Startup e PMI innovative...un nuovo modo di fare azienda

Startup e PMI innovative...un nuovo modo di fare azienda

Risulta essere sempre più di "tendenza" avviare una startup. Potrebbe sembrare paradossale, ma alcune ricerche hanno dimostrato che l’unico modo per uscire dalla depressione economica sia proprio quello di avviare una startup, nella speranza di avere successo in breve tempo. In un mondo saturo ormai di qualsiasi tipo di prodotto, è necessario avere l’idea giusta per poter dare inizio ad una nuova realtà imprenditoriale. Negli ultimi 10 anni l’Europa ha conosciuto uno sviluppo imprenditoriale di grande rilievo soprattutto sulla base della fioritura di start-up innovative in settori di attività diversi. Sin dal 2012 il Governo italiano è impegnato in una vasta azione di policy tesa a favorire lo sviluppo dell’ecosistema dell’imprenditoria innovativa. Pietra miliare di questa strategia è il D.L. 179/2012, lo “Startup Act italiano”. Le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico – le startup innovative – beneficiano di un ampia e articolata legislazione di favore che tocca tutti gli aspetti dell’attività d’impresa. Con il D.L. 3/2015 (Investment Compact), molte delle agevolazioni previste per le startup innovative sono state estese a una categoria più ampia: le PMI innovative, imprese che fanno innovazione tecnologica a prescindere dal loro stadio di maturità. Ultimo importante passo è stato l’avvio, con la legge di Bilancio 2017, del Piano Industria 4.0, che mira alla trasformazione digitale di tutto il sistema produttivo italiano. Il nuovo rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato dal Mise sottolinea che nel corso dell'anno appena concluso – il 39,6% delle nuove imprese ha preso vita attraverso la modalità digitale. Questi dati statistici dimostrano come il nostro paese stia abbracciando il progresso tecnologico formalmente e sostanzialmente, facendo sperare in una ripresa che ci renda più competitivi ed innovativi a livello internazionale.

Pubblicato il 30 mar 2018

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Startup e PMI innovative...un nuovo modo di fare azienda

Risulta essere sempre più di "tendenza" avviare una startup. Potrebbe sembrare paradossale, ma alcune ricerche hanno dimostrato che l’unico modo per uscire dalla depressione economica sia proprio quello di avviare una startup, nella speranza di avere successo in breve tempo. In un mondo saturo ormai di qualsiasi tipo di prodotto, è necessario avere l’idea giusta per poter dare inizio ad una nuova realtà imprenditoriale. Negli ultimi 10 anni l’Europa ha conosciuto uno sviluppo imprenditoriale di grande rilievo soprattutto sulla base della fioritura di start-up innovative in settori di attività diversi. Sin dal 2012 il Governo italiano è impegnato in una vasta azione di policy tesa a favorire lo sviluppo dell’ecosistema dell’imprenditoria innovativa. Pietra miliare di questa strategia è il D.L. 179/2012, lo “Startup Act italiano”. Le nuove imprese ad alto contenuto tecnologico – le startup innovative – beneficiano di un ampia e articolata legislazione di favore che tocca tutti gli aspetti dell’attività d’impresa. Con il D.L. 3/2015 (Investment Compact), molte delle agevolazioni previste per le startup innovative sono state estese a una categoria più ampia: le PMI innovative, imprese che fanno innovazione tecnologica a prescindere dal loro stadio di maturità. Ultimo importante passo è stato l’avvio, con la legge di Bilancio 2017, del Piano Industria 4.0, che mira alla trasformazione digitale di tutto il sistema produttivo italiano. Il nuovo rapporto trimestrale di monitoraggio pubblicato dal Mise sottolinea che nel corso dell'anno appena concluso – il 39,6% delle nuove imprese ha preso vita attraverso la modalità digitale. Questi dati statistici dimostrano come il nostro paese stia abbracciando il progresso tecnologico formalmente e sostanzialmente, facendo sperare in una ripresa che ci renda più competitivi ed innovativi a livello internazionale.

La figura del Project Manager. Ecco chi è e come diventarlo.

Chi è il Project Manager? Di cosa si occupa nello specifico? Partiamo innanzitutto dalla definizione. Letteralmente il Project Manager è il responsabile del progetto, un’importante figura che si cela dietro la realizzazione dello stesso. Il ruolo del Project Manager (abbreviato con PM) è una figura professionale che in realtà nel nostro paese, ufficialmente, esiste da poco più di un decennio. Più precisamente è una professione riconosciuta solamente dal 2013 con la legge 04/2013. La società Hunters Group inserisce il Project Manager fra le dieci professioni più richieste nel 2018 e sottolinea che le offerte in Italia provengono soprattutto da medie e grandi imprese che si occupano di sviluppare progetti per clienti internazionali. Secondo il Project Management Institute (PMI), nei prossimi dieci anni la domanda di Project Manager qualificati da parte delle imprese aumenterà del 33% con 22 milioni di nuovi posti di lavoro in tutto il mondo. Se si volesse definire il Project Manager in poche semplici parole si potrebbero usare queste: pianificazione, supervisione e conoscenza. Il Project Manager è presente in molti settori produttivi, sia come consulente freelance che all’interno delle aziende, in tutte le divisioni. In particolare nel mondo ICT, tra gestione di infrastrutture informatiche e sviluppo di applicazioni web e mobile, le occupazioni del Project Manager vanno dalle attività di back office (compresa la reportistica tecnica) alle mansioni più commerciali quali incontri, presentazioni, preventivi e valutazione di nuove opportunità. Fra le soft skills, si domanda una buona capacità di comunicazione. Un Project Manager di successo utilizza circa il 90% del tempo per comunicare. È quindi importante conoscere i passi necessari per impostare una comunicazione efficace sul progetto ed essere, allo stesso tempo, consapevoli dei maggiori ostacoli che potrebbero presentarsi lungo il percorso. Il Project Manager, in sintesi, deve possedere un modus operandi orientato al raggiungimento dell'obiettivo, ragion per cui l'attenzione non si deve limitare all'immediato ma deve proiettarsi sempre al futuro.

Il team working: come si crea un gruppo di successo

Negli ultimi anni, si sta diffondendo sempre di più nelle aziende l’idea di valorizzare le persone, organizzando attività formative costanti. Lo scopo principale è quello di sviluppare e rafforzare le relazioni tra i membri di un team e migliorare, così, la qualità del lavoro. Gli ingredienti fondamentali per creare un team di successo sono: L’analisi delle competenze. Il primo passo da seguire è la profilazione dei membri del team, che prevede un’analisi primaria delle hard skills e, soprattutto, delle soft skills. Nonostante la difficoltà nel misurarle, le soft skills ricoprono un ruolo di fondamentale importanza e tra queste le più rilevanti sono quelle relative alle capacità relazionali, comunicative e di problem solving; La condivisione. Quest’ultima è immediatamente successiva alla profilazione poiché tutti i membri della squadra e il team leader devono conoscere i punti di forza e di debolezza dei colleghi. Grazie alla condivisione, ogni membro può dare il meglio di se in determinate aree e può, invece, contare sull’esperienza e le qualità degli altri per quello su cui può migliorare; La sintonia. Dopo aver messo insieme le risorse che, secondo l’analisi dei profili, possono lavorare bene insieme, tra queste deve scattare quella che viene semplicemente definita sintonia. Si arriva, quindi, ad accettare il collega per le sue capacità e a mettere in atto le proprie, con la consapevolezza di essere importanti per il team. Infine, la buona riuscita di un team risiede nella figura del leader. Quest’ultimo deve avere un buon background per assegnare compiti e responsabilità in modo del tutto oggettivo, deve essere in grado di gestire il gruppo in tutte le situazioni e dosare, di conseguenza, la propria leadership. Deve comprendere i momenti che la squadra sta affrontando e le diverse persone con cui opera, per trovare sempre la soluzione migliore. In conclusione, per un team di successo è fondamentale ascoltare le opinioni, i suggerimenti e le idee dei membri del team, portando ognuno di loro alla percezione concreta di non essere soli nel momento del bisogno e che tutti sono singoli pezzi di un unico puzzle.