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Redazione Dasir

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COME UNIRE DUE PAGINE UGUALI SU FACEBOOK

COME UNIRE DUE PAGINE UGUALI SU FACEBOOK

Hai appena creato una pagina su facebook per la tua attività, inizi a curarla, condividi foto, post ed altro, la suggerisci agli amici e vedi che i risultati iniziano a darti soddisfazione… finchè non ti accorgi che cercando la tua pagina ne esce un’altra che parla della tua stessa attività. Come è successo poco importa, sarà stata un’incomprensione tra te e il tuo collega e adesso diventa difficile e controproducente gestirle entrambe e una deve essere eliminata. È un peccato però perdere così tanti fan che già ti stanno seguendo, sarebbe meglio conservarli tutti, e gli sviluppatori di facebook hanno ammesso anche questo tipo di errore: vediamo Come unire due pagine uguali su facebook. Premesse: Bisogna necessariamente essere amministratori di entrambe le pagine da unire; I nomi delle due pagine devono essere simili; La pagina che si otterrà alla fine sarà quella che all’inizio aveva il maggior numero di “mi piace”, che saranno sommati a quelli dell’altra pagina; I contenuti, foto, post, informazioni ecc della pagina più piccola andranno persi ed è bene quindi salvare ciò che reputiamo importante; L’azione è irreversibile.   In realtà esiste più di un modo, adesso illustrerò quello che personalmente trovo più semplice ed immediato:   Utilizzando facebook dal profilo personale (senza switchare sull’utilizzo come pagina) fai click su questo url: https://www.facebook.com/pages/merge/   OPPURE sempre dal profilo personale cerca una qualsiasi delle tue pagine, fai click su impostazioni à generali à unisci pagine à unisci pagine doppie;   Comparirà questa schermata: adesso scegli le due pagine da unire dai due menù a scomparsa e fai click su unisci pagine   Complicazioni: se compare questa schermata: Le due pagine hanno nomi troppo diversi per essere unite: per ovviare al problema andiamo col nostro account sulla pagina con meno fan (il nome può essere cambiato una volta sola, ci conviene utilizzare questo “bonus” per la pagina che morirà): click su impostazioni à informazioni sulla pagina à nome à modifica e scrivere lo stesso nome dell’altra pagina (il nuovo nome sarà approvato dopo 14 giorni). Ripetere le operazioni di unione da capo.   Se compare questa schermata: non ha bisogno di spegazioni: è stata selezionata due volte la stessa pagina, ripetere l’operazione senza fare confusione.

ANNUNCIATO IL NUOVO EVENTO SAMSUNG: "GALAXY UNPACKED". IN ARRIVO IL GALAXY S6

ANNUNCIATO IL NUOVO EVENTO SAMSUNG: "GALAXY UNPACKED". IN ARRIVO IL GALAXY S6

“What’s next?” Il nuovissimo Samsung Galaxy S6 Samsung ha annunciato ufficialmente via twitter il prossimo evento “Galaxy Unpacked” che si terrà il 1 Marzo. Il post è apparso su twitter in questi giorni e recita: “What’s next? The answer will be revealed March 1st at #Unpacked. #TheNextGalaxy”. Il colosso coreano dell’elettronica ha già inviato gli inviti a tutte le principali testate giornalistiche del mondo con all’interno un’immagine volutamente poco chiara che raffigura molto probabilmente un device curvo e una particolare frase, “What’s Next”, che punta a stimolare la curiosità della platea. Secondo gli ultimi rumors pubblicati dal noto blog francese NowhereElese.fr il nuovo Galaxy sarà appena più grande e sottile dell’attuale S5. Inoltre il suddetto blog fornisce anche alcuni particolari molto interessanti, tra cui: -Altezza: 142 mm; -Larghezza: 72.5 mm; -Spessore: 8.1 mm; -Processore: 64-bit Exynos 7420; -RAM: 3GB; -Sensore di impronte digitali notevolmente migliorato; -Display: display Super AMOLED da 5,1 o 5,5 pollici; -Risoluzione: 2.560×1.440 pixel; -Fotocamera posteriore: 20 megapixel capace di registrare video in 4K; -Fotocamera frontale: 5 megapixel; -LED-flash e sensore di frequenza cardiaca integrati in una singola unità.   Da questi rumors però non si evince alcuna forma curva del device il che ci può far pensare ad una forma “ondulata” dovuta ad una particolare fotocamera posteriore. Cosa ne pensate di questo nuovo device? E soprattutto sarà davvero un device curvo? Non ci resta che aspettare il 1 Marzo per scoprire tutte le novità che casa Samsung ci proporrà insieme al nuovo Galaxy.

MI NOTE XIAOMI, LA RINCORSA DEL GIGANTE CINESE

MI NOTE XIAOMI, LA RINCORSA DEL GIGANTE CINESE

Il produttore di smartphone cinese sfida l’alto di gamma di casa Apple e intimidisce Samsung. Xiaomi è il più dinamico produttore di smartphone cinese, terzo nella classifica mondiale che con l’uscita del nuovo Mi Note si profila come un’ottima alternativa ai phablet iPhone 6 Plus di Apple e Galaxy Note 4 di Samsung. Il debutto del dispositivo touch screen è previsto entro la prima metà dell’anno in Europa, mercato la cui utenza è decisamente più pretenziosa di quella asiatica. Il paragone con l’iPhone 6 è inevitabile, in quanto, già al momento della presentazione del nuovo prodotto dell’azienda di Beijing, è stato lo stesso CEO e cofondatore, Lei Jun, a dilungarsi sulle differenze dei due dispositivi sottolineando quanto il suo prodotto fosse migliore. I vantaggi che si trarrebbero dall’acquisto dello smartphone cinese consisterebbero innanzitutto in un risparmio dovuto al prezzo più basso che Xiaomi riesce a garantire grazie ai costi contenuti. Vendendo i telefonini al prezzo di fabbrica, infatti, si punta tutto sui guadagni derivanti dai servizi collegati. [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=X6ku-ta3czk[/youtube]   Specifiche Tecniche Lo smartphone ha dimensioni generose visto lo schermo da 5.7 pollici, le stesse del Galaxy Note 4 di Samsung, ed utilizza il sistema operativo Android con interfaccia personalizzata MIUI 6 (derivato da 4.4.4 Kitkat). La fotocamera principale è da 13 Megapixel con apertura f/2.0 e stabilizzatore ottico dell’immagine, il processore Snapdragon 801quad-core da 2.5 GHz, scheda grafica Adreno 330, memoria Ram da 3GB, spazio di archiviazione da 16 o 64 GB e batteria da 3000 mAh. Il prezzo del Mi Note sarà di circa 315 € (l’equivalente di 2.299 yuan) per la versione da 16GB e di circa 385€ (l’equivalente di 2799 yuan) per i 64GB.       Nessun compromesso dunque per questo prodotto dal design gradevole che si differenzia in maniera decisa dalle cosiddette “cineserie” e da tutti gli altri prodotti di importazione asiatica.  Confronto con L’iPhone 6 Mi Note è “più corto, più sottile e leggero rispetto all’iPhone” secondo le parole espresse da Lei Jun alla presentazione del nuovo gioiello del Miglio. Inoltre lo smartphone di Xiaomi non ha la telecamera che sporge oltre il profilo del telefono e lo schermo è decisamente più grande, il tutto offerto ad un prezzo di due terzi inferiore al celebre smartphone Apple a tal punto da minacciare anche la quota di mercato di Samsung nell’alto di gamma.   (Photocredit: Courtesy of Xiaomi)

CYBERCRIME: SALE LA TENSIONE, IN ITALIA RINNOVATO ACCORDO VODAFONE-POLIZIA

CYBERCRIME: SALE LA TENSIONE, IN ITALIA RINNOVATO ACCORDO VODAFONE-POLIZIA

“Cyberterrorism Is Country's Biggest Threat” – così Obama, il Presidente degli Stati Uniti, esordisce durante l’ultimo incontro sulla sicurezza alle Nazioni Unite L’allerta è tornata di nuovo alta dopo gli attentati che hanno colpito in Francia il settimanale satirico Charlie Hebdo, e le continue “provocazioni” dell’ISIS. Proprio per questo motivo, il governo USA ha scelto di prendere delle contromisure specifiche, controllando la rete, per debellare i cyberattacchi. I “CyberWarriors” sono i soldati della rete con il compito di difendere la Nazione, difendere il DOD Information Networks, supportare gli altri combattenti. La rete resta uno dei pochi strumenti non controllabile dai governi, infatti la Jihad utilizza tale mezzo di comunicazione per trovare nuovi adepti, o addirittura utilizzare i social network per organizzare attentati. “Questo è quello che è successo qualche mese fa”, ha rivelato un rapporto stilato dalla Camera dei Comuni di Westminster, l’ala bassa del parlamento del Regno Unito, che ha appunto analizzato la vicenda del soldato Lee Rigby, ripresa persino da alcune telecamere e che sconvolse il mondo intero. Cinque mesi prima dell’attentato di Woolwich, uno dei due, Michael Adebowale, aveva infatti scritto su Facebook che avrebbe voluto uccidere un militare in un modo “sorprendente”. Il soldato Lee Rigby oggi avrebbe potuto essere ancora vivo, se solo Facebook avesse passato all’intelligence britannica il contenuto di alcune chat in cui uno dei due assaltatori annunciava l’attentato. Il profilo di Adebowale, tuttavia, secondo le ricostruzioni del comitato, era stato in precedenza bloccato proprio per contenuti legati al terrorismo, poi ripristinato, ma la vicenda non era arrivata alle pur attente orecchie dei servizi di intelligence del Regno Unito. Facebook ha affermato di non essere a conoscenza di tali messaggi, ha però deciso comunque di istituire un organo interno che filtri le comunicazioni tra utenti, segnalando eventuali utilizzi di parole legate al terrorismo o alla Jihad. Anche in Italia si è pensato di rafforzare l’intelligence che mira a prevenire attacchi informatici e a controllare i contenuti della rete. “Adozione condivisa di procedure d’intervento e di scambio di informazioni utili alla prevenzione e al contrasto degli attacchi informatici di matrice terroristica e criminale”. È questo il cuore dell’accordo sottoscritto qualche giorno fa a Roma tra Vodafone e Polizia di Stato, rappresentate rispettivamente da Stefano Bargellini – Head of Safety, Security and Facilities di Vodafone Italia – e dal Capo della Polizia Alessandro Pansa. Dal cybercrime in senso più ampio fino al cyberterrorismo, la materia è sempre più di attualità. A occuparsene in questo caso sono gli specialisti del Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche (C.N.A.I.P.I.C.) della Polizia Postale e delle Comunicazioni. Supportati, appunto, anche dal know-how e dalla rete Vodafone, da sempre attentissima alla sicurezza. La sinergia tra Vodafone e Polizia di Stato ha preso ufficialmente il via il 20 gennaio 2010, con la messa in atto del decreto del Ministro dell’Interno “che ha individuato le infrastrutture critiche informatizzate di interesse nazionale, ovvero i sistemi ed i servizi informatici o telematici, gestiti da enti pubblici o società private, che governano i settori nevralgici per il funzionamento del Paese”.  

SOCIAL LENDING: ARRIVA IL NAPSTER DEL DENARO PER CONDIVIDERE I RISPARMI

SOCIAL LENDING: ARRIVA IL NAPSTER DEL DENARO PER CONDIVIDERE I RISPARMI

I famosissimi sistemi peer to peer si evolvono e finalmente permettono di prendere e dare denaro in prestito a perfetti sconosciuti a condizioni decisamente più vantaggiose rispetto a quelle praticate dalle banche. I primi prodotti “scambiati” in rete sono stati, grazie a Napster, i file musicali. Successivamente a questo esperimento sociale, al file sharing è seguita la possibilità di subaffittare le abitazioni grazie al portale online Airbnb e l’opportunità di condividere la propria auto offerta da Uber. Adesso è il turno dei risparmi e così aziende, realtà finanziarie e famiglie hanno finalmente la possibilità di attuare un legale sistema di “sharing” del denaro. Per gli investitori i vantaggi derivanti dall'utilizzo di questo sistema sono notevoli e riguardano gli elevati tassi di interesse mediamente più alti di quelli corrisposti dagli investimenti tradizionali, mentre, per coloro che scelgono di prendere a prestito, interessi, spese e commissioni sono molto più convenienti di quanto proposto da finanziarie e banche. Funzionamento e calcolo del rating Per poter valutare la solvibilità di coloro che richiedono un prestito ed esprimere dunque un rating, gli intermediari sono assistiti da potenti software che tracciano il profilo del richiedente analizzando una grande quantità di dati tra cui: ubicazione geografica, cronologia di navigazione, acquisti online, età, interazione con i social network ecc. Le commissioni delle piattaforme di social lending sono decisamente elevate ed oscillano tra l’1 e il 5%, percentuale che, diversamente da quanto accade per gli istituti di credito tradizionale, viene pagata sia dal finanziatore sia da chi prende a prestito. Tuttavia il risparmio per chi prende a prestito attraverso queste piattaforme è notevole e, secondo quanto dichiarato sul sito di Smartika, la principale piattaforma di social lendig in Italia, si aggira intorno al 25% rispetto ai tassi praticati dalle banche. L’efficace sistema di minimizzazione dei rischi consente e prevede il frazionamento delle somme date a prestito messe a disposizione degli investitori, evitando di mettere in pericolo il denaro degli intermediari. Si viene a creare un mercato interno al network dove i tassi vengono negoziati in tempo reale così come accade in Borsa. In Inghilterra e negli Usa il fenomeno è in grande crescita e gli operatori peer to peer si sono quotati in Borsa con guadagni miliardari. Il rischio però che il social lending non è riuscito ad aggirare riguarda l’identità nascosta di coloro che partecipano alle transazioni, impedendo così la tutela legale del creditore tipica invece delle tradizionali attività finanziarie.     (Photocredit Smallbiztrends.com/notgiveup.com)

FACEBOOK…IL NUOVO “CHI L’HA VISTO” MADE IN U.S.A?

FACEBOOK…IL NUOVO “CHI L’HA VISTO” MADE IN U.S.A?

Facebook introduce gli avvisi che segnalano i bambini scomparsi Facebook è nato come un social network, ed è riuscito a imporsi come IL social network. Poi è diventato dispositivo di lavoro usato da marketers e agenzie di comunicazione. Successivamente con Adv si è reso strumento principale per pubblicità e inserzioni online. Ora la “gallina dalle uova d’oro” di Zuckerberg arriva persino nei reparti della polizia statunitense, introducendo gli avvisi che segnaleranno i bambini scomparsi. Ebbene si, nel flusso di notizie del social network per eccellenza saranno inseriti gli Amber Alert, i quali appariranno come una sorta di allarme sui bambini scomparsi, con foto e informazioni decise dalle forze dell’ordine. Quest’iniziativa è l’ultima mossa vincente del nerd di Palo Alto, il quale mettendo a frutto ancora una volta il potere della community, aumenta sempre più i servizi e gli usi della rete sociale più conosciuta al mondo. Ora c’è solo da chiedersi…quale sarà il prossimo scacco matto?

FACEBOOK AT WORK, ANCHE L’AZIENDA DIVENTA SOCIAL

FACEBOOK AT WORK, ANCHE L’AZIENDA DIVENTA SOCIAL

Facebook tenta il grande passo: arriva Facebook at work, la nuova piattaforma social destinata al mondo del lavoro. “Facebook at work” è la nuova app per smartphone lanciata dalla società di Mark Zuckerberg disponibile per App store e Android. L’applicazione permette ad ogni utente di creare un proprio work account e utilizzare tutti gli strumenti offerti già dal social network per interagire con i propri colleghi, poiché le notizie condivise saranno visibili esclusivamente dalle persone che lavorano nella stessa azienda. Il profilo at work è infatti separato dall’account personale e includerà automaticamente le informazioni rilasciate dal datore di lavoro come ruolo in società e contatti aziendali, in più sarà personalizzabile aggiungendo foto del profilo e altri dettagli nella sezione About. L’ultima sfida lanciata da Zuckerberg è diretta proprio alle società come Microsoft e IBM che offrono funzioni di comunicazione aziendale come Office e Connection. Infatti le aziende che apriranno un profilo Facebook at work non solo potranno farsi pubblicità, ma avranno la possibilità di creare un vero e proprio “gruppo” aziendale con cui condividere comunicati o avvisi in modo totalmente privato. In questo caso il vantaggio di utilizzare una piattaforma come quella di Facebook rispetto a quelle dei diversi concorrenti è sicuramente la familiarità dei suoi strumenti rispetto ad altri meno utilizzati, proponendosi come rimpiazzo alle funzioni di mailing interne che oggi appaiono sempre più inefficienti. Facebook vuole scrollarsi di dosso l’etichetta di piattaforma pensata soprattutto per i “consumer” e arrivare a raggiungere anche gli ambiti lavorativi. Riuscirà in questo scatto di maturità?

È LA MELA PIÙ FAMOSA DEL MONDO: COME NASCE IL LOGO APPLE?

È LA MELA PIÙ FAMOSA DEL MONDO: COME NASCE IL LOGO APPLE?

Nel 1976 un ex socio di Steve Jobs disegnò il primo logo della Apple Computer rappresentando in un’immagine Isaac Newton seduto sotto ad un albero di mele. La scelta non era casuale. Si dice, infatti, che Jobs fosse un grande amante delle mele, passione che portò alla scelta del nome della ormai nota società. Tuttavia la grafica eccessivamente particolareggiata e poco accattivante non convinsero il fondatore della Apple che già nel 1977 decise di rinnovare il logo affidando al grafico Rob Janoff il compito di ideare una nuova immagine. Nacque così il logo della mela morsicata, per il quale fu sfruttato il gioco di parole derivante dalla parola morso, in inglese bite, che rimandava dunque ai bit e ai byte tipici del linguaggio informatico. Inoltre, la mela mangiucchiata rappresentava una esplicita allusione al peccato originale volto a sottolineare l’evidente carattere trasgressivo e anticonformista della Apple. Il primo modello del logo fu disegnato da Janoff in una versione monocromatica, ma successivamente fu modificato su volere dello stesso Jobs per sostenere l’Apple II e la sua innovativa interfaccia a colori. Il risultato fu una mela segnata da una serie di bande orizzontali colorate come un arcobaleno. Infine nel 1998 si tornò alla versione nel suo colore unico. Ancora una volta una lezione di stile dalla mela morsicata più conosciuta al mondo!  

“BE MY EYES”, LA NUOVA APP CHE PRESTA GLI OCCHI AI NON VEDENTI

“BE MY EYES”, LA NUOVA APP CHE PRESTA GLI OCCHI AI NON VEDENTI

Il nome dice tutto: Be My eyes ( Sii i miei occhi ) , l’idea che sfrutta la tecnologia per aiutare chi affetto da disabilità visiva.   In un mondo in cui l’opinione comunemente accettata è che la tecnologia ci isoli, vale la pena anche considerare l’altro lato della medaglia. Sempre più spesso la tecnologia informa, unisce, aiuta. Dà l’occasione di metterti in gioco e sostenere qualcuno anche a milioni di chilometri di distanza, anche qualcuno che non conosci. Qualcuno come un non vedente. È il caso della nuovissima app Be My Eyes, sviluppata da un team danese per supportare i non vedenti nelle attività quotidiane. Il “network degli occhi” connette le persone affette da disabilità visiva con volontari provenienti da tutto il mondo tramite video-chat. Funziona così: al momento della registrazione si sceglie una delle due categorie disponibili, ovvero vedente o non vedente e le lingue parlate. Nel momento in cui il non vedente richiede assistenza tramite l’app, si creerà una connessione audio-video con il primo volontario vedente disponibile, il quale grazie alla fotocamera potrà individuare la posizione del non vedente e fornirgli le indicazioni di cui ha bisogno. Ad oggi l’unico limite sta nel sistema operativo, perché l’app è disponibile solo per IPhone. Sembra però sia un ostacolo provvisorio, visto che i fondatori stanno cercando ( qui il link all’annuncio ) un mobile developer di altri sistemi operativi come Android, così da essere veramente completa e pronta per essere scaricata da tutti noi. LEND YOUR EYES TO THE BLIND! [embed]http://vimeo.com/113872517[/embed]

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