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LE UNIVERSIADI 2019 SI SVOLGERANNO A NAPOLI: LA CITTA' VINCE LA CANDIDATURA

LE UNIVERSIADI 2019 SI SVOLGERANNO A NAPOLI: LA CITTA' VINCE LA CANDIDATURA

Dopo le Olimpiadi della vela nel 1960 e i Giochi del Mediterraneo del 1963,  i grandi eventi dello sport tornano a Napoli. Lo scorso febbraio era stata presentata la candidatura di Napoli e della Regione Campania da parte del Presidente della regione stessa Vincenzo De Luca. L’obiettivo era portare alla ribalta Napoli con un evento di risonanza mondiale che coinvolgesse giovani studenti-atleti da ogni parte del globo. E nei giorni scorsi è arrivata la conferma della vittoria: Napoli proclamata città ospitante dei giochi degli studenti universitari, le Universiadi 2019. Si chiamano Universiadi: un gioco sulla parola Olimpiadi che ne ricalca il senso e l’etimologia. Olimpiadi dell’università, dunque, di universitari impegnati nel nobile allenamento del corpo oltre che della materia grigia. Mens sana in corpore sano, del resto. I giochi degli studenti universitari di tutto il mondo saranno firmati Napoli per il 2019. Saranno tra 9.000 e 10.000 gli atleti partecipanti che verranno da circa 170 nazioni e si sfideranno in ben 14 discipline sportive tra cui atletica, basket, scherma, calcio, ginnastica artistica, ginnastica ritmica, judo, nuoto, immersioni, pallanuoto, tennis da tavolo, taekwondo, tennis e pallavolo. Il villaggio principale sarà creato nell’area dell’ex Nato di Bagnoli ed in altri meravigliosi luoghi della Campania. Secondo una prima stima Napoli ospiterà circa 15.000 persone solo tra atleti, personale dell’organizzazione e addetti ai lavori. Molte gare si svolgeranno alla Mostra d’Oltremare. La Regione stanzierà subito 20 milioni di euro per ristrutturare e costruire impianti sportivi a Napoli e in tutta la regione, creando così un’incredibile occasione di rilancio per la città e per la regione.L’assegnazione diverrà definitiva entro maggio previo l’avvio di accordi quadro tra il gli enti coinvolti e la Fisu. Ecco il video presentato per la candidatura e che ha convinto Bruxelles: Video Universiadi Napoli 2019

LA NUOVA ERA DEI MICROPROCESSORI NASCE DA INTEL E ALTERA

LA NUOVA ERA DEI MICROPROCESSORI NASCE DA INTEL E ALTERA

L’imminente uscita del nuovo chip di casa Intel rivoluzionerà il mercato dei microprocessori. Dopo l’annuncio dell’acquisto di Altera, come sua business unit per il valore di ben 16,7 miliardi di dollari, Intel uscirà a breve sul mercato con dei chip Xeon che integrano degli FPGA, delle soluzioni hardware programmabili via software. Tali FPGA, detti anche acceleratori, riescono a garantire prestazioni superiori in termini di tempo di esecuzione e di consumo energetico. Questa innovazione troverà applicazione principalmente nei data center che offrono servizi di cloud e nel sempre più emergente IoT (Internet of Things). Microsoft, per esempio, ha già sperimentato nell’ambito del progetto Catapult, conseguendo ottimi risultati, l’uso degli FPGA (di casa Altera prima dell’acquisto da parte di Intel) nei server per migliorare le prestazioni del suo motore di ricerca Bing. In pratica le query di ricerca vengono splittate tra i diversi nodi, che sono delle board contenenti diversi FPGA. La rivoluzione Intel sta nel portare CPU ed FPGA in un unico chip integrato, che sarà compatibile con i Socket Intel attualmente in commercio. Tale soluzione permette un ulteriore incremento delle prestazioni dovuto alla comunicazione on-chip che è di gran lunga migliore di quella off-chip che avviene negli attuali sistemi eterogenei, ovvero quei sistemi in cui una CPU divide il lavoro computazionale tra i diversi dispositivi di elaborazione del sistema, che possono essere FPGA, GPU e DSP. Tale comunicazione rappresenta il punto debole di tali sistemi. In conclusione, nel mercato dei microprocessori sarà censita una nuova era che porterà un importante supporto e forti vantaggi per diverse tecnologie emergenti che potranno giovare dei nuovi chip integrati, al momento realizzati dalla sola Intel.

FACEBOOK AT WORK È FINALMENTE DISPONIBILE: ECCO COME FUNZIONA

FACEBOOK AT WORK È FINALMENTE DISPONIBILE: ECCO COME FUNZIONA

Facebook at Work, la piattaforma di cui si parla ormai da un paio di anni, progettata da Facebook per sostituirsi ad applicazioni già molto valide come Slack, ha debuttato ufficialmente in questi giorni. La nuova piattaforma sarà completamente separata dalla sua iterazione dedicata alla vita personale; si accederà da un indirizzo dedicato e da un’App separata da quella che usiamo tutti i giorni (la versione per iOS è già disponibile sull’App Store americano). Le aziende potranno registrarsi sulla piattaforma, dopodiché i dipendenti avranno la possibilità di creare il loro profilo aziendale, che potrà essere legato a quello personale (ma che rimarrà separato nell’uso). Le utilità di Facebook At Work sono numerose: prima di tutto costituisce un mezzo per far sì che i colleghi interagiscano in maggior misura, inoltre è uno strumento di comunicazione interno che favorisce la privacy dell’azienda (parlare di progetti aziendali con un account personale potrebbe rivelarsi poco sicuro). Infine favorisce la collaborazione tra dipendenti che, attraverso i profili e le descrizioni dei colleghi, sapranno trovare la persona adatta ad un lavoro in fase di avviamento. Il sito ufficiale del progetto, work.fb.com, è stato aggiornato di recente e tutte le aziende, dopo una prima fase di test riservata a un gruppo ristretto di piccole e grandi aziende, hanno la possibilità di creare un account e invitare tutti i propri dipendenti, creando così dei gruppi di lavoro direttamente all’interno di Facebook. Che ne pensate di questa nuova piattaforma? Secondo voi potrà giovare all’ambiente lavorativo l’utilizzo di un social network interno?

FACEBOOK E TWITTER HANNO RIVOLUZIONATO IL MODO DI AFFRONTARE UN ATTENTATO?

FACEBOOK E TWITTER HANNO RIVOLUZIONATO IL MODO DI AFFRONTARE UN ATTENTATO?

La tragedia accaduta venerdì 13 novembre a Parigi ha confermato come i social network, in particolare Facebook e Twitter, siano ormai fonte d’informazioni e di aiuto per i cittadini di tutto il mondo. Senza però evitare le immancabili polemiche. Vediamoli nel dettaglio…. TWITTER E GLI HASHTAG PER SOCCORRERE #Porteaperte La prima reazione dopo l’attentato è un hashtag che viene rimbalzato su Twitter. #PorteOuverte (porte aperte) è la risposta social su iniziativa dei cittadini parigini per soccorrere le persone bloccate in strada dopo gli attacchi, soprattutto nelle vie e nei quartieri dove sono avvenuti assalti e sparatorie. Una solidarietà inattesa, non richiesta, ma molto veloce ed efficace. #PorteOuverte e il nome di una via: l'offerta di un rifugio a passanti che non sapevano dove andare. Un posto-letto a chi non riusciva a rientrare negli hotel o a casa propria. Un tweet, ma con qualche prudenza. Tra le raccomandazioni più diffuse, non indicare la propria esatta collocazione, ma raccordarsi solo con messaggi privati. L'hashtag è rapidamente salito tra i “trending topic”, cioè fra le parole più twittate in Francia. #PrayforParis Tanti sono stati anche i messaggi Twitter che hanno rimbalzato le raccomandazioni diffuse dalla polizia. Consigli su dove andare e come comportarsi, i recapiti di emergenza delle ambasciate straniere presenti a Parigi, gli aggiornamenti in tempo reale su quello che stava accadendo e sui punti colpiti. A turisti spaesati e smarriti che si localizzavano via Twitter, chiedendo la strada più breve per tornare all'alloggio, i parigini hanno comunicato indicazioni stradali e percorsi alternativi. Il sistema dei taxi a un certo punto ha spento i tassametri e ha offerto passaggi gratuiti, per facilitare le operazioni di rientro di coloro che erano ancora in giro. Molti i tweet di solidarietà, da ogni parte del mondo, con la parola chiave #PrayforParis o #JeSuisParis. Mentre "Pace per Parigi", il graffito della pace con incastonato al centro la Torre Eiffel, disegnato da Jean Jullien, è diventato subito virale su internet: un simbolo, come le matite spezzate di Charlie Hebdo. FACEBOOK E IL SAFETY CHECK Le reazioni agli attentati hanno coinvolto anche Facebook. Come accaduto con il terremoto di aprile in Nepal, il noto social ha subito attivato il “Safety Check”, un servizio che permette di comunicare agli amici che si è in salvo e si sta bene. A chi veniva localizzato nella capitale francese, Facebook notificava anche la funzione “trova velocemente gli amici che sono nell'area coinvolta e collegati con loro. Conferma che stanno bene se ne sei a conoscenza”. Insomma, un altro modo per agevolare i contatti fra le persone coinvolte e che si trovavano in zona. Proprio quest’ultima funzione, ha scatenato l’ennesima polemica sul controllo della privacy degli utenti. LA BANDIERA FRANCESE COME IMMAGINE PROFILO Facebook ha anche reso molto facile condividere la propria empatia per i parigini, lasciando che gli utenti aggiungessero temporaneamente una bandiera francese sulle immagini dei loro profili. Molti hanno colto l’occasione per farlo, postando poesie, preghiere e altre espressioni di dolore. Qualcuno di loro era stato colpito direttamente dagli attacchi. Molti di quelli che hanno scelto di esprimere il loro dolore, tuttavia, non lo erano stati, e secondo qualcuno sono un esempio perfetto di un certo meccanismo psicologico. Quando piangiamo per la tragedia di qualcun altro sui social network, lo facciamo per empatia o narcisismo? Forse un po’ di tutte e due le cose. «C’è un principio di psicologia che spiega che le persone si stringono insieme quando hanno un nemico comune e il mondo si sente giustamente unito contro il terrorismo», ha spiegato Karen North, professoressa di comunicazione ed esperta di social media all’università della California del Sud. Quindi, in ogni tragedia del nostro tempo, le persone cercano il modo di esprimere la loro solidarietà e spesso lo fanno attraverso hashtag e meme. Ma questo meccanismo psicologico non è l’unico ad avere avuto un ruolo, spiega North: c’è anche il principio chiamato “auto presentazione”. «Le persone sono motivate a controllare e plasmare la loro immagine pubblica. Questi eventi offrono un’opportunità per presentarsi come “buoni” e informati», dice North. Mentre #PrayforParis si diffondeva e veniva usato da persone sempre più lontane dalla tragedia, qualcuno ha cominciato a mettere in dubbio la genuinità di quelle preghiere, sostenendo che ci fosse un doppio standard. Se preghiamo per Parigi, hanno chiesto molti, perché non preghiamo anche per Beirut, che è stata attaccata dallo Stato Islamico la settimana scorsa, o qualsiasi altro posto nel mondo dove muoiono persone innocenti? Non è che stiamo pregando per Parigi perché è un posto romantico dove ci piace andare in vacanza? Questo è stata solo una delle molte discussioni sulle proprietà dell’empatia sui social media che sono emerse nei giorni successivi agli attacchi e che, in buona parte, sono ancora in corso.

#STORIADIUNCANCELLETTO DIVENTATO HASHTAG

#STORIADIUNCANCELLETTO DIVENTATO HASHTAG

Raccontare storie di rivincita fa sempre bene al cuore... Oggi raccontiamo la rivincita di un Simbolo che, da tastino inesplorato sulla tastiera dei nostri cellulari anni ’90, considerato solo nel momento della chiamata anonima, ha affrontato le infinite insidie del Web fino a diventarne protagonista assoluto! Stiamo parlando della WebStar per antonomasia, l’Hashtag. L’Hashtag è ormai un fenomeno virale, dopo aver conquistato il suo posto tra le voci del vocabolario, dimora stabilmente in ogni profilo di ogni social in circolazione. Come per ogni creatura consacrata dal web il passo per diventare spesso solo una moda è breve. Creare Hashtag di fantasia, in chiave ironica, è ormai una pratica diffusa, nella quale si dilettano anche tantissimi personaggi famosi nei loro profili ufficiali. Ma non perdiamo di vista qual è la vera finalità di questo strumento. l’Hashtag è un Pass piccolo ma potentissimo che riesce a catapultarci, in un istante, in una Community i cui membri condividono lo stesso nostro interesse verso quel preciso argomento, un meeting dove confrontare le diverse idee che si concentrano intorno al tema dominante. Questo rende i social degli ottimi strumenti di ricerca, abbinando infatti al cancelletto qualsiasi contenuto di cui stiamo cercando informazioni ci troveremo di fronte ad un archivio delle discussioni in merito che hanno avuto luogo su quel social network. Insomma l’hashtag è ormai ovunque, anche oltre il web, tutti, chi più chi meno, sanno cosa sia, ora la questione è diventa un’altra: chi spiega alle nuove generazioni cos’è il cancelletto?

NISSAN IDS CONCEPT: IL FUTURO È A GUIDA AUTONOMA

NISSAN IDS CONCEPT: IL FUTURO È A GUIDA AUTONOMA

Il 29 ottobre 2015 ha avuto inizio la 44esima edizione del “Tokio Motor Show”. Tante le novità nel settore automobilistico, ma tra tutte, la mattatrice dell’evento sembra essere l’innovativa casa Automobilistica nipponica. La Nissan con la sua “IDS Concept” mostra al mondo il futuro della guida autonoma. La IDS ha uno schermo simile ad un Ipad che all’attivazione della modalità di “guida autonoma”, compare al posto del volante (riduttivo chiamarlo tale, ndr ) e pensa a tutto in maniera autonoma, dopo di che bisogna solo godersi il viaggio. Il Concept presentato al Tokio Motor Show somiglia ad una Nissan Leaf in versione iper-aggressiva arrivata da un futuro lontano una decina d’ anni. Tale somiglianza ha senso, in quanto è anch’essa un’auto elettrica con una batteria di 60 kWh, ben il doppio della Leaf. È ultraleggera, grazie ad una carrozzeria che fa un uso abbondante di fibra di carbonio. L'auto del futuro Nissan oltre che ad essere dotata di sensori, telecamere ovunque e un software gestionale ultra-sofisticato, è anche in grado di adattare l'abitacolo a seconda del tipo di guida. [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=h-TLo86K7Ck&feature=youtu.be[/youtube]   La  “killer app” di questa straordinaria vettura, è infatti è la facilita del passaggio dalla modalità di guida manuale a quella “pilotata” e viceversa, che si traduce in una trasformazione degli interni. I sedili ruotano in avanti, l'unità “iPad sorridente” se ne va, ed il volante salta fuori con un nuovo HUD. Attiva invece una volta attivata la modalità completamente autamatica, il volante lascia spazio all’ “iPad sorridente”, e gli elementi interni dell'abitacolo si riposizionano per favorire lo spazio interno ed il diagolo tra i passeggeri. Due interni differenti con il semplice tocco di un pulsante. Che  intelligenza!       Durante la guida manuale, l’auto è in una fase di continuo apprendimento dello stile di guida del conducente, in modo tale che al passaggio in modalità automatica, l’auto possa proseguire il viaggio senza far percepire alcuna differenza ai passeggeri a bordo. Anche se il conducente può intervenire con eventuali correzioni in qualsiasi momento, la Nissan afferma che non rilascerà un’auto con guida autonoma sul mercato, finché tale tecnologia non sarà sicura al 100% in modo tale da permettere al conducente di pensare a tutt’altro in totale sicurezza. La Nissan dice che questo è il futuro; auto a zero emissioni e zero fatalità. Chiamano tali tecnologie due zeri, e promettono che per il 2020 rilascerà sul mercato vetture dotate di tali tecnologie. Comincio a crederci!

5-10-15 20… PERCHE' QUESTI 4 NUMERI CAMBIERANNO IL MODO DI VIVERE LO SPORT?

5-10-15 20… PERCHE' QUESTI 4 NUMERI CAMBIERANNO IL MODO DI VIVERE LO SPORT?

Il mondo dello sport non sarà più lo stesso. Il 5 ottobre 2015 alle ore 20:00 arriva Speffy, lo sport sarà più “Easy” che mai. Speffy è il portale dello sport, il motore di ricerca specifico per centri sportivi e di benessere. Trovare lo sport che cerchi, il centro che fa al caso tuo e le informazioni in merito, non sarà mai stato tanto facile. Perché scegliere Speffy? In che modo potrebbe tornarti utile? Quali sono i vantaggi e le innovazioni che porterebbe nel tuo, personale, modo di approcciarsi allo sport? Ecco 4 utenti tipo che scelgono Speffy, che scelgono di conciliare quindi la voglia di sport alle proprie esigenze: ALESSANDRO: il fitness è il mio mondo. Ho appena rinnovato l’abbonamento annuale nella mia palestra di fiducia, come faccio da anni, ormai sono di casa lì. Ultimamente mi sono appassionato al Crossfit, sono alla continua ricerca di nuove sfide, vorrei iniziare a praticarlo, ma la struttura non è attrezzata a dovere. Grazie a Speffy ho ora la possibilità di farlo dove e quando voglio, senza abbandonare la mia cara, vecchia palestra. GIORGIO: sono un patito del Tennis. Lo pratico da anni. Ultimamente però il mio lavoro mi costringe a viaggiare spesso. Con Speffy prenoto in un attimo, dal mio pc, il campo dove allenarmi. Non c’è meta che non possa raggiungere, mi basta un click. Da ora il lavoro non mi allontanerà più dalla mia passione sportiva. SOFIA: dura la vita della studentessa fuori sede, io ne sono la testimonianza. Non ho un attimo libero e sono sempre nervosa. Devo assolutamente trovare un modo per scaricare lo stress. Un corso di fit boxe farebbe proprio al caso mio. Qui a Roma c’è una palestra ad ogni angolo e io non ne conosco mezza. Il tempo di capire quale sia più vicina alle mie esigenze non c’è, ma c’è Speffy! Imposto i parametri di ricerca e scelgo comodamente il centro adatto, lo sconto del 25% poi… un toccasana per il mio budget limitato. MARTA: sono una casalinga ed una mamma. La palestra che frequento? Casa mia, c’è sempre qualcosa da pulire; i miei personal trainers? I miei figli, stargli dietro è un lavoro a tempo pieno. Eppure, nonostante non stia ferma un attimo, non ho il fisico tonico di un tempo. Ho deciso, prendo in mano la situazione, mi ritaglio un’oretta e la dedico a me stessa per una volta, ma sì… faccio Pilates. Corro su Speffy a cercare il centro più vicino a casa, prenoto il corso per quando avrò un po’ di tempo libero, senza vincoli.   Alessandro, Giorgio, Sofia e Marta hanno trovato il loro perché, i vantaggi di iscriversi a Speffy. Il 5-10-15 alle 20 parte Speffy… Collegati a www.speffy.com e scegli il tuo Perché! SPEFFY Make Sport Easy

COME GOOGLE, FACEBOOK E TANTE ALTRE AZIENDE SI SONO RIFATTE IL LOOK

COME GOOGLE, FACEBOOK E TANTE ALTRE AZIENDE SI SONO RIFATTE IL LOOK

Per un’azienda di successo rifarsi il look è veramente importante e quando si decide di cambiarlo, la  prima cosa che tendenzialmente si cerca di fare è quella di modificare il logo, il marchio, ma spesso non è così semplice. Innanzitutto il logo rappresenta, con la sua immagine, il suo font e i suoi colori,  tutto ciò che è l’azienda, quindi la propria storia, i valori. Una sola piccola modifica al logo potrebbe stravolgere l’intera comunicazione. Proprio per questo la scelta consigliabile è sempre quella di mantenere una certa continuità con il logo precedente, perché gli utilizzatori devono continuare a riconoscere il marchio. Ma perché si decide di fare un “restyling” del logo? Iniziamo a dire che il termine “restyling” viene utilizzato dal designer quando modifica o aggiorna un simbolo, un segno grafico o logotipo realizzato precedentemente. Le motivazioni possono essere diverse, come ad esempio quando si percepisce che il logo è ormai vecchio o superato, quando l’azienda si evolve nel corso degli anni e l’immagine non la rispecchia più, oppure semplicemente perché lo si vuole migliorare e renderlo al passo con i tempi e quindi sempre più moderno. Ecco la lista dei più famosi brand che nel 2015 hanno cambiato il logo: - Google Google ha annunciato il 1 Settembre di aver cambiato il logo. Perché lo ha fatto? Un tempo utilizzavamo Google principalmente da un dispositivo, il computer, mentre oggi interagiamo con i prodotti Google da diverse piattaforme, app e dispositivi anche nell’arco di una stessa giornata. La scelta nasce dall’esigenza di voler stare sempre al passo con i tempi. Il nuovo logo diventa Responsive, per adattarsi agli schermi più grandi e ai più piccoli, senza voler perdere la propria identità. - Facebook Il logo di Facebook è stato realizzato da Joe Kral e Cuban Council nel 2005, utilizzando il font “Klavica” come punto di partenza. Nel corso degli anni la “F” è diventata un vero e proprio simbolo di riconoscimento. Dopo 10 anni il social network da 1 miliardo di utenti si è affidato al proprio team di designer ed a Eric Olson di Process Type Foundry per realizzare il nuovo logo. La differenza con il vecchio logo lo si può notare nel resto delle lettere ma non nella “F” che è rimasta invariata, la “a” è completamente appiattita, più giovanile, le “o” e le “e” sono arrotondate, mentre la “b” è più tradizionale rispetto alla font originaria da cui è derivato il logo 2005. -Bing Bing, il motore di ricerca di Microsoft, ha cambiato immagine con l’obiettivo principale di uniformare la sua identità Corporate con il resto dei loghi degli altri brand Microsoft: Office, Xbox, Windows. Il colore del logo è passato da blu ad arancione con toni dorati, ovvero gli stessi colori di uno dei quadrati del logo Microsoft, dimostrando così l’importanza di questo prodotto nella strategia globale della società. - Yahoo Cambiare il logo di Yahoo fa parte del grande progetto di Marissa Mayer per rinnovare la società dopo 18 anni. Si tratta di un logo nuovo e moderno che mantiene però un riferimento alla sua storia: il punto esclamativo e il viola. Molti non sono soddisfatti da questo cambiamento, sostenendo che si tratti di un logo meno divertente del precedente e molto più concentrato sul business. - Paypal A differenza di molti marchi, che si adattano all’ambiente online, il rinnovamento di Paypal ha l’obiettivo contrario, cioè di adattarsi all’ambiente offline. Da un punto di vista emotivo, le due P hanno un obiettivo chiaro per il marchio: la connessione tra persone, o meglio, “People Powered Economy”. Tuttavia, possiamo trovare anche recensioni che dicono che il cambiamento sia dovuto al non voler essere confuso con un’altra P… quella del cartello del parcheggio!!! - Alitalia L’azienda italiana di voli non è nuova nel realizzare il restyling del proprio logo. 46 anni fa nasceva il logo originale e solo nel 2005 si pensò di modificarlo. Proprio nel pieno della crisi economica della compagnia, si spesero ben 520.000 euro solo per inclinarlo. Oggi, dieci anni dopo, nel 2015 la compagnia ha richiesto nuovamente un restyling e il risultato non è troppo diverso dal precedente: cambia solo la tonalità del verde e qualche lettera più allungata. I costi non sono dati di saperlo, ma pensando a quelli dell’ultima modifica, sicuramente saranno stati molto alti.   -Reebook: Questo brand di 121 anni ha cambiato il logo una volta modificato il proprio target, che è passato da atleti e sport d’elite, ad altri come crossfit, yoga, danza e aerobica. Il nuovo simbolo del Delta (quarta lettera dell’alfabeto greco) è usato in matematica e in fisica come l’incremento di una variabile. L’idea è motivare gli utenti a cambiare stile di vita, un cambiamento che è non solo fisico, ma anche sociale e mentale.

D'ESTATE GLI ITALIANI VANNO IN VACANZA...SU FACEBOOK

D'ESTATE GLI ITALIANI VANNO IN VACANZA...SU FACEBOOK

Metti un italiano con uno smartphone in una giornata estiva, cosa otterrai? Chiaro: un aumento considerevole di condivisione di immagini e video sui social. È questo il dato che secondo Facebook dovrebbe far drizzare le antenne alle aziende che stanno decidendo come investire i loro budget in digital advertising. La piattaforma social di Zuckerberg ha ben 26 milioni di utenti in Italia, di questi 21 milioni si connettono tutti i giorni. Ma è il mobile il dato più interessante: 23 milioni di persone utilizzano Facebook dai loro smarphone e 18 sono i milioni di utenti che lo fanno quotidianamente.   Ma cosa accadrà nei mesi estivi? A quanto pare gli italiani sotto l’ombrellone non riporranno il loro smartphone in borsa per godere di un bagno rinfrescante, al contrario: l’attività su Facebook aumenta. In particolare si registra un aumento nella fruizione di contenuti video sulla piattaforma, con circa 5,3 milioni di video condivisi. Seconda, per poco, è la condivisione di foto che aumenta di 1,64 volte durante la stagione calda. A postare maggiormente sono le donne, circa il 51% dei video hanno infatti matrice femminile, mentre gli uomini sono al 49% (forse troppo impegnati a schiacciare un pisolino all’ombra).Tutti questi numeri sono chiaramente un invito a pensare concretamente di investire su Facebook quando si tratta di pubblicità: “Facebook è nato come social network, ma oggi non può essere più considerato semplicemente in questo modo, visto che è utilizzato dal 90% del target delle imprese di largo consumo” – così ha affermato Valerio Perego, Head of Agency Partnership di Facebook Italia – “Si tratta di una vera e propria piattaforma di marketing“. Il contenuto visuale è il re dell’estate, come c’era da aspettarsi: chi non cede alla tentazione di fotografare il meraviglioso posto in cui si trova per suscitare l’invidia di chi è rimasto a casa?  

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