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Isomorphic rendering e le tecnologie client side

Isomorphic rendering e le tecnologie client side

Al giorno d’oggi esistono numerose tecnologie per la produzione di contenuti web che si differenziano in base a diversi fattori quali: semplicità di sviluppo, interattività con l’utente, potenza di calcolo, etc. Le tecnologie si differenziano in server side, se eseguite dal server, o client side se eseguite da un client, ad esempio il browser. Il vantaggio nell’utilizzo di tecnologie server side consiste nella semplicità di sviluppo e nella robustezza, le interazioni con il browser sono ridotte e di conseguenza anche la possibilità di errori si riduce. Le tecnologie client side, a differenza delle precedenti, richiedono una maggiore interazione tra server e client, oltre ad una forte interazione tra client e utente. Le tecnologie client side si sono sempre più diffuse e tra i framework più interessanti abbiamo: ReactJS, Angular, Vue.js. Tutte le tecnologie descritte offrono un’elevata reattività, tempi di caricamento ridotti per i contenuti, un ridotto carico sul server ed un’esperienza utente paragonabile ad un'app nativa sui sistemi mobile. Un’azienda che punti su tali tecnologie per fornire tutti i vantaggi descritti deve necessariamente risolvere le problematiche introdotte da tale approccio, grazie ad un forte know-how relativo alle tecnologie usate, una forte sensibilità sulle tematiche della sicurezza e di indicizzazione di web application. Una soluzione a quest'ultima problematica è rappresentata dall’isomorphic rendering, tecnica che consiste nell’eseguire un prerendering della pagina lato server prelevando ed inserendo le informazioni necessarie prima della fase dell’invio della web application. L’isomorphic rendering, tuttavia, apre una serie di nuove problematiche relative in particolare alla velocità di caricamento della web app sul client alla prima esecuzione a causa di un notevole aumento della quantità di informazioni prelevate dal server. Un’azienda che punta su tali tecnologie deve pertanto condurre una continua fase di ricerca e implementazione di nuovi strumenti in grado di mitigare le problematiche introdotte da questa tecnica. Tutto ciò affinchè si possa realizzare un prodotto avente una ottima user experience, un carico computazionale distribuito fra i client e tempi di caricamento accettabili.

Pubblicato il 14 set 2018

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COME LE TECNOLOGIE DI INFOTAINMENT AUMENTERANNO LA SICUREZZA DELLE AUTO

Nel settore dell’automotive non è certo una novità il binomio tra tecnologia e sicurezza ma secondo l’ultimo osservatorio di UnipolSai 2015, la percezione dell’utilità d’utilizzo delle nuove tecnologie per migliorare la sicurezza degli occupati delle auto è aumentata drasticamente. Oggi, le auto sono sempre più connesse ed in futuro potranno interagire con le infrastrutture stradali e direttamente tra loro per scambiarsi dati come velocità, posizione, manovre di pericolo e tantissimo altro ancora. Grazie al sapiente utilizzo di sistemi di infotainment, dei sistemi di navigazione GPS e dei supporti alla connettività WiFi, le auto possono acquistare sicurezza offrendo agli occupanti un maggiore comfort durante gli spostamenti. Le auto, trasformante in una sorta di computer su quattro ruote, forniscono agli occupanti, per esempio, informazioni come lo stato di “salute” dell’auto, segnalando, cioè, eventuali problemi. Oltretutto grazie alla connettività ad Internet, è possibile rimanere aggiornati sul traffico piuttosto che sul meteo o su eventuali incidenti. Sarà possibile dunque rendere il proprio viaggio più confortevole ed al riparo da imprevisti. Grazie alla connettività ed ai servizi cloud, i moderni sistemi di infotainment possono scaricare in tempo reale dati riguardati le condizioni di traffico come eventuali code ed incidenti. Grazie poi ai nuovi sensori ottici sarà possibile dialogare con le infrastrutture stradali e con le auto vicine segnalando in anticipo situazioni di emergenza, eventuali ostacoli e tanto altro ancora. Le auto connesse, dei veri e propri computer su quattro ruote, forniscono anche informazioni puntuali sullo stato del veicolo avvisando gli occupanti delle manutenzioni e di tutti gli eventuali problemi di natura tecnica. Chi guida potrà, dunque, delegare una parte delle sue responsabilità a questi software e servizi che come dei fedeli copiloti aiuteranno in tutte le fasi della guida garantendo maggiore sicurezza e contestualmente anche minore stress. Le moderne auto connesse possono essere configurate anche per adattarsi ai diversi occupanti. Per esempio, i genitori potranno programmare l’auto affinché non superi un certo livello di prestazioni in maniera tale che un giovane neo patentato non debba incorrere in eccessi di velocità. Ma l’aspetto fondamentale dei moderni sistemi di infotainment è la loro espandibilità. In altri termini, grazie ai servizi cloud ed all’accesso alla rete, gli utenti potranno sempre aggiornarli per renderli più affidabili e ricchi di funzionalità. Inoltre, grazie agli sviluppatori, i moderni sistemi di infotainment possono essere dotati di applicazioni aggiuntive che possono migliorare i servizi a disposizione dell’utente. Di applicazioni ce ne sono di tutti i gusti, da quelle per la gestione dell’auto a quelle per l’intrattenimento. Ma l’aspetto fondamentale dei moderni sistemi di infotainment è la loro espandibilità. In altri termini, grazie ai servizi cloud ed all’accesso alla rete, gli utenti potranno sempre aggiornarli per renderli più affidabili e ricchi di funzionalità. Inoltre, grazie agli sviluppatori, i moderni sistemi di infotainment possono essere dotati di applicazioni aggiuntive che possono migliorare i servizi a disposizione dell’utente. Di applicazioni ce ne sono di tutti i gusti, da quelle per la gestione dell’auto a quelle per l’intrattenimento. Un esempio importante è stato annunciato da parte di Volkswagen, che seppur in un periodo particolare dati gli scandali sulle emissioni dei loro motori, non si ferma sul piano dell’innovazione annunciando che la maggior parte delle vetture commercializzate nel corso del 2016 a marchio Volkswagen saranno compatibili con le più recenti piattaforme di infotainment, ovvero Android Auto, Apple CarPlay e MirrorLink. Non ci resta dunque che aspettare per poterci goderci i nostri viaggi ancor più in sicurezza e comfort.

D-WAVE 2X - IL NUOVO COMPUTER QUANTISTICO DI GOOGLE

Da circa due anni, il team Google Quantum AI ha avviato avanzate ricerche per dimostrare che un computer quantistico è in grado di risolvere problemi di ottimizzazione ad una velocità molto superiore a quella dei computer tradizionali. L’azienda di Mountain View ha ora pubblicato i primi risultati positivi ottenuti con il D-Wave 2X, ospitato dalla NASA nell’Ames Research Lab in California. Un computer quantistico è un nuovo dispositivo per il trattamento e l’elaborazione delle informazioni che per eseguire operazioni si basa sulla meccanica quantistica. La meccanica quantistica o fisica quantistica è la teoria fisica che descrive il comportamento della materia, della radiazione e le reciproche interazioni con particolare riguardo ai fenomeni caratteristici della scala di lunghezza o di energia atomica e subatomica. Invece di utilizzare i bit dei classici computer, convenzionalmente indicati dalle cifre 0 ed 1, un computer quantistico utilizza i qubit, ovvero quantum bit o bit quantistico. Le informazioni vengono dunque codificate dallo stato quantistico di una particella o di un atomo. Tuttavia, né la manipolazione controllata di atomi e particelle né la loro reciproca comunicazione né infine la stesura di algoritmi adatti allo scopo sono obiettivi facili da raggiungere nel calcolo quantistico. Il D-Wave 2X è un sistema di calcolo quantistico costituito da un processore con oltre 1.000 qubit che opera ad un temperatura prossima alla zero assoluto. Il computer può quindi valutare tutte le 21000 possibili soluzioni simultaneamente, trovando quella ottimale con prestazioni 600 volte superiori a quelle dei computer tradizionali. Il chip, denominato quantum annealer, viene sfruttato per risolvere problemi di ottimizzazione, molto frequenti nel campo del machine learning e dell’intelligenza artificiale. Google afferma che per problemi che coinvolgono quasi 1.000 variabili binarie, il quantum annealing del computer quantistico supera nettamente il simulated annealing del computer tradizionale con prestazioni circa 100 milioni di volte superiori. [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=-LhPE6FpJYk[/youtube] Ovviamente c’è ancora molto da lavorare in questa tecnologia, ma siamo fiduciosi nello sviluppo e miglioramento di questa nuova tecnologia che può portare a grossi passi in avanti ad applicazioni come l’intelligenza artificiale, la simulazione di intere missioni spaziali e la gestione del traffico aereo.

WORDSMITH, IL SOFTWARE CHE AUTOGENERA ARTICOLI

I robot stanno diventando sempre più presenti nella nostra vita quotidiana...Chi avrebbe mai pensato che un software sarebbe stato in grado di sostituire le persone nella creazione di articoli? Ma oltre a rappresentare un aiuto reale, ora rischiano di diventare addirittura una minaccia. La compagnia tecnologica Automated Insights sta sviluppando il software Wordsmith Beta, che sarebbe in grado di scrivere articoli giornalistici al posto degli uomini. Detto in poche parole, la figura del giornalista potrebbe essere sostituita da un robot “scrittore”. Wordsmith è un programma che si basa sull’intelligenza artificiale per generare articoli o recensioni personalizzabili. L’idea alla base di Wordsmith è quella di creare articoli e recensioni, candidandosi ad un vero e proprio programma in grado di sostituire i giornalisti e gli scrittori. Ma qual è il principio di funzionamento di Wordsmith? L’azienda creatrice ha sfruttato i notevoli passi avanti realizzati dall’intelligenza artificiale. Basti pensare, non a caso, al supercomputer Watson di IBM, in grado di analizzare immense moli di dati e riuscire a imparare delle stesse. Di fatto, Wordsmith sembra essere una piattaforma “intelligente” in grado di generare articoli e recensioni personalizzabili. Tuttavia, entrando all’interno del sito della società creatrice, si scopre che Wordsmith deve aver alcuni dati di partenza. Grazie a fonti solide, il programma è in grado di autogenerare testi. Tuttavia, il secondo passaggio richiede sempre un intervento umano. Infatti, Wordsmith richiede un passaggio intermedio in cui personalizzare il testo e lo stile di scrittura. Se da un lato questo nuovo software che non può ancora competere con i giornalisti e gli scrittori, dall’altro rappresenta un importante strumento per automatizzare una parte del processo, soprattutto quando vi sono importanti moli di dati da analizzare. Possiamo dire con certezza che la creazione di un programma di scrittura completamente automatizzata in grado di sostituire l’uomo è ancora un’utopia. Scrivere un testo è un’azione complessa per un computer e riuscire ad emulare il linguaggio, lo stile di scrittura ed il pensiero sembra essere veramente impossibile, perché nessun robot può riversare su quello che scrive le proprie emozioni, trovandosi logicamente impossibilitato a provarle. Il robot finora è stato impiegato in articoli statistici e finanziari, ed ora la società sta pensando di allargare i propri orizzonti. I ricercatori della compagnia informatica Automated Insights, stanno sviluppando un modello per creare articoli molto più complessi e incentrati sulle più disparate tematiche di attualità, introducendo attraverso tecniche basate sull’ intelligenza artificiale un alto grado di personalizzazione nella stesura del testo, facendo percepire al lettore le sensazioni ed emozioni del “giornalista”. Secondo uno studio condotto dal ricercatore Christer Clerwall, le persone tenderebbero mediamente a non distinguere tra un articolo prodotto da Wodrsmith Beta e uno scritto invece da un giornalista in carne ed ossa, il che getta inquietanti dubbi sulla nostra assuefazione alla tecnologia e su quanto i versanti strettamente teorici finiranno per prevalere presto sulla nostra componente emotiva.