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Flutter: il nuovo framework by Google

Flutter: il nuovo framework by Google

  Durante il Mobile World Congress 2018 Google ha annunciato la prima versione beta di Flutter. Flutter è il nuovo framework di Google che aiuta gli sviluppatori a realizzare applicazioni native sia per iOS che per Android. Flutter pone come obbiettivo principale lo sviluppo mobile veloce e performante grazie anche ad alcune funzionalità come un set completo di widget preimpostati per la realizzazione rapida di design nativo. Ovviamente Google ha anche dichiarato il pieno supporto per Android Studio e non solo. Flutter è infatti supportato anche da Visual Studio Code attraverso un plugin. Inoltre il team Google ha dichiarato la presenza di diverse App già realizzate e pubblicate con Flutter, tra cui anche quella di AdWords. Per chi ha un device Android è vuole provare a vedere di cosa si tratta vi rimandiamo all’App Flutter Gallery realizzata da Google come esempio. Infine passando al lato tecnico Google è fiera di annunciare la massima compatibilità di Flutter con oltre 1000 pacchetti, utili ad interfacciare la nostra applicazioni, come: SQLite, Firebase, Facebook ecc. Nell’attesa di sviluppi futuri vi rimandiamo al sito ufficiale flutter.io per chi volesse provare Flutter [embed]https://youtu.be/fq4N0hgOWzU[/embed]

Spotify: La musica in tasca

Spotify: La musica in tasca

  Nel corso degli ultimi anni Spotify, la piattaforma di streaming musicale, ha rivoluzionato il mondo della musica. Sono innumerevoli le innovazioni del colosso statunitense che in poco tempo ha conquistato gli utenti diventando una delle App più scaricate e seguite, facendosi spazio anche nel mondo dei più giovani. Tra le più interessanti ed innovative caratteristiche dell’App Spotify, quella di maggior successo è senza dubbio la versione Premium. Non sottopone pubblicità, alza la qualità audio e garantisce all’utente la possibilità di scaricare musica ed averla sempre a portata di click facendo a meno della connessione internet. Ideale, dunque, per viaggiare ed ascoltare musica anche in mancanza di connessione o traffico dati. Con Spotify si possono, oltre che seguire gli artisti, anche visualizzare gli ascolti degli amici, grazie al collegamento alle piattaforme Facebook e Twitter. Inoltre sull’App ci sono oltre 30 milioni di brani musicali ed è disponibile anche per Playstation e per Android e iOS. È poi possibile avviare una ‘radio’, Spotify Radio appunto, che è l’opzione di flusso continuo che si avvia da qualsiasi brano, artista, album o playlist. Per concludere questa snella descrizione sul fenomeno Spotify, va menzionata la possibilità di collegarsi direttamente a Shazam, la piattaforma capace di riconoscere brani musicali. Dal pezzo musicale individuato sarà poi semplicissimo risalire agli altri album o avviare una ‘radio’ a tema, legata allo stile dell’artista. La vasta disponibilità di brani su Spotify è sicuramente una caratteristica fondamentale della piattaforma ma al tempo stesso anche un’arma a doppio taglio. La stragrande maggioranza dei brani raccoglie pochissimi ascolti e spesso affoga nel dimenticatoio. Per tale motivo vi è Forgotify, un servizio molto divertente per scoprire le gemme oscure dei meandri della piattaforma streaming ideata da Daniel Ek.

I beacons sempre più diffusi, perchè?

I beacons sempre più diffusi, perchè?

l termine iBeacon e Beacon sono spesso usati come sinonimi. iBeacon è il nome della tecnologia standard di iOS e Eddystone per Android, che permette alle mobile App di ascoltare i segnali dei beacons nel mondo fisico e reagire di conseguenza. In sostanza, la tecnologia permette alle App di capire la loro posizione e distribuire contenuti iper-contestuale agli utenti in base alla posizione. La tecnologia di comunicazione sottostante è Bluetooth Low Energy (BLE). La comunicazione BLE è costituito principalmente da "Pubblicità", o piccoli pacchetti di dati, trasmessi a intervalli regolari dai Beacons o altri dispositivi abilitati BLE via onde radio. I beacons possono trasmettere “Pubblicità”, pacchetti self-contained di dati in intervalli prestabiliti. Questi pacchetti sono destinati ad essere raccolti da dispositivi come smartphone, dove possono essere utilizzati per una varietà di applicazioni per smartphone per innescare messaggi push, azioni app e altro. La comunicazione BLE standard ha una gamma di trasmissione fino a 100 metri (200 metri con le ultime versioni di beacons), che rendono i beacons ideali per la tracciabilità della posizione interna in un negozio, casa o altrove. In questo formato, un pacchetto di pubblicità è costituita da quattro parti principali di informazioni:   UUID: Questa è una stringa di 16 byte utilizzata per differenziare un folto gruppo di beacons correlati. Questa stringa permette allo smartphone di identificare un numero specifico di beacons; Major: Questa è una stringa di 2 byte utilizzata per distinguere un sottoinsieme più piccolo dei beacons all'interno del gruppo più grande. Ad esempio, se un negoziante di abbigliamento ha quattro beacons posizionati in vari posti del negozio, tutti e quattro avrebbero lo stesso Major. Questo permette al negoziante di sapere quanti clienti sono presenti nel negozio; Minor: Questa è una stringa di 2 byte con lo scopo di identificare i singoli beacons. Ogni beacons nel negozio avrebbe un Minor unico. Questo permette all'applicazione dedicata del negoziante di abbigliamento di sapere esattamente dove il cliente è in negozio per poi interagire; Tx Power: questo valore è usato per determinare la vicinanza (a distanza) dal beacon. Come funziona? La potenza di trasmissione è definita come la forza del segnale esattamente 1 metro dallo smartphone. Gli smartphone possono quindi utilizzare questo come punto di partenza per dare una stima approssimativa di distanza. Attualmente, i beacons vengono utilizzati in varie situazioni da vari negozi o aziende. Ad esempio, il FC Barcelona, una delle migliori squadre di calcio in tutto il mondo, usa i beacons per aggiornare i propri tifosi di eventi, statistiche, promozioni, e molto altro quando la squadra gioca nel proprio stadio. Invece, l'aeroporto internazionale di Hamad (Qatar), usa i beacons per consentire la navigazione semplice e precisa che porta i passeggeri al loro gate e lì controlla. Per i passeggeri in questo aeroporto moderno, la tecnologia dei beacons sta riducendo lo stress e la fatica del viaggio, e rende l'intera esperienza in aeroporto più agevole e più facile. Perché quindi i beacons sono diffusi? Perché creando una rete di beacons, di qualsiasi marca; un negoziante o museo o pub o altro, tramite una piattaforma o App sarà in grado di capire esattamente dove un cliente è in una determinata area. Questo offre la possibilità di inviare ai clienti messaggi significativi e pubblicità sui loro smartphone. Lo scenario tipico assomiglia a questo: un consumatore che trasporta uno smartphone entra in un negozio e tramite un’App installata sullo smartphone ascolta i beacons. Quando un'App sente un beacon, comunica i dati rilevanti (UUID, major, minor, Tx power) al suo server o all’interno dell’App, che poi innesca un'azione. Questo potrebbe essere qualcosa di semplice come un messaggio push o potrebbe includere altre cose come pubblicità mirata, offerte speciali e utile promemoria. Altre potenziali applicazioni comprendono pagamenti mobili e l’attuazione nella vendita al dettaglio, o negli aeroporti, sale da concerto, parchi a tema e altro ancora. Quindi, il potenziale è illimitato.

GOOGLE FI

GOOGLE FI

    Google lancia negli stati uniti il progetto Google Fi. Tramite alcuni accordi con Sprint e T-Mobile (compagnie telefoniche statunitensi) permetterà ai suoi futuri clienti di utilizzare il nuovo servizio per navigare, chiamare e fare le classiche cose che normalmente si fanno con i telefoni. Si parte richiedendo un nuovo numero (o “portando” quello vecchio) per accedere al servizio tramite tutti i dispositivi sui quali è installato Hangouts – quindi Chromebook, iPad, smartphone Android e chi più ne ha più ne metta. Essendo operatore virtuale, Google di fatto non possiede ripetitori o infrastrutture varie; semplicemente “affitta” quelle possedute dai due succitati operatori per offrire ai proprio clienti dei piani tariffari alternativi evitando quindi di investire miliardi di dollari nella costruzione di una propria infrastruttura. Come per ogni nuovo ingresso sul mercato, anche Google è obbligato a fare un passo alla volta. Innanzitutto si parte dal fatto che non tutti da subito possono entrare a far parte di Project Fi; ancora una volta tutto passa attraverso un sistema di inviti secondo la classica fortuna chi prima arriva prima alloggia. Anche il possedere uno smartphone invece che un altro funge da muro divisore fra chi può entrare a fare parte del servizio e chi no. Ad oggi infatti gli unici che possono e potranno utilizzare l’operatore virtuale sono i possessori dei dispositvi “Nexus”, ma questo secondo noi più per motivi commerciali che tecnici. E i prezzi? Per entrare a far parte del nuovo servizio sembrano essere più o meno in linea con quelli offerti dagli altri operatori. Si parte infatti dal pacchetto Fi basic con un costo mensile da 20$ ai quali si aggiungono 10$ per ogni gigabyte di traffico dati. La peculiarità del servizio sta nel fatto che questi prezzi (in particolare i 10$ per il traffico dati) sono dinamici; nel caso in cui per esempio in un dato mese un utente dovesse consumare 400 MB invece dei 1000 MB (1024 per l’esattezza) offerti dal piano tariffario, il surplus di 600 MB pari a 6$ verrà ridato indietro al cliente. Questa forma di contrattazione in cui “paghi quello che consumi”, apre nuove ed interessanti spunti di riflessione (potrebbe essere uno dei motivi per cui alcuni utenti potrebbero scegliere Project Fi piuttosto che un qualunque altro piano tariffario con gli altri operatori telefonici statunitensi) in quanto Big G è l’unica al momento ad offrire questa formula di rimborso. Sarebbe interessante vedere se e quando anche gli altri operatori prenderanno spunto da questa modalità e la implementeranno anche nei loro piani tariffari. Purtroppo l’unica cosa che ci resta da fare al momento è sperare che Google porti anche in Italia il suo nuovo progetto.

I 50 GADGET TECNOLOGICI PIÙ INFLUENTI DI TUTTI I TEMPI SECONDO TIME MAGAZINE

I 50 GADGET TECNOLOGICI PIÙ INFLUENTI DI TUTTI I TEMPI SECONDO TIME MAGAZINE

Il Time è noto (fra le altre cose) per la sua classifica sulle 100 persone più influenti del Pianeta. Ebbene, quest’anno la prestigiosa rivista americana ha voluto spingersi oltre, andando a sancire anche quelli che – a suo modo di vedere – sono gli oggetti tecnologici che hanno cambiato la nostra vita e il nostro lavoro. Tra questi ci sono anche pezzi d’antan come il Walkman di Sony, la tv Sony Trinitron del 1968, il Nokia 3210 che è stato il telefonino bestseller dell’azienda finlandese, continuando con i più moderni FitBit, iPod e Google Glass. Trovate qui la classifica completa. La Top 3 di questa interessante classifica: -Apple iPhone (2007) -Tv Sony Triniton (1968) -Apple Machintos (1984) ” Apple was the first company to put a truly powerful computer in the pockets of millions when it launched the iPhone in 2007.  What really made the iPhone so remarkable, however, was its software and mobile app store, introduced later. The iPhone popularized the mobile app, forever changing how we communicate, play games, shop, work, and complete many everyday tasks.The iPhone is a family of very successful products. But, more than that, it fundamentally changed our relationship to computing and information—a change likely to have repercussions for decades to come. [...] “, queste le principali motivazioni di Time Magazine. La classifica è stata stilata da giornalisti, scrittori, analisti ed esperti di mercato per Time Magazine. Non tutti i prodotti citati sono stati successi commerciali, ma tutti, secondo la rivista, hanno avuto un impatto fondamentale nell’evoluzione del mondo tecnologico. Anche i Google Glass che compaio all’ultimo posto. Secondo Time, infatti, gli occhiali ‘smart’ dell’azienda di Mountain View “non sono mai decollati ma anno rappresentato un punto di partenza importante per il futuro dei dispositivi indossabili”. Nella classifica colpiscono due elementi. Il primo è la presenza di ben cinque prodotti Apple (oltre all’iPhone ci sono anche il Macintosh, l’iPod, l’iPad e l’iBook) a dimostrazione di come l’azienda co-fondata da Steve Jobs abbia cambiato il modo in cui viviamo la tecnologia. L’altro elemento di spicco è la presenza di molti gadget ‘vintage’, davvero fondamentali nel corso della storia come il Walkman di Sony, il Commodore 64, la tv Sony Trinitron del 1968, il Nokia 3210 (ha venduto oltre 160 milioni di pezzi nel mondo) e il Motorola Dynatac 8000x, il primo cellulare portatile della storia datato 1984.  

"TRUSTED VOICE", LA NUOVA FUNZIONE CHE PERMETTE DI SBLOCCARE IL TELEFONO CON LA VOCE.

"TRUSTED VOICE", LA NUOVA FUNZIONE CHE PERMETTE DI SBLOCCARE IL TELEFONO CON LA VOCE.

Da anni i produttori di smartphone e dei sistemi operativi annessi cercano di trovare il modo più “smart” per sbloccare l’oggetto più usato dalle nuove generazioni. La prima azienda a sostituire il pin o uno sblocco di tipo grafico “sicuro” è stata Apple con il suo Touch ID poi adottato anche da altre aziende. Tra i sistemi di sicurezza biometrici dopo quello dell’impronta digitale e lo sblocco con il riconoscimento facciale, arriva lo “sblocco con la voce!” . A breve sarà possibile sbloccare qualunque smartphone Android 5.0 "Lollipop" con la voce. Anziché digitare un PIN o utilizzare altri strumenti alternativi per lo sblocco del telefono, basterà pronunciare la frase "OK, Google" per accedere immediatamente al contenuto del dispositivo mobile. La nuova funzionalità si chiama "Trusted Voice" ed è attualmente in corso di attivazione (arriva infatti con un aggiornamento automatico dei Google Services di Android). Questa novità potrebbe costituire la fine dell'obbligo di memorizzare e digitare i codici di accesso, che secondo una ricerca, è un compito che mette in difficoltà la maggior parte degli utenti, dato che il 96% degli intervistati ha confessato di fare spesso errori di battitura quando le digita. L'esigenza di dettare al telefono la parola (o la frase) d'ordine comporta inevitabilmente che chi ci sta attorno possa origliarla e quindi farne un uso illecito. In realtà dovrebbe essere un sistema di autenticazione biometrica che tiene conto anche dell'impronta vocale del legittimo proprietario. Gli estranei non potranno accedere ai dati anche se conosceranno la password. In questo modo, pur conoscendo le esatte parole da pronunciare, un malintenzionato non potrà avere accesso al dispositivo. Inoltre la possibilità di usare intere frasi dovrebbe consentire un maggiore livello di sicurezza grazie alle molteplici possibili combinazioni di parole. I tecnici di Google tengono a rimarcare che "Trusted Voice" è da ritenersi meno sicura anche rispetto all'utilizzo di un PIN o di una password. "Una persona con una voce simile oppure chiunque che detenga una registrazione della voce dell'utente possono essere in grado di sbloccare il dispositivo", si legge in una nota della società di Mountain View.  

LE APP CHE AIUTANO LA DISABILITÀ

LE APP CHE AIUTANO LA DISABILITÀ

Nel mondo mobile esistono centinaia di App che svolgono le più svariate funzioni. Vediamo quelle che aiutano la disabilità.... Oggi vi segnalo alcune App dedicate a persone affette da disabilità, che rendono la loro vita più facile nel comunicare, ascoltare, ricordare, e altro ancora. Per le persone non vedenti, la prima cosa da imparare è la lingua Braille. Ci sono App per smartphone che possono aiutare in questo. Per iOS, una buona App è Braille Writer. L'interfaccia è molto semplice ed è un ottimo strumento per l'apprendimento e l'insegnamento braille. Include una tastiera personalizzata con i caratteri braille, spelling out traslitterato del testo, esportazione del testo in pdf e rtf, condivisione sui social e altro. Per Android invece troviamo Braille Guide, un’App molto simile alla versione iOS, ma include anche esercitazioni. Per quanto riguarda i non udenti, il linguaggio da imparare il più velocemente possibile è la lingua dei segni. Per iOS, ci sono poche possibilità, ma l’App che mi è piaciuta di più è stata Marlee Signs. Marlee Matlin è un'attrice premio Oscar, più nota al grande pubblico per il suo ruolo di Joey Lucas in "The West Wing”. L’attrice ha realizzato un’App gratuita per la lingua dei segni che insegna i fondamenti della ASL (lingua dei segni americana), dell’alfabeto e vocabolario di base fino alle espressioni comuni nella vita di ogni giorno con dimostrazioni video di alta qualità con protagonista Marlee Matlin e tanto altro ancora. Per i fondamenti della LIS (lingua dei segni italiana), vi segnalo Dizionario LIS. Gli utenti Android possono utilizzare un'App chiamata Spread The Sign. Quest’App sostiene di essere il "più grande dizionario della lingua dei segni del mondo, con oltre 200.000 segni". E si è in grado di imparare il linguaggio dei segni in varie lingue. Anche per i dislessici c’è un’App? Certo!!! Per iOS esiste DyslexiaKey. Quest’App rende l'uso dello smartphone molto più facile perché ingrandisce il font delle lettere. Inserisce anche alternando bastone/lunghezze di coda. Funziona anche in WhatsApp, Facebook, iMessage, e Snapchat. L’alternativa Android si chiama Keyboard for Dyslexics. Sugli store si trovano App per qualsiasi tipo di disabilità...perché per tutto c’è un’App!

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