli utenti e non li venda, in realtà è possibile estrarre dati da Facebook in vario modo. Questa fuga di dati ha dimostrato come Facebook non faccia abbastanza per preservare e garantire la privacy degli utenti ed evitare la fuga di dati, seppur non venda esplicitamente i dati dei suoi utenti.

L’IMPORTANZA DEL SOCIAL LISTENING PER I BRAND

L’IMPORTANZA DEL SOCIAL LISTENING PER I BRAND

  Il 90% dei dati presenti oggigiorno nel mondo è stato creato negli ultimi due anni. Utilizzando i social media, i brand hanno l'opportunità senza precedenti di ascoltare ciò che i loro attuali e potenziali clienti pensano. I brand hanno sempre monitorato quanto scritto su di loro, ma il social listening è qualcosa di diverso. L'ascolto è attivo e richiede di fare qualcosa come individuare i problemi in anticipo, rimediare ad errori, sorprendere i clienti, marketing in tempo reale e “intelligenza” per aiutare a sviluppare prodotti migliori. Può sembrare ovvio focalizzare l’attenzione verso gli influenzatori più noti e ignorare la “piccola voce” in mezzo alla folla. Ma questo può essere un errore. Per esempio, una compagnia di assicurazione statunitense, Harvard Pilgrim, non ha risposto a un reclamo del cliente che ha pubblicato un post sul problema. Anche se il numero di lettori del blog era appena a due cifre, quando il post è stato twittato è diventato virale e più di 1000 persone lo hanno letto. Allora, perché non tutte le marche ascoltano? I social media è “rumoroso”. Qualche anno fa se la sarebbe cavata con la creazione di un avviso gratuito per le citazioni di Twitter, mentre adesso è necessario investire in tecnologia che non solo li traccia, ma ne monitora i “sentimenti” e le intenzioni, predicendo ciò che la gente penserà di un futuro prodotto o servizio. Pertanto è necessario investire nelle persone con le competenze per analizzare e utilizzare i dati nella maniera giusta. Ecco qualche esempio: Sviluppo del prodotto Utilizzando il social listening, la catena di fast-food americana Wendy ha scoperto che le persone erano preoccupate di mangiare nei suoi ristoranti poiché non sapevano il contenuto nutrizionale del cibo e non volevano compromettere le loro diete. Così l'azienda ha sviluppato un app con le informazioni nutrizionali rilevanti. Inoltre Wendy ha anche cambiato il costo del suo hamburger per incoraggiare la condivisione sociale scoprendo che le persone non erano desiderosi di condividere di aver mangiato un hamburger a basso costo. Un altro esempio vede protagonista Microsoft, la quale ha mostrato che stava “ascoltando” quando è stato rivelato che la Xbox Uno avrebbe avuto bisogno di connessione internet costante. I fan avevano usato i social media per lamentarsi, dicendo che una delle cose migliori delle console di gioco era la possibilità di mobilità, che consentiva loro di giocare in qualsiasi parte. Il marchio ha ascoltato e ha apportato modifiche al prodotto finale. Assistenza clienti Dell ha inagurato il suo centro di  social listening nel 2010. Utilizzando il software Radian6 è stato in grado di monitorare le conversazioni dei clienti in 11 lingue. Il suo scopo principale è quello di ascoltare e rispondere a quello che i clienti hanno da dire, per poi elaborare un feedback per il business. Ora, Dell è famoso per essere un “social brand” ed offre perfino formazione sul social listening ad altre aziende. Identificare i sostenitori La catena di ristoranti Morton’s Steak House, negli USA, ha preso in considerazione un tweet da un uomo che aveva più di 100.000 seguaci, in cui “postava” che una cena con bistecca da loro sarebbe stata il finale perfetto per il suo volo. La società ha pertanto inviato un cameriere in smoking per accoglierlo, con una cena completa di bistecca, appena sceso dall’aereo. Indirizzare gli interessi Nel 2013, il brand di whisky Maker’s Mark  ha annunciato che stava per iniziare a ridurre il contenuto alcolico della sua bevanda. I clienti fedeli hanno cominciato a protestare, prima sulla pagina Facebook del brand e poi su Twitter. In pochi giorni, il marchio ha invertito la sua decisione, citando il feedback dei clienti.        Sentiment monitoring Quando Kmart, nota società di merchandising di massa, ha iniziato la sua campagna pubblicitaria “Ship my Pants”, ha utilizzato l'ascolto sociale per analizzare le risposte delle persone. La campagna è iniziata su YouTube e divenne un successo virale, ottenendo 13K visualizzazioni in una settimana. Il “sentimento” positivo verso il video ha spinto Kmart a pubblicizzare il video alla televisione. Sono stati presentati solo alcuni esempi di questo immenso ramo. E’ evidente che i brand non possono controllare ciò che le persone dicono su di loro sui social media. Il popolo social parlerà di un brand indifferentemente se questo sta ascoltando o meno. Per avvicinarsi al social listening con un primo approccio veloce e gratuito, si segnala il tool Social Mention, che non richiede alcun download o setup essendo direttamente disponibile alla pagina web.   Prima di agire, bisogna ascoltare…si guadagneranno preziose informazioni!

FACEBOOK DONERÀ UN SERVER PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ALL’UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA

FACEBOOK DONERÀ UN SERVER PER L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE ALL’UNIVERSITÀ DI MODENA E REGGIO EMILIA

Zuckerberg incontra Renzi. Il fondatore di Facebook, arrivato in Italia per un incontro con gli studenti dell’università Luiss, ha fatto visita al premier italiano per parlare del recente terremoto in centro Italia ma anche di ricerca e tecnologia: «Abbiamo discusso di come la comunità di Facebook, in Italia e nel mondo, può aiutare le persone a ripartire e ricostruire - ha spiegato Zuckerberg con un post -. E anche di come la tecnologia può aiutare a creare posti di lavoro e a far crescere l’economia italiana: ho detto al premier che sono particolarmente entusiasta del lavoro fatto in Europa sull’intelligenza artificiale». A fine incontro c’è stato uno scambio di doni tra i due: Renzi ha optato per una copia antica del “De Amicitia” di Cicerone, mentre Zuckerberg ha scelto il prototipo incorniciato di un modernissimo server. Non è quindi un caso che proprio oggi Facebook abbia annunciato la lista dei nuovi beneficiari del “GPU Partnership Program”, l’iniziativa nata per favorire lo sviluppo nel campo dell’intelligenza artificiale. Il social di Menlo Park donerà 22 potenti server GPU a 15 gruppi di ricerca in nove diversi Paesi europei. Tra cui l’Italia, con l’Università di Modena e Reggio Emilia. L'evento alla Luiss «Enea è il più grande imprenditore della storia. Va avanti con forza e tenacia, non si arrende mai. Nella sua avventura ci sono le regole fondamentali per creare qualcosa di importante: la missione chiara in testa, la squadra con la quale realizzarla e la perseveranza» E’ così che Mark Zuckerberg ha parlato agli studenti dell’università Luiss in un’aula piena, assediata dall’esterno da altre centinaia di ragazzi imperturbabili sotto il sole estivo di Roma. È una lezione in perfetto stile Silicon Valley, l’alto e il basso si mischiano, le risate si impastano con le questioni più importanti. Il primo messaggio è un’iniezione di fiducia: «L’Italia svantaggiata? Assolutamente no, tutti ora possono avere un’idea e svilupparla e da voi sta accadendo questo. Viene voglia di creare un’impresa qui perché avete un tessuto e una cultura giusti: io sono molto ottimista per il vostro futuro. Grazie alla tecnologia potete andare lontano».

FACEBOOK E LE FOTO A 360 GRADI: TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE

FACEBOOK E LE FOTO A 360 GRADI: TUTTO QUELLO CHE C’È DA SAPERE

È ormai da qualche settimana che Mark Zuckerberg ha introdotto la possibilità di caricare foto a 360 gradi su Facebook, un’evoluzione dei video panoramici già introdotti prima da YouTube e di recente anche da Twitter. Cosa sono le foto a 360 gradi? Le foto a 360 sono immagini in cui ci si può spostare al suo interno. Scrollando la timeline dal tuo smartphone ti sarai sicuramente imbattuto in foto particolari che puoi esplorare in lungo e in largo semplicemente ruotando il tuo telefonino. Con questa tecnologia, difatti, è possibile visualizzare un’immagine in ogni direzione, quasi come se ti trovassi nella scena immortalata: una sorta di tour virtuale che rende l’esperienza dell’utente ancora più vivida. Le fotografie a 360 gradi sono riconoscibili tramite un’icona a forma di bussola e che si trova in alto a destra del contenuto. Come realizzare e pubblicare una foto a 360 gradi? Realizzare una foto a 360 gradi è molto semplice. Basterà scattare una foto panoramica direttamente dal tuo smartphone e caricarla sul profilo Facebook. Il risultato non sarà certamente di tipo professionale ma ci si avvicinerà molto. Quasi tutti gli smartphone più o meno recenti offrono la possibilità di scattare foto panoramiche semplicemente utilizzando la modalità panoramica della fotocamera. Al momento della pubblicazione Facebook convertirà le foto panoramiche automaticamente in formato 360 e il gioco è fatto. Ti consigliamo di muoverti lentamente al momento dello scatto per ottenere risultati migliori. Il tremolio e i movimenti irregolari potrebbero causare una ripresa distorta e sfuocata del panorama. Per gli smartphone Android Se il risultato ottenuto con la modalità panoramica della fotocamera non ti convince, devi assolutamente provare la app gratuita Photo 360°. Scaricala da Google Play Store e una volta installata, all’avvio, basterà pigiare in qualsiasi punto dello schermo. A questo punto gira su te stesso e attendi il segnale di fine cattura. La app elaborerà la ripresa e ti darà la possibilità di condividerla con i tuoi amici. Foto a 360° per iPhone Anche per il sistema IOS è possibile scattare panoramiche utilizzando una app apposita. Si tratta di Photosynth. Il suo funzionamento è pressoché uguale a quello di Photo 360°. Basta scaricarla e installarla dall’App Store di Apple.

YOUTUBE LAVORA AD UN NUOVO SERVIZIO DI STREAMING LIVE

YOUTUBE LAVORA AD UN NUOVO SERVIZIO DI STREAMING LIVE

  Google starebbe lavorando ad una nuova app chiamata YouTube Connect, che permetterebbe agli utenti di avviare lo streaming live dei loro contenuti. YouTube Connect è la risposta di Google ai vari Periscope e Facebook Live e permetterà agli utenti di avviare trasmissioni video live su YouTube e direttamente dallo smartphone. Era solo una questione di tempo prima che Google lanciasse un servizio di questo tipo, visto anche il successo della nuova funzione Facebook Live del famoso social network. Secondo le prime informazioni, YouTube Connect avrà le stesse funzionalità che già si trovano su Periscope e Facebook Live: l’utente avvia il video live dal proprio smartphone iOS/Android, gli spettatori potranno collegarsi e commentare in diretta quanto stanno vedendo. Il video potrà poi essere salvato su YouTube. Inoltre, queste trasmissioni live sarebbero visibili non solo dall’app, ma anche da YouTube web, sia mobile che desktop.

INSTAGRAM STRAVOLGE TUTTO

INSTAGRAM STRAVOLGE TUTTO

Instagram è il social essenziale, quello che punta tutto sulla forza delle immagini, che focalizza l’attenzione su di esse, senza troppe funzioni dispersive. Semplice e smart… l’ideale per un social tutto mobile! Ma cosa succede quando Instagram veste i panni da rivoluzionario e con un post annuncia un radicale cambiamento? Beh ve lo diciamo noi… Ben 329.954 persone (allo stato attuale) firmano la petizione #keepinstagramchronological per impedire che esso venga attuato. Ma partiamo da post in questione: Il 15 marzo sul blog di Instagram appare il discusso post, per annunciare che: l’ordine in cui compariranno i post all’interno del feed non sarà più cronologico ma risponderà a criteri di interesse personalizzati. In poche parole: un algoritmo analizzerà, tenendo conto dei like e dei commenti, qual è la tipologia di foto e di profili che preferiamo e li porterà in cima all’elenco da consultare. In questo modo ci saranno quindi proposte immagini, molto vicine ai nostri gusti, seppur meno recenti rispetto ad altre. Qualcosa di molto simile al modus operandi di Facebook. Kevin Systroom, co-founder ed attuale chief executive, dichiara al New York Times: “On average, people miss about 70 percent of the posts in their Instagram feed, what this is about is making sure that the 30 percent you see is the best 30 percent possible.” La ragione, alla base di questo cambiamento del Feed di Instagram, sarebbe quindi un’appurata dispersione d’attenzione, che rende solo il 30% di ciò che viene postato effettivamente raggiungibile dall’utente, questo rende necessario l’aggiornamento delle modalità d’ingaggio. Una scelta che si dichiara quindi a favore dell’Utente e della sua esperienza sul Social ma che piuttosto potrebbe essere percepite come una mossa business-oriented: determinando quali post andranno in cima al feed si dà risalto a quella parte di bacheca dove son piazzati i promoted post. Inoltre la risposta, non proprio positiva, della community, intuibile dalla portata di firme raccolte nella petizione, scatena qualche dubbio sul fatto che il tutto sia nato da un’esigenza dell’utente. Insomma vedremo come andrà a finire per questa discussa novità… Dopo lo sbarco dei post sponsorizzati sul Social, l’ordine non più cronologico, e la più recente notizia della durata prolungata dei video è lecito pensare che Instagram stia diventando sempre più ad immagine e somiglianza del suo papà…Facebook.  

FACEBOOK AT WORK È FINALMENTE DISPONIBILE: ECCO COME FUNZIONA

FACEBOOK AT WORK È FINALMENTE DISPONIBILE: ECCO COME FUNZIONA

Facebook at Work, la piattaforma di cui si parla ormai da un paio di anni, progettata da Facebook per sostituirsi ad applicazioni già molto valide come Slack, ha debuttato ufficialmente in questi giorni. La nuova piattaforma sarà completamente separata dalla sua iterazione dedicata alla vita personale; si accederà da un indirizzo dedicato e da un’App separata da quella che usiamo tutti i giorni (la versione per iOS è già disponibile sull’App Store americano). Le aziende potranno registrarsi sulla piattaforma, dopodiché i dipendenti avranno la possibilità di creare il loro profilo aziendale, che potrà essere legato a quello personale (ma che rimarrà separato nell’uso). Le utilità di Facebook At Work sono numerose: prima di tutto costituisce un mezzo per far sì che i colleghi interagiscano in maggior misura, inoltre è uno strumento di comunicazione interno che favorisce la privacy dell’azienda (parlare di progetti aziendali con un account personale potrebbe rivelarsi poco sicuro). Infine favorisce la collaborazione tra dipendenti che, attraverso i profili e le descrizioni dei colleghi, sapranno trovare la persona adatta ad un lavoro in fase di avviamento. Il sito ufficiale del progetto, work.fb.com, è stato aggiornato di recente e tutte le aziende, dopo una prima fase di test riservata a un gruppo ristretto di piccole e grandi aziende, hanno la possibilità di creare un account e invitare tutti i propri dipendenti, creando così dei gruppi di lavoro direttamente all’interno di Facebook. Che ne pensate di questa nuova piattaforma? Secondo voi potrà giovare all’ambiente lavorativo l’utilizzo di un social network interno?

FACEBOOK E TWITTER HANNO RIVOLUZIONATO IL MODO DI AFFRONTARE UN ATTENTATO?

FACEBOOK E TWITTER HANNO RIVOLUZIONATO IL MODO DI AFFRONTARE UN ATTENTATO?

La tragedia accaduta venerdì 13 novembre a Parigi ha confermato come i social network, in particolare Facebook e Twitter, siano ormai fonte d’informazioni e di aiuto per i cittadini di tutto il mondo. Senza però evitare le immancabili polemiche. Vediamoli nel dettaglio…. TWITTER E GLI HASHTAG PER SOCCORRERE #Porteaperte La prima reazione dopo l’attentato è un hashtag che viene rimbalzato su Twitter. #PorteOuverte (porte aperte) è la risposta social su iniziativa dei cittadini parigini per soccorrere le persone bloccate in strada dopo gli attacchi, soprattutto nelle vie e nei quartieri dove sono avvenuti assalti e sparatorie. Una solidarietà inattesa, non richiesta, ma molto veloce ed efficace. #PorteOuverte e il nome di una via: l'offerta di un rifugio a passanti che non sapevano dove andare. Un posto-letto a chi non riusciva a rientrare negli hotel o a casa propria. Un tweet, ma con qualche prudenza. Tra le raccomandazioni più diffuse, non indicare la propria esatta collocazione, ma raccordarsi solo con messaggi privati. L'hashtag è rapidamente salito tra i “trending topic”, cioè fra le parole più twittate in Francia. #PrayforParis Tanti sono stati anche i messaggi Twitter che hanno rimbalzato le raccomandazioni diffuse dalla polizia. Consigli su dove andare e come comportarsi, i recapiti di emergenza delle ambasciate straniere presenti a Parigi, gli aggiornamenti in tempo reale su quello che stava accadendo e sui punti colpiti. A turisti spaesati e smarriti che si localizzavano via Twitter, chiedendo la strada più breve per tornare all'alloggio, i parigini hanno comunicato indicazioni stradali e percorsi alternativi. Il sistema dei taxi a un certo punto ha spento i tassametri e ha offerto passaggi gratuiti, per facilitare le operazioni di rientro di coloro che erano ancora in giro. Molti i tweet di solidarietà, da ogni parte del mondo, con la parola chiave #PrayforParis o #JeSuisParis. Mentre "Pace per Parigi", il graffito della pace con incastonato al centro la Torre Eiffel, disegnato da Jean Jullien, è diventato subito virale su internet: un simbolo, come le matite spezzate di Charlie Hebdo. FACEBOOK E IL SAFETY CHECK Le reazioni agli attentati hanno coinvolto anche Facebook. Come accaduto con il terremoto di aprile in Nepal, il noto social ha subito attivato il “Safety Check”, un servizio che permette di comunicare agli amici che si è in salvo e si sta bene. A chi veniva localizzato nella capitale francese, Facebook notificava anche la funzione “trova velocemente gli amici che sono nell'area coinvolta e collegati con loro. Conferma che stanno bene se ne sei a conoscenza”. Insomma, un altro modo per agevolare i contatti fra le persone coinvolte e che si trovavano in zona. Proprio quest’ultima funzione, ha scatenato l’ennesima polemica sul controllo della privacy degli utenti. LA BANDIERA FRANCESE COME IMMAGINE PROFILO Facebook ha anche reso molto facile condividere la propria empatia per i parigini, lasciando che gli utenti aggiungessero temporaneamente una bandiera francese sulle immagini dei loro profili. Molti hanno colto l’occasione per farlo, postando poesie, preghiere e altre espressioni di dolore. Qualcuno di loro era stato colpito direttamente dagli attacchi. Molti di quelli che hanno scelto di esprimere il loro dolore, tuttavia, non lo erano stati, e secondo qualcuno sono un esempio perfetto di un certo meccanismo psicologico. Quando piangiamo per la tragedia di qualcun altro sui social network, lo facciamo per empatia o narcisismo? Forse un po’ di tutte e due le cose. «C’è un principio di psicologia che spiega che le persone si stringono insieme quando hanno un nemico comune e il mondo si sente giustamente unito contro il terrorismo», ha spiegato Karen North, professoressa di comunicazione ed esperta di social media all’università della California del Sud. Quindi, in ogni tragedia del nostro tempo, le persone cercano il modo di esprimere la loro solidarietà e spesso lo fanno attraverso hashtag e meme. Ma questo meccanismo psicologico non è l’unico ad avere avuto un ruolo, spiega North: c’è anche il principio chiamato “auto presentazione”. «Le persone sono motivate a controllare e plasmare la loro immagine pubblica. Questi eventi offrono un’opportunità per presentarsi come “buoni” e informati», dice North. Mentre #PrayforParis si diffondeva e veniva usato da persone sempre più lontane dalla tragedia, qualcuno ha cominciato a mettere in dubbio la genuinità di quelle preghiere, sostenendo che ci fosse un doppio standard. Se preghiamo per Parigi, hanno chiesto molti, perché non preghiamo anche per Beirut, che è stata attaccata dallo Stato Islamico la settimana scorsa, o qualsiasi altro posto nel mondo dove muoiono persone innocenti? Non è che stiamo pregando per Parigi perché è un posto romantico dove ci piace andare in vacanza? Questo è stata solo una delle molte discussioni sulle proprietà dell’empatia sui social media che sono emerse nei giorni successivi agli attacchi e che, in buona parte, sono ancora in corso.

Visualizzo 1-9 di 17 elementi.