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Il deep learning: cos’è e come funziona

Il deep learning: cos’è e come funziona

Il deep learning, la cui traduzione letterale è “apprendimento profondo”, è una sottocategoria del machine learning e del più ampio mondo dell’intelligenza artificiale. Si tratta di un tipo di apprendimento automatico in cui i computer formano grandi reti neurali artificiali simili a quelle del cervello umano. Il concetto alla base è molto semplice: quando si espone una nozione, la si apprende e subito dopo ne si espone un’altra. Il cervello raccoglie l’input della prima e la elabora insieme alla seconda, trasformandola e astraendola sempre di più. Il deep learning agisce in maniera speculare al cervello umano. In ingresso ad una rete neurale spesso si trova un vettore numerico, che può rappresentare diverse tipologie di dati: pixel, segnali audio, segnali video o parole e cosi via. L'output generato dalla rete neurale non è altro che la trasformazione che subisce il vettore in input, mediante una serie di funzioni che lo rielaborano. Concretamente, ciò può avvenire quando l’input di ingresso alla rete neurale è un'immagine. La rete neurale, sulla base di alcune funzioni, la rielabora per individuare se, ad esempio, nella foto ci siano o meno delle automobili. Il deep learning ha influenzato le applicazioni industriali come mai era successo prima al machine learning in quanto, a differenza di quest’ultimo, risulta essere molto più scalabile. Esso è, quindi, in grado di trattare un enorme quantità di dati e riconoscere alcune caratteristiche discriminative. I principali compiti che il deep learning è in grado di affrontare sono: le ricerche basate su testo, l’individuazione di frodi o spam, il riconoscimento delle scritte, la ricerca delle immagini, il riconoscimento del parlato, i recommendation system, la street view detection e la traduzione di lingue. In conclusione, Il deep learning sta accompagnando e accompagnerà lo sviluppo di moltissimi settori applicativi, in particolare quello delle auto a guida autonoma.

CBL apprendere per innovare

CBL apprendere per innovare

Spesso ci troviamo a cercare idee geniali, pensando direttamente alla soluzione tecnica prima ancora di aver identificato il problema da risolvere. Esiste un approccio didattico multidisciplinare noto come CBL (Challenge-based learning), basato su un framework collaborativo e su momenti di brainstorming che, adottando  principi flessibili ma fondamentali, guida step by step, nell'identificazione del problema da gestire. Si parte dall'identificazione delle “Grandi Idee”, si fanno “Domande” e si “Scoprono e Risolvono le Sfide”. Più precisamente: La big idea: non è l'idea geniale che cerchiamo, bensì l'ambito in cui cercare quell'idea. Esempi di big idea possono essere la musica, lo sport, i viaggi o qualsiasi altra tematica di nostro interesse. Le essential questions: sono domande che dobbiamo porci riguardo l'ambito scelto. Se ad esempio la nostra big idea è la ristorazione, un'essential question potrebbe essere "Come posso migliorare l'esperienza del cliente che frequenta pub, ristoranti o pizzerie?". Sono quindi domande generiche che puntano ad aprire quanti più scenari possibili su cui indagare. La challenge: è la sfida che ci poniamo per risolvere una problematica. In questa fase è molto importante non concentrarsi ancora sul come risolverla, ma esclusivamente su cosa risolvere. Ad esempio se consideriamo l'essential question precedente, una possibile challenge potrebbe essere "Ridurre i tempi di attesa dei clienti in fila per entrare in un luogo di ristorazione". Investigation: l'obiettivo è trovare quante più informazioni possibili sulla challenge che abbiamo scelto. È molto importante conoscere meglio i nostri ipotetici utenti proponendo sondaggi che ci aiuteranno nella scelta della soluzione e del target a cui sarà rivolto il nostro prodotto. In questa fase non rientrano ancora domande tecniche, riguardanti ad esempio la tecnologia con cui implementeremo la soluzione. Soluzione e implementazione: se il processo è stato effettuato in modo corretto, si arriva in questa fase con più di una soluzione. E' possibile quindi sceglierne una o fare un merge per poi procedere con la scelta delle tecnologie da usare per l'implementazione. Dunque l'apprendimento basato sulla sfida si basa sul caposaldo delle idee innovative e aiuta ad acquisire le competenze necessarie per migliorarsi continuamente in un mondo in costante evoluzione.  

I Beacons LTE

I Beacons LTE

  Fin dalla nascita i Beacons hanno subito fatto parlare di loro. Nacquero come dispositivi Bluetooth per dare la possibilità ai brand di utilizzarli per effettuare campagne di marketing di prossimità, definire offerte mirate per determinati contesti e per capire cosa fa un utente all’interno di un negozio e in altri ambienti. La caratteristica fondamentale è rappresentata dalla capacità di inviare segnali in tempo reale a dispositivi Mobile. Se ne parla da quando nel 2011 Apple ha lanciato la tecnologia iBeacon (successivamente Eddystone per Android). Uno dei componenti fondamentali per il suo funzionamento sono le App (o portali), perché permettono al dispositivo Mobile di leggere il contenuto dei segnali che emettono i beacons e visualizzarlo. La tecnologia iBeacon trova applicazione in diversi settori. La marca di alcolici italiana Martini ha creato uno Smart Cube, che aiuta i proprietari di bar a gestire i clienti in modo efficiente e offre ai suoi visitatori un'esperienza straordinaria. Smart Cube invia un messaggio Bluetooth al barista quando il bicchiere del cliente è quasi vuoto. Il barista riceve la posizione esatta del cliente in modo che quest’ultimo possa continuare a gustare il suo drink senza dover lasciare il suo posto. Con il passare del tempo, i Beacons sono diventanti sempre più evoluti, prima introducendo la tecnologia NFC, poi con l’integrazione del GPS e da poco anche con la tecnologia LTE. Con quest’ultima si aprono nuovi scenari, sia per gli sviluppatori di App e portali, sia per i brand per sfruttarli con i loro clienti. I nuovi Beacons sono in grado di calcolare sia la loro precisa posizione interna che quella esterna e possono parlare direttamente con un server (Cloud). Estimote ha lanciato un nuovo rivoluzionario dispositivo IoT chiamato Estimote LTE Beacon, progettato principalmente per localizzare, senza problemi, beni e veicoli quando si spostano tra ambienti interni ed esterni. Il loro software sicuro di firmware/Cloud è creato per fornire una vera "prova di posizione" e "prova di consegna". Il dispositivo è completamente programmabile tramite JavaScript, può supportare anche altri casi d'uso creativi. Ad esempio, può fungere da iBeacon gestito a distanza o da un gateway utilizzato per configurare altri beacon Bluetooth. Oggi come oggi, i Beacons sono molto diffusi ed utilizzati, ma sicuramente con la versione LTE, si apriranno nuovi scenari e si diffonderanno sempre di più.

Il business plan: vantaggi e limiti

Il business plan: vantaggi e limiti

Il business plan è lo strumento per comprendere quali strategie, decisioni, risorse ed obiettivi devono essere implementati e perseguiti dall’iniziativa imprenditoriale. Attraverso la definizione di un business plan si ottiene una visione integrata della propria azienda o del proprio progetto imprenditoriale. In un unico documento, infatti, devono essere sintetizzate tutte le informazioni fondamentali: la strategia, i prodotti, la tecnologia, il mercato, i concorrenti, le risorse umane e gli aspetti economico-finanziari. Con il business plan è possibile tenere traccia di ciò che deve accadere, monitorare date e scadenze, delegare chiarendo chi è responsabile e di che cosa, tenere d’occhio i risultati, pianificare e gestire il flusso di cassa, correggere eventuali rotte errate o poco produttive. È pertanto facilmente comprensibile perché siano molti i vantaggi derivanti da tale documento che un buon manager non dovrebbe trascurare. Nonostante l’importanza che assume per la pianificazione e la gestione aziendale, il business plan è oggi sottoposto ad un velato scetticismo e talora ad aperte critiche. Tra i principali limiti, vi è la mancata capacità di valutare l’incertezza e la “curva delle probabilità” sui risultati. Avvalersi, quindi, di un business plan non significa avere garanzie certe sul raggiungimento degli obiettivi in esso indicati. In conclusione, per migliorare la metodologia di predisposizione del business plan bisogna partire dalla consapevolezza che fare business, nella sua essenza più profonda, comporta sempre e comunque un’assunzione di rischio che nessuno strumento di pianificazione strategica può eliminare.

I miti manageriali che frenano la rivoluzione digitale

I miti manageriali che frenano la rivoluzione digitale

Si parla sempre più spesso di rivoluzione digitale, ma sono tanti i miti da sfatare per ottimizzare il binomio uomo-tecnologia. Da solo l’hi-tech non basta per rivoluzionare il sistema aziendale, serve soprattutto una cultura organizzativa che sia compatibile con le potenzialità che ci offre la tecnologia. Le risorse umane e quelle tecnologiche spesso non obbediscono a logiche omogenee tra loro. Gli ostacoli che le imprese incontrano in questo fondamentale percorso di sincronizzazione uomo-macchina sono molti. Quelli che appaiono più difficili da sradicare, risiedono in tre grandi miti da sfatare:   Meglio soli che male accompagnati. In molti contesti aziendali è ancora radicato il concetto che accentrare la gestione delle attività, sia la strategia migliore per arrivare il prima possibile all’obiettivo. L’evidenza però dimostra che senza una cultura organizzativa predisposta alla collaborazione uomo-tecnologia, le potenzialità del digitale restano inespresse. Il rischio è basarsi su un approccio obsoleto che allontana dalle logiche di mercato più evolute.   Chi sbaglia paga. Information technology significa, per lo più, procedure dettate dall’alto che non ammettono indecisioni o variazioni. Aprirsi alla cultura digitale significa accettare il rischio dell’errore e orientare i colleghi all’avventura della sperimentazione. Nel grande campo della rivoluzione digitale siamo tutti inesperti. Più che tollerare gli errori dei collaboratori dovremmo spingerli a sbagliare e aiutarli a capire come non farlo più.   Divertirsi sul lavoro è inaccettabile. “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai nemmeno un giorno in vita tua”. L’ hi-tech contente alle aziende che sposano tale approccio innovativo, di lavorare divertendosi. In assenza, ci si trova a scontrarsi con vecchie routine operative che costringono a una noiosa ripetitività̀, riducendo notevolmente la produttività. In conclusione senza una corretta predisposizione collaborativa e orientata al cambiamento, anche la migliore infrastruttura tecnologica serve a poco.

Project Loon

Project Loon

Quante volte ci siamo lamentati di avere la connessione lenta sul proprio smartphone o di trovarci in zone dove la linea non è proprio eccellente. Eppure non ci siamo mai preoccupati di quei posti nel mondo in cui l’accesso ad Internet non è disponibile, per motivi economici o anche ambientali. E’ da questo pensiero che forse è nata l'idea ambiziosa di Google di portare la connessione ad Internet “ovunque”. L'idea è di farlo per mezzo di palloni aerostatici. Nasce così il “Project Loon”. Mike Cassidy, direttore del progetto, spiega che Google pensa alla possibilità di costruire un anello di palloni che volano attorno al globo sfruttando i venti stratosferici e fornendo così l’accesso a Internet ai territori sottostanti. Con questa foto pubblicata su Instagram, Google ha festeggiato il primo anno del progetto. Ci sono novità sulle sperimentazioni dei palloncini che stanno portando ottimi risultati, anche se c’è ancora molta strada da fare. La previsione è di poter festeggiare il prossimo compleanno del progetto con una flotta di palloncini pronti a fornire connettività a un tante persone intorno al mondo. Attualmente Google sta lavorando per migliorare le prestazioni dei suoi palloncini: invece del Wi-Fi ha optato per una connettività LTE, che consente più connessioni contemporaneamente e una velocità fino a 22 Mb/s da un’antenna sul terreno e 5 Mb/s da un telefono. Inoltre, i palloni areostatici riescono a volare per più di 70 giorni, anche se l’obiettivo è di arrivare a 100. Ci sono ancora molti ostacoli intorno a questo progetto, ma il team di lavoro è ottimista. Noi aspettiamo di veder volare i palloncini in cielo. [embed]http://youtu.be/MiEZfRh-h-s[/embed]

Foodtech: quando la tecnologia incontra il cibo

Foodtech: quando la tecnologia incontra il cibo

Il cibo ha avuto nel corso dei secoli un’espansione crescente fino ad occupare nella società contemporanea un ruolo fondamentale. Oltre ad essere nutrizione è comunicazione, esperienza sensoriale ed estetica. Il food system sta diventato sempre più innovativo, richiedendo l’utilizzo di nuovi sistemi informatici nel settore. Ma come l’innovazione rivoluzionerà il mondo agroalimentare? Il termine foodtech esprime chiaramente il rapporto cibo e nuove tecnologie. Si vuole far riferimento a tutti quei processi di produzione e distribuzione di beni e sevizi volti a rivoluzionare quelli tradizionali. Soluzioni che consentono di affrontare il problema della sostenibilità, della tracciabilità e della sicurezza alimentare, arginando anche la questione degli sprechi. Il 12 maggio 2018 a Roma si è conclusa la presentazione del nuovo ciclo di accelerazione di startup da parte di Startupbootcamp Foodtech, l’acceleratore di riferimento per il settore foodtech e agritech, con l’obiettivo di sostenere i giovani imprenditori nel foodtech e rafforzare l’eccellenza del settore attraverso soluzioni ad alto livello tecnologico. I campi di applicazione del foodtech sono molteplici, dalle innovazioni nel campo dell’idroponica al 3D printed food. Tra le proposte più innovative si può citare quella della startup Ho Chi Minch vietnamita che ha perfezionato un sistema a basso impatto ambientale per favorire la diffusione di proteine animali. Si è eliminato in questo modo il costo di costruzione delle infrastrutture per le fattorie e si è prodotta la polvere di grilli a costo zero. Singolari sono le idee in arrivo dall’Olanda ove l’innovazione tecnologica offre agli allevatori di suini un software per il riconoscimento facciale che monitori i singoli maiali. Si può pertanto tenere sotto controllo lo stato di salute dei capi per intervenire tempestivamente e pianificare adeguate tecniche di allevamento, ridurre l’utilizzo di antibiotici, il tasso di mortalità e aumentare il benessere degli animali e dei prodotti che ne derivano. Diversi esperti hanno parlato di “Internet of Food” per sottolineare il fatto di come i nuovi sistemi e strumenti connessi in rete creano un collegamento tra uomo, macchine e oggetti. Dunque molteplici le soluzioni tecnologiche che stanno valorizzando e rendendo più efficiente l’industria alimentare.

Magento 2 - usare Transaction per salvare oggetti

Magento 2 - usare Transaction per salvare oggetti

Magento 2 è la nuova versione della piattaforma E-commerce che offre nuove e interessanti funzionalità. Tra queste Transaction per salvare oggetti. Una funzionalità poco conosciuta, che risulta però molto utile se si desidera garantire uno stato coerente nel database. Con una singola transazione è possibile combinare molti oggetti da salvare . In tal caso sono possibili due esiti: Transazione riuscita garantisce che tutte le operazioni SQL all'interno della transazione siano eseguite senza problemi. Quindi i dati sono validi e vengono salvati in db. Errore di transazione qualcosa è accaduto durante l'esecuzione della transazione. I sistemi di transazione forniscono una funzione chiamata rollback in cui i dati vengono ripristinati all’istante prima dell’inizio della transazione. Magento 2 in alcuni casi  non sembra garantire un comportamento corretto nelle operazioni verso il db. Un esempio è il mal funzionamento con "rollback della transazione asimmetrica", ossia il salvataggio di default di tutte le informazione riguardati più tabelle. Tale malfunzionamento può essere risolto usando alternativamente:TransactionFactory o Custom SQL statement transaction TransactionFactory Il seguente codice mostra come utilizzare TransactionFactory in Magento 2: class MyClass { protected $saveTransaction; public function __construct \Magento\Framework\DB\TransactionFactory $transactionFactory ){ $this->saveTransaction = $transactionFactory->create(); } public function saveManyObjects() { ... $this->saveTransaction->addObject($order); $this->saveTransaction->addObject($customer); $this->saveTransaction->addObject($customObject); $this->saveTransaction->save(); } } Se si esegue il metodo saveManyObjects () di questa classe, tutti gli oggetti specificati vengono salvati contemporaneamente. Per una transazione è necessario iniettare la classe \ Magento \ Framework \ DB \ TransactionFactory, che offre tutte le funzionalità necessarie. È possibile aggiungere oggetti da salvare con il metodo addObject (). Si possono aggiungere oggetti quali: ordini, clienti, prodotti o persino oggetti personalizzati. Tramite il metodo save() viene eseguito automaticamente un commit o una rollback in base all’esito dell’operazione garantendo uno stato coerente dei dati.  Custom SQL statement transactions Se si vuole usare istruzioni SQL custom utilizzando le transazioni è possibile riferirsi al seguente codice di esempio: $connection = $this->getConnection(); $connection->beginTransaction(); try { ... $connection->commit(); } catch (\Exception $e) { $connection->rollBack(); throw $e; } È possibile chiamare il metodo beginTransaction () per inizializzare una transazione sull'oggetto “connection” dell'utente. In seguito si possono creare le istruzioni di inserimento o aggiornamento. Con commit () vengono rese persistenti le operazioni sul database. Se qualcosa non è andato a buon fine, il costrutto try catch chiamerà una transaction rollBack per ripristinare uno stato coerente del database e genererà un errore. In conclusione Magento 2 offre tutto il necessario per utilizzare le transazioni. Una transazione è uno strumento utile per rendere sicure le modifiche al database, impedendo di corrompere un database se qualcosa non ha avuto esito positivo.

Come i colori influenzano la nostra vita

Come i colori influenzano la nostra vita

Ogni giorno le pubblicità ci vogliono vendere qualcosa: immagini realizzate in forma cartacea, digitale, pubblicità web, manifesti, sponsorizzazioni sui social e spot televisivi, tutte con l’obiettivo di creare in noi curiosità, ma soprattutto voglia di comprare e avere quel prodotto. I colori in questi messaggi svolgono un ruolo fondamentale, anzi direi primario. Il nostro cervello elabora un’emozione che dura 90 secondi appena e che ci fa entrare in contatto visivo con l’immagine generando il giudizio finale che abbiamo verso quella pubblicità. Circa l’80% di questo giudizio è basato sul colore. Questo significa che l’immagine ma soprattutto il colore possono distruggere o creare in noi delle forte emozioni in pochi secondi o forse non crearne alcuna. Non ci credete? Provate a vedere il classico logo della nutella di colore rosso sostituito da un azzurro glaciale. Vi fa pensare subito alle montagne, al freddo, al ghiaccio o addirittura ad una pubblicità del latte e così quel potere forte del rosso scompare insieme alla voglia di mangiarla. I colori stimolano la nostra percezione e sono infallibili, ci possono trasmettere gioia, dolore, voglia di fare, relax, sicurezza, instabilità e chi studia come venderci un prodotto lo sa bene e sa come invogliarci a comprare. Proviamo ad analizzarne qualcuno. Il rosso è un colore che provoca in noi un grande impulso positivo ma anche negativo. Mi spiego meglio, pensate al potere positivo e vibrante della Coca Cola, della Virgin, questo forte potere persuasivo diventa negativo se pensiamo al colore del sangue, del pronto soccorso dell’ospedale. L’arancione è sicuramente più adatto ai giovani. Elabora un messaggio positivo per un pubblico più aperto al mondo,  pensiamo ad Amazon, al Conto Arancio, pensato proprio per i giovani, la famosa aranciata Fanta con le sue pubblicità esplosive e piene di movimento. Il blu è il colore del cielo, del mare. Se provate ad alzare la testa al cielo o sedervi su una spiaggia e soffermarvi a guardare il mare per qualche minuto, vi sentirete più rilassati, è infatti un colore che ci da sicurezza, pace.  Il verde è quello della salute, pensiamo infatti alle farmacie o tutti i prodotti bio. Il nero e il bianco sono neutri ma non per questo non trasmettono emozioni, anzi il bianco è purezza, luce, mentre il nero è serietà, due colori opposti ma entrambi neutri, che hanno bisogno l’uno dell’altro così come il vestito degli sposi, bianco per lei e nero per lo sposo. Dunque ogni singolo colore riveste un ruolo ben definito nelle nostre giornate e riesce ad influenzare positivamente o negativamente la nostra quotidianità.  

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