Facebook e Privacy: come sono usati i nostri dati

Facebook e Privacy: come sono usati i nostri dati

Facebook è stato recentemente investito da un nuovo scandalo legato all’utilizzo improprio dei dati sensibili degli utenti da parte di una società di analisi, Cambridge Analytica. Tale società è riuscita ad estrarre dati utili, di oltre 50 milioni di utenti, per le ultime campagne presidenziali USA, senza richiedere alcun permesso esplicito. I social network negli anni hanno dimostrato noncuranza per i dati posseduti permettendo spesso accessi ed usi impropri. La situazione è aggravata dalla mole di informazioni sensibili possedute da tali sistemi tra cui: - Nome, genere, data di nascita, email, numero di telefono; - Pubblicità con cui l'utente interagisce; - Scuola, luogo di nascita e residenza, lavoro, social; - Indirizzi IP da cui l'utente si collega, informazioni geografiche; - Amici a cui si è connessi; - Attività compiute sul social dal momento dell'iscrizione Facebook deve ovviamente trarre un profitto da questi dati. Mark Zuckerberg ha dichiarato ai membri del Senato USA che Facebook non vende i dati degli utenti, ma permette alle aziende di richiedere uno specifico target a cui il social fornisce l'Advertisement. Quanto detto è vero in parte in quanto Facebook combina i dati degli utenti per fornire direttamente pubblicità mirata agli stessi. Le aziende richiedono al social network un target da raggiungere, Facebook ricerca gli utenti nel proprio database e gli propone pubblicità mirata. Sembrerebbe che il Social non fornisca mai i dati degli utenti e non li venda, in realtà è possibile estrarre dati da Facebook in vario modo. Questa fuga di dati ha dimostrato come Facebook non faccia abbastanza per preservare e garantire la privacy degli utenti ed evitare la fuga di dati, seppur non venda esplicitamente i dati dei suoi utenti.

Pubblicato il 13 apr 2018

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MASDAR CITY: FACCIAMO UN GIRO NELLA “CITTÀ DEL FUTURO”

A diciassette chilometri a sud-est di Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti si trova Masdar City. Da lontano, sembra un piccolo business park che è stato sradicato da un sobborgo e piantato nel deserto. Entrando in città però, si percepisce subito che Masdar rappresenta il futuro della vita urbana sostenibile. [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=Llzq9YMsPP8[/youtube] A pochi metri di distanza, sulla sabbia del deserto la temperatura arriva a 35°C. Qui, per le strade di Masdar, la temperatura è di 20°C. La differenza è per il modo in cui la città è stata costruita: una torre di 45 metri di altezza aspira l'aria dall'alto e spinge l’aria fresca verso le strade. La città è leggermente sollevata dalla terra, gli architetti dicono che raffredda l'aria. Inoltre, gli edifici si trovano vicini tra loro, a differenza degli Emirati Arabi, creando ombreggiate vie pedonali. "Quando si guarda l'intero concetto di Masdar nel 21° secolo, è lo stesso che la Nasa ebbe nel 20° secolo", dice Fred Moavenzadeh, il presidente del Masdar Institute per la Scienza e la Tecnologia (MIST). "Ha la stessa logica, la stessa filosofia. La Nasa ha messo un uomo sulla Luna per mostrare i punti di forza degli Stati Uniti in quel campo della tecnologia. E Masdar è stato sviluppato per dimostrare l'impegno di Abu Dhabi per pulire l'aria". Masdar è gestita da una società controllata dal governo di Abu Dhabi, è energeticamente efficiente e quasi senza auto: il progetto mira a dimostrare che le città possono essere sostenibili, anche in ambienti duri come questi. L'intera comunità è alimentata da un campo di 22 ettari di 87,777 pannelli solari più tutti i pannelli sui tetti degli edifici. Le automobili sono state sostituite da una serie di veicoli elettrici che traghettano i residenti intorno alla città. Il design delle pareti degli edifici ha contribuito a ridurre la domanda di aria condizionata del 55%. Non ci sono interruttori della luce o rubinetti: solo sensori di movimento che hanno tagliato il consumo di elettricità del 51% e l'utilizzo di acqua del 55%.       Progettata dallo studio di architettura inglese Foster & Partners, con il contributo di artisti come Jean Marc Castera, gli edifici da lontano fanno guardare a Masdar come un cubo perfettamente battuto. Resta il fatto che gli studenti dell'università sono i soli residenti quindi Masdar non può essere definita un vero e proprio centro urbano. Ci sono una manciata di bar, un supermercato biologico, una banca e un'agenzia di viaggi. Ma i bar sono morti al di fuori degli orari dei pasti, e gli agenti di viaggio dicono che vendono solo ai docenti. Infatti, la città ha una lunga strada da percorrere prima che raggiunga quello che i suoi fondatori hanno sperato nel 2006. Allora, Masdar fu immaginata dal governo degli Emirati come il più grande insediamento a zero emissioni di carbonio al mondo. Entro il 2015, sarebbero dovuti esserci 50.000 abitanti e 40.000 pendolari. Sarebbero dovuti esserci mulini a vento che producono energia elettrica in loco, e verdure coltivate ai suoi margini. Sarebbero dovuti esserci un focolaio di imprese, con 1.500 nuove imprese verdi e start-up da 10.000 nuovi dipendenti, aggiungendo 2% al PIL di Abu Dhabi. Ma già nel 2010, la data di completamento fu rinviata al 2025. Ad oggi, il progetto non ha end-point programmato. Il progetto nasce nel 2006, quando una lettera arrivò sulla scrivania di Gerard Evenden, senior partner presso la società di Norman Foster. "Abbiamo ricevuto questa lettera di punto in bianco", Evenden ricorda. "Abu Dhabi stava cercando di costruire una città sostenibile, siete interessati a partecipare?" L'offerta era un cambiamento nel modo di pensare da parte del governo arabo. Quell'anno, Sua Altezza lo Sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan - presidente degli Emirati Arabi Uniti e governatore di Abu Dhabi - ha avuto un'idea. Sapeva che la principale fonte di ricchezza di Abu Dhabi, il petrolio, sarebbe poi esaurito. Così ha chiesto ai suoi consiglieri di tracciare un piano a lungo termine che consentisse al Paese di diversificare la sua economia lontano da idrocarburi. La risposta: le energie rinnovabili. L'idea era costruire una città completamente funzionale, che ispirasse una migliore comprensione locale e maggiori investimenti in energia verde e sulla tecnologia, che Masdar potesse agire come un incubatore per una nuova generazione di imprenditori Emirati. A sua volta, questa nuova forza lavoro avrebbe accelerato sia la reincarnazione del Paese da un'economia di olio a uno basato su energie rinnovabili, sia allo stesso tempo aiutato a stimolare una popolazione locale a lungo coccolati da alti stipendi statali e sussidi. Purtroppo dal 2012 ad oggi i lavori di costruzione e implementazione si sono fermati. La città, per il momento, copre quattro chilometri quadrati. Alcuni edifici sono completamente vuoti e nelle strade si incontra il personale della sicurezza e quello delle pulizie, perché i pannelli fotovoltaici e le altre strutture devono essere protette dai danni provocati dalla polvere del deserto. Gli studenti, appena un centinaio, sembrano gli unici abitanti della città. Si dovrà ancora pazientare per vedere un vero sviluppo della zona, ma sarebbe politicamente impensabile abbandonare il progetto. Masdar, tuttavia, rappresenta un modello difficile da riprodurre poiché è troppo isolata e costosa ed è stata pensata principalmente come centro d’affari. Diverso invece il caso di Songdo, città pianificata in Corea del Sud, che è stata costruita per accogliere strutture pubbliche come scuole, centri culturali e campi sportivi. C’è da chiedersi se Masdar City sia destinata a restare un progetto lasciato a metà o possa davvero fare da traino per lo sviluppo tecnologico ed ecologico del territorio.

LA CRESCITA DEGLI ACQUISTI ONLINE IN ITALIA

Occupandoci anche di consulenza software, i nostri clienti ci chiedono spesso se conviene o no fare un eCommerce per la propria attività. La risposta la potete trovare in questo articolo. L’eCommerce in Italia è in crescita dal 2010: dopo aver ottenuto un incremento del 16% nel 2014, l’eCommerce ha registrato per il 2015 un’ulteriore crescita del 16% che porterà il mercato a superare i 15 miliardi di euro. È il dato stimato in occasione del Netcomm eCommerce Forum, che si svolge alla presenza di oltre 4.000 invitati, tra aziende, professionisti e giornalisti. Il Mobile Commerce si conferma tra i principali fenomeni dell’eCommerce in Italia: gli acquisti tramite Smartphone crescono del 78% nel 2014 e stanno registrando un’ulteriore crescita del 68% nel 2015, con un valore triplicato in due anni, da un totale di 610 milioni nel 2013 a 1,8 miliardi di euro nel 2015. Secondo le ultime stime di Ecommerce Foundation, in tutto il mondo le vendite complessive di beni e servizi online si attesteranno sui 2.100 miliardi di dollari a fine 2015 (erano 1.840 miliardi a fine 2014), ovvero il 5% sul totale complessivo delle vendite retail. Sono in media il 75% gli utenti che nel mondo accedono al web tramite dispositivi mobili. Se, poi, analizziamo la sola Europa le previsioni per il 2015 si stima a 470 miliardi di euro il fatturato complessivo di beni e servizi acquistati tramite eCommerce, con una preponderanza del 54% dei beni rispetto al 46% dei servizi. In Europa la popolazione di e-shopper supera i 230 milioni di individui e sono circa 2,5 milioni i posti di lavoro che direttamente o indirettamente l’eCommerce sta generando nel Vecchio Continente. Nel corso del 2014 i 3 Paesi europei in cima all’ideale classifica delle vendite online che catalizzano il 60% delle vendite online sono: Uk con 122 miliardi di euro, Germania con 70 miliardi, Francia con 56,8. I settori che più contribuiscono alla crescita sono Turismo (+14%), Informatica ed elettronica di consumo (+21%), Abbigliamento (+19%) ed Editoria (+31%). Rilevante anche l’apporto dei settori emergenti: Food&Grocery, Arredamento e Home living, Beauty (cosmetica e profumeria) e Giocattoli superano insieme quota 1 miliardo di €. Gli acquisti via Smartphone crescono del 64% e valgono il 10% dell’eCommerce nel 2015, il 21% se aggiungiamo quelli via Tablet Mobile Commerce ed evoluzione del consumatore online Gli acquirenti che effettuano almeno un acquisto online nell’arco di tre mesi rappresentano più del 36% della popolazione internet italiana, con 11,1 milioni di consumatori abituali (ossia che effettuano online almeno un acquisto al mese). Lo scontrino medio è di 89 euro, con una ripartizione quasi equivalente tra prodotti e servizi. Nell’esperienza d’acquisto del consumatore, i dispositivi Mobile giocano un ruolo sempre più rilevante: gli acquisti online tramite Smartphone aumentano del 64%, superano il valore di 1,7 miliardi di € valgono il 10% dell’eCommerce nel 2015, il 21% se aggiungiamo quelli via Tablet. “Il consumatore online si sta evolvendo in un acquirente multicanale e multidevice, che non concepisce la sua customer experience come un insieme strutturato di canali e strumenti ma è alla ricerca di un unicum nel quale trovare coerenza e continuità durante la sua interazione con l’azienda,” afferma Roberto Liscia, Presidente Netcomm. “Secondo i dati del Net Retail, 8,5 milioni di individui lo scorso anno hanno cercato informazioni online mentre osservavano un prodotto in un negozio (cosiddetto fenomeno dell’info-commerce). Al tempo stesso si osserva anche la dinamica opposta, il fenomeno dello showrooming: 13,6 milioni di consumatori cercano oggi in un negozio un prodotto già visto online nel mese precedente. Questi dati mostrano molto chiaramente come il consumatore utilizzi canali online e offline non in maniera alternativa o cannibalizzando l’uno con l’altro, ma semplicemente ricercando in ognuno di essi la soddisfazione del bisogno che in quel momento lo spinge ad interagirvi.” Marketing and Advertising Per quanto riguarda il budget speso in pubblicità per la promozione degli e-commerce, lo strumento più utilizzato pare essere il keyword advertising, che ricopre mediamente il 29% delle risorse disponibili. Un leggero decremento si è avuto sugli investimenti dei social media, che godono del 12% del budget contro il 15% del 2014. Malgrado ciò, Facebook pare essere comunque uno strumento molto importante per le aziende che vendono online, infatti il 68% delle aziende lo giudica utile ai fini di crescita del fatturato ed è secondo solo a YouTube. Conclusione La risposta alla domanda dei nostri clienti è ASSOLUTAMENTE SI, conviene ed è importantissimo avere un eCommerce per le piccole o grandi realtà. Sarebbe controproducente non approfittare dell’opportunità di essere online ed essere visibili al mercato mondiale. IMPORTANTE: non bisogna pensare che fare un eCommerce significa fare un sito e quindi affidarsi all’amico di turno, ma affidarsi a specialisti del settore può garantirti un’affidabilità del progetto a lungo termine. Per info circa la realizzazione di un eCommerce contattaci su info@dasir.it [slideshare id=47039814&doc=ecommerce-in-italia-2015-150415132332-conversion-gate01] Fonti: Casaleggio Associati https://www.casaleggio.it/e-commerce/ La Stampa http://www.lastampa.it

SKYPE TRADUCE IN DIRETTA LE VOSTRE CHIAMATE

Sarà sufficiente scaricare l’app per Windows 8.1 o Windows 10 e Skype Translator farà il resto. La piattaforma Microsoft che permette di tradurre in tempo reale durante una chat la voce in quattro idiomi (italiano, mandarino, inglese e spagnolo) e il testo di 50 lingue, esce dalla fase di preview ed è a disposizione di tutti gli utenti. [youtube]https://www.youtube.com/watch?v=mWTySUGXR2k[/youtube] Skype Translator apprende in automatico i diversi modi di parlare delle persone. Una volta ascoltata la frase, un sistema che Microsoft chiama “rete neurale” la analizza e la confronta con milioni di campioni audio precedentemente registrati, trasformandola in una sequenza di possibili parole in formato testuale. A questo punto il sistema rimuove eventuali ripetizioni, intercalare e balbuzie, compiendo la scelta migliore possibile tra le parole che hanno un suono simile. Il risultato è un testo che viene tradotto, anche con il confronto tra i vari modi di dire nelle differenti lingue e viene riprodotto vocalmente nell’altro idioma. Per evitare errori, comunque, accanto al testo tradotto Skype lascerà anche l’originale scritto nella chat. Il riconoscimento della lingua, spiega Microsoft, viene effettuato dal sistema mentre la persona dall’altra parte dello schermo sta ancora parlando. E potrà continuare a farlo mentre la traduzione è ancora in corso: si potrà infatti ascoltare la traduzione a tutto volume e la voce dell’interlocutore a un volume più basso, in modo da seguire la traduzione e avere una conversazione più fluida. C’è anche un’opzione Mute per attivare e disattivare rapidamente l’audio della traduzione, nel caso in cui si preferisca leggere soltanto la trascrizione. Clicca qui per la guida alla configurazione.