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COME SCRIVERE SUL WEB (I Parte)

COME SCRIVERE SUL WEB (I Parte)

La comunicazione on-line ha le sue regole. Il lettore, sul web, è di natura distratto, sempre di corsa, facilmente annoiabile. Non parte dall’idea di prestare attenzione al contenuto… la sua attenzione bisogna guadagnarsela! Una lettura a “F       Jakob Nielsen, Il guru della Web Usability, nel suo eyetracking study, ci dimostra come un navigatore visualizza una pagina Web:  Pur analizzando diverse strutture di pagina web, sullo schermo i nostri occhi “disegnano” sempre una forma a “F”. Due movimenti orizzontali in alto, il primo più lungo, il secondo più breve, seguiti da un movimento verticale a sinistra Questo studio ci conferma che il lettore sul web non legge riga per riga ma scorre la pagina alla ricerca di qualcosa che catturi il suo interesse. Quando ci troveremo ad elaborare dei contenuti per il web non dovremo quindi pensare ad adattarli ad una classica lettura: dall’alto verso il basso e da sinistra verso destra, come per secoli era avvenuto sulla carta stampata; ma ad un movimento imprevedibile dello sguardo all’interno della pagina. Il nostro Cyber-lettore inoltre salta da un sito all'altro con facilità, dato lo sproporzionato numero di fonti che offrono le stesse informazioni, legge l'essenziale di una pagina, la chiude e continua la sua ricerca. Per scrivere e quindi per comunicare in modo efficace sul web si deve tener conto di determinati fattori e ricordare che la scrittura sul web non segue le regole tradizionali, ma, come abbiamo detto in apertura, ha delle regole tutte sue…spesso inverse a ciò che ci hanno insegnato per anni a scuola. Ma non le scopriremo oggi…vi do appuntamento al mio prossimo articolo: “COME SCRIVERE SUL WEB (II Parte)” che sarà prossimamente disponibile sul Blog Dasir.

ECONOMIA CRIMINALE: STATO VS MAFIA IN AZIENDA

ECONOMIA CRIMINALE: STATO VS MAFIA IN AZIENDA

…CHI LA SPUNTERA’?  La gestione delle aziende sequestrate alla criminalità organizzata rappresenta ancora oggi uno dei nodi cruciali e delle tematiche più dibattute e controverse sia in ambito economico sia in ambito giudiziario. Il legislatore ha cercato nel tempo di scoraggiare le organizzazioni criminali nel proliferare e ad interessarsi al mondo imprenditoriale e lo Stato ha provato a riappropriarsi dello spazio dal quale è stato estromesso e soprattutto cerca di garantire che i meccanismi concorrenziali vengano ripristinati. Nel corso degli anni è divenuto patrimonio diffuso la consapevolezza che un’efficace azione di contrasto al crimine sia possibile solo se all’ azione repressiva “classica” si affianca un intervento patrimoniale diretto ad eliminare i profitti illecitamente accumulati, che costituiscono la prima causa di questo tipo di delitti. La finalità dei sequestri è duplice: oltre a sottrarre ricchezze a chi le ha illecitamente accumulate, ripristinando e salvaguardando i corretti equilibri di mercato è il forte segnale che si dà ai cittadini ed all’economia sana di presenza dello Stato, soprattutto se poi, quelle stesse imprese riconosciute come mafiose, vengono gestite nel rispetto della legalità. Da anni sono state evidenziate le criticità emerse nella gestione dei beni sequestrati e nella destinazione di quelli confiscati definitivamente, in quanto dopo la confisca definitiva è operativa solo 1 azienda sequestrata su 10. Il sequestro fa subito emergere difficoltà sul piano di rapporti con gli istituti di credito, con i fornitori, con i clienti e con i dipendenti. Ad oggi nonostante siano state molte le modifiche apportate alla normativa esistente per migliorare la gestione delle aziende sequestrate e confiscate, la loro sopravvivenza passa attraverso la creazione ed il mantenimento di condizioni economiche e di mercato che possano garantire tutti gli operatori economici che rispettano la legalità. Obiettivo primario dovrà essere dunque evitare che le imprese che operano non rispettando le norme acquisiscano un vantaggio competitivo talmente grande da mettere in crisi le imprese corrette, attraverso sanzioni effettive, dissuasive da un lato e norme premiali, persuasive dall’altro che rendano finalmente “libero” il mercato in cui operano anche le aziende confiscate e sequestrate.

POLITICA ECONOMICA: IL NOSTRO…STATO-IMPRENDITORE?

POLITICA ECONOMICA: IL NOSTRO…STATO-IMPRENDITORE?

Partiamo dalle origini della nostra costituzione. L’art.43 della Costituzione nella sua vocazione originaria, voleva essere una definizione del ruolo che, nel 1947 doveva avere lo Stato in ambito economico, considerando lo stesso non solo come mero regolatore ma proprio come il gestore dell’economia nazionale. Negli anni si è vista, date le spinte comunitarie ed internazionali, una notevole inversione di tendenza sfociata nelle politiche di privatizzazione e internazionalizzazione iniziate negli anni ’80 in America con Reagan ed nel Regno Unito con la Thatcher. Così, contemporaneamente all’apertura dei mercati, abbiamo assistito formalmente alla decadenza dei grandi monopoli pubblici ed al prevalere del concetto di libera concorrenza e dell’iniziativa privata rispetto a quella pubblica. La riserva dello Stato iniziava ad essere un’eccezione ed i pubblici poteri dovevano assicurare il funzionamento del mercato ed intervenire solo in caso di un loro fallimento. In realtà l’esempio pratico di una deroga alle regole della concorrenza iniziamo a trovarlo nel regime degli aiuti di stato ad imprese che svolgevano attività di interesse economico generale, come la riduzione della disoccupazione, il miglioramento delle condizioni di vita sanitarie, alimentari, abitative o l’implemento dell’istruzione. Ma è stato realmente così? ….nel 2004 il presidente dell’ Autorità Garante della Concorrenza aveva affermato che le nostre Utilities, in riferimento ad ENI ed ENEL avevano posto in essere comportamenti di abuso di posizione dominante, applicando prezzi troppo alti e comportandosi di fatto come monopoli. Com’è cambiata la situazione in oltre trent’anni? Ad oggi è possibile configurare all’interno del nostro sistema un equilibrio tra le regole della concorrenza ed i principi dell’economia sociale, un equilibrio volto a preservare le garanzie di ambiti quali la sicurezza e la giustizia sociale, necessari per la costruzione di quel Welfare State a tanti molto caro. Ad oggi lo Stato gestore continua a trovare la propria legittimità solo in quanto garante dei principi di eguaglianza e solidarietà sociale.

DASIR TECH, TRA INNOVAZIONE E SVILUPPO, A SMAU 2016

DASIR TECH, TRA INNOVAZIONE E SVILUPPO, A SMAU 2016

Mostra d'Oltremare 15 e 16 dicembre Pad. 6, Stand D10 Dasir Tech prenderà parte allo Smau Napoli 2016. Smau è ormai un appuntamento fisso per un’azienda, come la Dasir Tech, che fa della sperimentazione di nuove tecnologie, della ricerca in ambito informatico e dell’innovazione, i suoi capisaldi. La Mission aziendale è infatti pienamente in linea con i principi portanti di SMAU. La tappa di Napoli dello SMAU, che si terrà giovedì 15 e venerdì 16 dicembre, presso la Mostra d’Oltremare, si preannuncia una due giorni dedicata all’incontro tra sistema imprenditoriale e protagonisti dell’innovazione. Sarà, come sempre, un’esperienza unica per aggiornarsi sui progressi in ambito tecnologico, una grande opportunità di crescita e di affermazione sul territorio, ma soprattutto un momento prezioso per instaurare nuovi rapporti in ambito B2B, acquisire nuovi contatti e consolidare collaborazioni già in essere. Nello spazio espositivo ed in occasione dei diversi workshop ed interventi che terrà Salvatore Rullo, Founder e CEO, saranno presentati i diversi reparti dell’azienda, le competenze ed i principi che li caratterizzano, ma sarà di certo riservato grande spazio alla Startup, firmata Dasir Tech: SPEFFY – Il Motore di Ricerca dello Sport, una vera innovazione in ambito sportivo. Un portale speffy.com che, seppur giovanissimo, sta riscuotendo grandissimi consensi nel mondo dello Sport e del Fitness e che sta pian piano ritagliandosi un posto importante in questo panorama, gettando le basi in vista dell’imminente lancio ufficiale per il grande pubblico. Non ci resta che darvi appuntamento il 15 e 16 dicembre, allo stand D10, padiglione 6 della Mostra d’Oltremare. Clicca su questo link: www.smau.it/invite/na16/dasir1/ per ricevere il nostro invito omaggio.

GOOGLE FI

GOOGLE FI

    Google lancia negli stati uniti il progetto Google Fi. Tramite alcuni accordi con Sprint e T-Mobile (compagnie telefoniche statunitensi) permetterà ai suoi futuri clienti di utilizzare il nuovo servizio per navigare, chiamare e fare le classiche cose che normalmente si fanno con i telefoni. Si parte richiedendo un nuovo numero (o “portando” quello vecchio) per accedere al servizio tramite tutti i dispositivi sui quali è installato Hangouts – quindi Chromebook, iPad, smartphone Android e chi più ne ha più ne metta. Essendo operatore virtuale, Google di fatto non possiede ripetitori o infrastrutture varie; semplicemente “affitta” quelle possedute dai due succitati operatori per offrire ai proprio clienti dei piani tariffari alternativi evitando quindi di investire miliardi di dollari nella costruzione di una propria infrastruttura. Come per ogni nuovo ingresso sul mercato, anche Google è obbligato a fare un passo alla volta. Innanzitutto si parte dal fatto che non tutti da subito possono entrare a far parte di Project Fi; ancora una volta tutto passa attraverso un sistema di inviti secondo la classica fortuna chi prima arriva prima alloggia. Anche il possedere uno smartphone invece che un altro funge da muro divisore fra chi può entrare a fare parte del servizio e chi no. Ad oggi infatti gli unici che possono e potranno utilizzare l’operatore virtuale sono i possessori dei dispositvi “Nexus”, ma questo secondo noi più per motivi commerciali che tecnici. E i prezzi? Per entrare a far parte del nuovo servizio sembrano essere più o meno in linea con quelli offerti dagli altri operatori. Si parte infatti dal pacchetto Fi basic con un costo mensile da 20$ ai quali si aggiungono 10$ per ogni gigabyte di traffico dati. La peculiarità del servizio sta nel fatto che questi prezzi (in particolare i 10$ per il traffico dati) sono dinamici; nel caso in cui per esempio in un dato mese un utente dovesse consumare 400 MB invece dei 1000 MB (1024 per l’esattezza) offerti dal piano tariffario, il surplus di 600 MB pari a 6$ verrà ridato indietro al cliente. Questa forma di contrattazione in cui “paghi quello che consumi”, apre nuove ed interessanti spunti di riflessione (potrebbe essere uno dei motivi per cui alcuni utenti potrebbero scegliere Project Fi piuttosto che un qualunque altro piano tariffario con gli altri operatori telefonici statunitensi) in quanto Big G è l’unica al momento ad offrire questa formula di rimborso. Sarebbe interessante vedere se e quando anche gli altri operatori prenderanno spunto da questa modalità e la implementeranno anche nei loro piani tariffari. Purtroppo l’unica cosa che ci resta da fare al momento è sperare che Google porti anche in Italia il suo nuovo progetto.

GOOGLE: ECCO LA CRITTOGRAFIA GENERATA DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

GOOGLE: ECCO LA CRITTOGRAFIA GENERATA DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

In futuro, le macchine potranno conservare e crittografare dei dati in maniera totalmente inaccessibile ai loro stessi programmatori? Tutto ciò potrebbe diventare realtà, stando a quanto hanno ottenuto i ricercatori di Big G coinvolti nei test di Google Brain, considerando come l’intelligenza artificiale sia stata in grado di creare un metodo crittografico. Per ottenere questo risultato particolarmente interessante, i ricercatori hanno utilizzato diversi sistemi di deep learning, la cui applicazione ha permesso di mettere in evidenza come l’AI possa creare da sola una soluzione crittografica in grado di evitare che i dati contenuti al suo interno possano essere letti da qualcuno. Per l’esperimento, sono state usate le tre intelligenze artificiali Alice, Bob ed Eve: queste ultime sono in grado di comunicare tra di loro e, ancora, le stesse hanno avuto uno speciale addestramento. Nel caso di Alice, infatti, è stato chiesto di spedire un messaggio segreto a Bob, unico proprietario di una chiave utile a decifrare il messaggio, e quindi potenzialmente l’unico in grado di comprendere quanto ricevuto da Alice. Eve, infine, ha ricevuto il compito di tentare di comprendere quanto presente nel messaggio recapitato a Bob, senza aver la chiave di lettura. Per quanto il test sia stato limitato ad un messaggio composto da 16 bit (impostati sui valori 0/1), è stato comunque interessante: per ben 15’000 volte, infatti, Alice e Bob sono riusciti a comunicare in modo sicuro, senza che Eve potesse decifrare le informazioni scambiate, grazie ad una soluzione crittografica che è diventata sempre più evoluta. Ma davvero in futuro le macchine potranno comunicare senza che si riesca a decifrare i loro messaggi? Nel futuro immediato, potremmo escludere questa ipotesi, tuttavia, il machine learning ha dimostrato ancora una volta come le macchine abbiano notevoli potenzialità, considerando come Alice abbia appreso in maniera autonoma – con l’incrementare dei tentativi – ad ottimizzare la soluzione crittografica per proteggere i messaggi, un compito portato a termine senza che fosse stata programmata con un codice ad hoc.  

L’IMPORTANZA DEL SOCIAL LISTENING PER I BRAND

L’IMPORTANZA DEL SOCIAL LISTENING PER I BRAND

  Il 90% dei dati presenti oggigiorno nel mondo è stato creato negli ultimi due anni. Utilizzando i social media, i brand hanno l'opportunità senza precedenti di ascoltare ciò che i loro attuali e potenziali clienti pensano. I brand hanno sempre monitorato quanto scritto su di loro, ma il social listening è qualcosa di diverso. L'ascolto è attivo e richiede di fare qualcosa come individuare i problemi in anticipo, rimediare ad errori, sorprendere i clienti, marketing in tempo reale e “intelligenza” per aiutare a sviluppare prodotti migliori. Può sembrare ovvio focalizzare l’attenzione verso gli influenzatori più noti e ignorare la “piccola voce” in mezzo alla folla. Ma questo può essere un errore. Per esempio, una compagnia di assicurazione statunitense, Harvard Pilgrim, non ha risposto a un reclamo del cliente che ha pubblicato un post sul problema. Anche se il numero di lettori del blog era appena a due cifre, quando il post è stato twittato è diventato virale e più di 1000 persone lo hanno letto. Allora, perché non tutte le marche ascoltano? I social media è “rumoroso”. Qualche anno fa se la sarebbe cavata con la creazione di un avviso gratuito per le citazioni di Twitter, mentre adesso è necessario investire in tecnologia che non solo li traccia, ma ne monitora i “sentimenti” e le intenzioni, predicendo ciò che la gente penserà di un futuro prodotto o servizio. Pertanto è necessario investire nelle persone con le competenze per analizzare e utilizzare i dati nella maniera giusta. Ecco qualche esempio: Sviluppo del prodotto Utilizzando il social listening, la catena di fast-food americana Wendy ha scoperto che le persone erano preoccupate di mangiare nei suoi ristoranti poiché non sapevano il contenuto nutrizionale del cibo e non volevano compromettere le loro diete. Così l'azienda ha sviluppato un app con le informazioni nutrizionali rilevanti. Inoltre Wendy ha anche cambiato il costo del suo hamburger per incoraggiare la condivisione sociale scoprendo che le persone non erano desiderosi di condividere di aver mangiato un hamburger a basso costo. Un altro esempio vede protagonista Microsoft, la quale ha mostrato che stava “ascoltando” quando è stato rivelato che la Xbox Uno avrebbe avuto bisogno di connessione internet costante. I fan avevano usato i social media per lamentarsi, dicendo che una delle cose migliori delle console di gioco era la possibilità di mobilità, che consentiva loro di giocare in qualsiasi parte. Il marchio ha ascoltato e ha apportato modifiche al prodotto finale. Assistenza clienti Dell ha inagurato il suo centro di  social listening nel 2010. Utilizzando il software Radian6 è stato in grado di monitorare le conversazioni dei clienti in 11 lingue. Il suo scopo principale è quello di ascoltare e rispondere a quello che i clienti hanno da dire, per poi elaborare un feedback per il business. Ora, Dell è famoso per essere un “social brand” ed offre perfino formazione sul social listening ad altre aziende. Identificare i sostenitori La catena di ristoranti Morton’s Steak House, negli USA, ha preso in considerazione un tweet da un uomo che aveva più di 100.000 seguaci, in cui “postava” che una cena con bistecca da loro sarebbe stata il finale perfetto per il suo volo. La società ha pertanto inviato un cameriere in smoking per accoglierlo, con una cena completa di bistecca, appena sceso dall’aereo. Indirizzare gli interessi Nel 2013, il brand di whisky Maker’s Mark  ha annunciato che stava per iniziare a ridurre il contenuto alcolico della sua bevanda. I clienti fedeli hanno cominciato a protestare, prima sulla pagina Facebook del brand e poi su Twitter. In pochi giorni, il marchio ha invertito la sua decisione, citando il feedback dei clienti.        Sentiment monitoring Quando Kmart, nota società di merchandising di massa, ha iniziato la sua campagna pubblicitaria “Ship my Pants”, ha utilizzato l'ascolto sociale per analizzare le risposte delle persone. La campagna è iniziata su YouTube e divenne un successo virale, ottenendo 13K visualizzazioni in una settimana. Il “sentimento” positivo verso il video ha spinto Kmart a pubblicizzare il video alla televisione. Sono stati presentati solo alcuni esempi di questo immenso ramo. E’ evidente che i brand non possono controllare ciò che le persone dicono su di loro sui social media. Il popolo social parlerà di un brand indifferentemente se questo sta ascoltando o meno. Per avvicinarsi al social listening con un primo approccio veloce e gratuito, si segnala il tool Social Mention, che non richiede alcun download o setup essendo direttamente disponibile alla pagina web.   Prima di agire, bisogna ascoltare…si guadagneranno preziose informazioni!

ADDIO APPLE CAR

ADDIO APPLE CAR

Arrivano nuove conferme sull'abbandono del progetto Apple Car. Dopo le indiscrezioni del New York Times di qualche settimana fa, ora è Bloomberg a rilanciare la notizia. Il team che si occupava del cosiddetto “Project Titan” è stato praticamente smantellato. Tra licenziamenti decisi dall’azienda, altri impiegati spostati in altri progetti e diversi casi di dimissioni, il progetto Apple Car va verso l'abbandono. Cupertino avrebbe ridotto le ambizioni nel campo delle vetture automatiche dopo mesi di disaccordi sulle strategie da seguire, con continui cambiamenti e sfide che si sarebbero rivelate ardue per i tradizionali fornitori di Apple. Problemi, sottolinea Bloomberg, che si sarebbero verificati anche in Google. Molte persone si sono defilate anche dal progetto auto di Big G e alcuni investitori nel settore cominciano ad avere dubbi sulle effettive possibilità che i big della Silicon Valley da soli possano riscuotere successo nel settore. Il nuovo gruppo dirigente che si occupa di “Project Titan” avrebbe ora l’obiettivo di dimostrare nei fatti che un sistema di guida autonomo è possibile a medio termine. I dirigenti avrebbero indicato al team il limite temporale della fine del prossimo anno. I mezzi per creare una piattaforma iper-evoluta ci sono e Apple potrebbe lavorare con diverse aziende a livello di partnership senza sentirsi un concorrente diretto.

SPEFFY A SPORTSHOW 2016

SPEFFY A SPORTSHOW 2016

            “E’ la Disneyland per sportivi!". Così, Valerio Staffelli, testimonial di Sportshow 2016, definisce l’evento tanto atteso. Ci sarà anche lui alla Fiera di Montichiari (BS)– il 15 e 16 ottobre – per «Sportshow 2016,» la fiera lombarda di tutto lo SPORT sostenuta da patrocini importanti: Provincia di Brescia, Comune di Montichiari, Coni e Regione Lombardia. Nella due giorni, da vivere con le scarpe da ginnastica e i pantaloncini tecnici, si potranno sperimentare oltre cento discipline che vanno dal fitness alla danza, dallo skate alle arti marziali fino agli sport d’acqua. E se si parla di sport…come poteva mancare Speffy! Il motore di ricerca per palestre, centri sportivi e spa è prontissimo a mostrarsi al pubblico più sportivo che ci sia. Con il Team Speffy potrete esplorare le novità e tutti i servizi che offre il portale, scaricare gratuitamente l’app ed iscrivervi sia come utente che come centro associato…il tutto a costo zero! Cerchi il centro sportivo in cui praticare lo sport che desideri? E’ facile con Speffy! Vi aspettiamo numerosi, padiglione BLU stand 57. #MakeSportEasy con speffy.com

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