Deep Web: l'universo inesplorato della rete

Deep Web: l'universo inesplorato della rete

Cos’è il Deep Web? Perché questo argomento continua ad essere poco conosciuto? Possiamo definirlo come l'insieme dei siti web non indicizzati, composto da pagine web a contenuto dinamico, web software e siti privati aziendali. Questo strumento è nato intorno agli anni ’90 per permettere alle forze militari lo scambio di informazioni segrete non rintracciabili, poi si è inevitabilmente evoluto fino a diventare l’enorme calderone dei nostri giorni. Il Web comprende circa 600 miliardi di documenti ma i classici motori di ricerca ne indicizzano solo 2 miliardi, meno dell'1%. Una mole di materiale inimmaginabile. Esso è un vero e proprio mercato nero che si basa sulla moneta virtuale ovvero il Bitcoin: una valuta acquistabile esclusivamente su Internet, non gestita dalle banche, le cui transazioni sono criptate e anonime al 100%. Come funziona? Tutti i siti che fanno parte dell’internet sommerso hanno il dominio “.onion” e per accedere ad essi sono necessari software speciali che impediscono l’identificazione degli utenti online, nascondendo l’indirizzo IP reale e sfruttando la crittografia. I dati passano direttamente attraverso i server, che agiscono da router, costruendo un circuito virtuale crittografato a strati. Cosa si trova? Una volta entrati nel Deep Web, si naviga tra i vari siti che permettono di fornire informazioni importanti nel perfetto anonimato, come l’accesso a documenti governativi riservati o materiale per fini illeciti. Altri invece consentono a gruppi di dissidenti in paesi retti da regimi autoritari di comunicare tra loro. Anche Edward Snowden e gli attivisti delle primavere arabe, hanno usato questo strumento per sfuggire a censura e controlli. Esattamente come nella vita reale, possiamo trovare cose buone e cose cattive. Dunque il suo utilizzo è consigliato esclusivamente a coloro che sanno ben gestire il binomio tra curiosità e cautela.

Pubblicato il 16 feb 2018

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Bitcoin e il “bitcoin-mining”

Il Bitcoin è stata la prima valuta virtuale. Nata tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 per iniziativa di Satoshi Nakamoto, pseudonimo dietro cui si nasconde il suo fondatore, è attualmente la criptovaluta più conosciuta sul mercato. Al mondo vi sono più di 1.500 criptovalute, ma meno conosciute rispetto al Bitcoin, almeno per ora. La criptovaluta è la forma di pagamento preferita dagli hacker. Malware silenziosi entrano nel computer, non per danneggiarlo né per rubare i dati, ma per estratte bitcoin o altre criptovalute. Vengono eseguiti complessi processi crittografici per estrarre le monete digitali dando origine al fenomeno noto come bitcoin-mining. Altri hacker hanno invece creato malware mascherati da app di criptovaluta, ingannando chi pensa di scaricare app popolari. Un esempio sono le botnet, una massa di computer dirottati usati dagli hacker per l'elaborazione e per l’estrazione di criptovaluta. Quando la botnet Mirai ha colpito nel 2016, gli hacker hanno preso il controllo di migliaia di dispositivi connessi in tutto il mondo. Steve McGregory, direttore dell'applicazione e delle informazioni sulle minacce presso la società di sicurezza Ixia, ha individuato un malware progettato per restare nascosto su macchine compromesse ed estrarre criptovaluta in background. Possedere uno di questi computer significherebbe un drammatico rallentamento delle prestazioni. Secondo i ricercatori di sicurezza di Recorded Future, il malware per attività minerarie è venduto online a un costo inferiore a $ 35. McGregory ha dichiarato che le applicazioni minerarie nel Google Play Store sono state scaricate più di 10 milioni di volte. Su giochi di puzzle, cruciverba e app di tic-tac-toe e su un gioco chiamato Reward Digger, il giocatore, pensando di guadagnare monete virtuali, sta in realtà aiutando gli hacker a estrarre Bitcoin. Dunque il Bitcoin ha cambiato significativamente l’economia globale e con esso anche il mercato della sicurezza informatica.

COME EVITARE DI ESSERE TAGGATI NELLE FOTO DEGLI AMICI DI FACEBOOK

Il concetto di privacy su Facebook è relativo, ma non significa che non si possa limitare, se pure tramite impostazioni a volte un pò "rognose" da trovare. Oggi vi voglio parlare di come bloccare l'autoriconoscimento del vostro volto sulle foto dei vostri amici. Facebook ha una funzionalità di facial recognition, che viene attivata quando un utente carica una foto. Se il tuo volto sarà riconosciuto nella foto, sarà automaticamente "suggerito" all'autore della foto per permettere di inserire i tag più velocemente. Se ci tieni alla tua privacy su Facebook ed online in generale, fai molta attenzione ai prossimi step. Ricorda che modificando queste impostazioni, eviterai solo l'auto suggerimento del vostro nome, ma i vostri amici potranno sempre taggarvi nelle foto. Per iniziare entriamo nel nostro account Facebook e clicchiamo sulla freccetta, in alto a destra, per aprire il menu a tendina. Clicchiamo su "Impostazioni" Clicchiamo su "Timeline e Tagging" sulla lista a sinistra.  Andiamo su “How can I manage tags people add and tagging suggestions” alla voce “Who sees tag suggestions when photos that look like you are uploaded.” Clicchiamo su "Edit" e dal menu a tendina clicchiamo su "Nessuno".                                                                                                                                                                                                                                                                                                                              Clicchiamo su chiudi per chiudere i dettagli del menu. Chiudendo, le impostazioni saranno salvate. Ricordiamo che tale impostazione evita solo l'autosuggerimento non evita il tag. Per evitare il tag o richiedere la vostra autorizzazione per permettere il tag...aspettate la prossima guida.

COS’È IL PAGERANK?

Il PageRank è un algoritmo di Link Analysis Ranking, basato sulla formula matematica: Questo algoritmo assegna “un peso numerico ad ogni elemento di un insieme di documenti ipertestuali, con lo scopo di misurare la sua importanza relativa all'interno della serie”. In altre parole, l’algoritmo di Google è la formula che analizza e determina la posizione di un sito web all’interno di una ricerca effettuata su Google stesso, o più semplicemente, un metodo per ordinare i risultati forniti dai motori di ricerca dal più rilevante al meno rilevante. E’ doveroso precisare che l’idea di un algoritmo di questo tipo è venuta ad un italiano: Massimo Marchiori, ideatore del motore di ricerca Hyper Search che basava i risultati non soltanto sui punteggi delle singole pagine, ma anche sulla relazione che lega la singola pagina col resto del web. Questo motore di ricerca, ha aperto la strada agli attuali motori di ricerca, in particolare a Google. Perché è nato il PageRank? Tra le milioni di pagine web presenti su Internet, la stragrande maggioranza delle persone che effettua delle ricerche sui motori di ricerca, non va al di là della prima pagina. Questo avvalora il fatto che qualsiasi gestore di un sito ambisce al posizionamento nella prima pagina di Google, da qui nasce la necessità di adottare dei criteri per determinare la rilevanza di una pagina web, che non siano manipolabili dal proprietario di quella pagina. Si parla di fattori SEO off page, cioè fattori esterni alla pagina, tra i più importanti troviamo: -I link provenienti dagli altri siti (e di conseguenza il PageRank ricevuto) -Gli apprezzamenti positivi delle persone che effettuano le ricerche -Come funziona il PageRank? Quando un utente inserisce una query, i nostri computer cercano delle pagine corrispondenti nell'indice, quindi restituiscono i risultati più pertinenti. La pertinenza viene stabilita tenendo in considerazione oltre 200 fattori, uno dei quali è il PageRank di una pagina specifica, quest’ultimo associa ad ogni pagina web un valore da 0 a 10.  Quando una pagina viene citata da altri siti mediante un link, in pratica è come se ricevesse un voto e di conseguenza aumenta il suo PageRank. Di quanto aumenta? Dipende dal PageRank del sito che inserisce il link e dal numero di link in uscita di quel sito. Le pagine web appena pubblicate hanno un valore pari a 0. Ogni 3 o 4 mesi però, Google aggiorna il valore del PageRank per ogni sito. Il valore può aumentare o diminuire in base ad alcuni criteri. Aumenta se il sito viene citato da alti siti, diminuisce in caso di penalizzazioni. Il segreto dell’algoritmo di Google. L’algoritmo di Google con il tempo è diventato molto più sofisticato e la versione più recente deve valutare molti fattori che prima non esistevano, per esempio: i social networks, lo spam, la duplicazione dei contenuti e la crescita esponenziale dei siti web. Rimane un algoritmo segretissimo: conoscere l’algoritmo di Google significherebbe capire esattamente quanto peso Google attribuisce ad ogni elemento di un sito per determinare la sua classifica all’interno delle ricerche effettuate da parte degli utenti. Esempi di pagine con un buon PageRank Wikipedia ha un PageRank pari a 7 per la versione italiana e pari a 9 per la versione internazionale. Infatti quando cerchiamo qualcosa su Google, quasi sempre troviamo tra i primi risultati una pagina di Wikipedia. Ovviamente il PageRank è fondamentale ma non è tutto. Infatti alcune pagine sono posizionate meglio di altre pur avendo un PageRank più basso. L’obiettivo di Google è migliorare l'esperienza degli utenti identificando i link di tipo spam e altre prassi che influiscono negativamente sui risultati di ricerca. I tipi migliori di link sono quelli basati sulla qualità dei contenuti.