Smart working: la nuova era della flessibilità aziendale

Smart working: la nuova era della flessibilità aziendale

Lo Smart Working è un fenomeno che negli ultimi anni si sta sempre più diffondendo nelle aziende italiane. Infatti, oltre la metà delle aziende medio grandi ha già lanciato iniziative in tal senso o sta per farlo. Olanda ed Inghilterra sono in Europa i paesi pionieri anche se la percentuale più alta di lavoratori in tale modalità si registra ancora negli USA. Capire il significato dello smart working non è così immediato. Si tratta di una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. E’ un modello organizzativo che interviene nel rapporto tra individuo ed azienda, rimuovendo vincoli legati a concetti di postazione fissa, open space e ufficio singolo. Esso si innesca in un percorso di profondo cambiamento culturale ed evoluzione dei modelli organizzativi aziendali che presuppone una governance integrata tra gli attori coinvolti. La legge n. 81\17 in Italia regolamenta il rapporto di lavoro definito appunto come smart working o lavoro agile; essa garantisce agli smart workers lo stesso trattamento rispetto ai lavoratori tradizionali sia a livello di compenso che di tempistica contrattuale. Lo smart worker diventa un collaboratore a distanza che, grazie alla tecnologia 2.0, è in grado di svolgere i suoi compiti fuori dal classico ufficio. Enormi sono i vantaggi di questa nuova modalità: sul piano lavorativo porta ad una riduzione del cartaceo, riduce gli spazi, aumenta la produttività, minimizza l’antagonismo favorendo la produttività e la salvaguardia dell’ambiente. Sul piano personale, invece, riduce gli spostamenti, migliora la qualità della vita restituendo del tempo libero e riducendo lo stress dovuto alla congestione urbana. Solo un uso scellerato di strumenti e comportamenti può rappresentare uno svantaggio. Smart Working, quindi, significa promuovere un lavoro fondato sui concetti cardine di flessibilità, ma soprattutto fiducia, pilastro fondamentale su cui poggia il rapporto tra datore di lavoro e dipendente.

Pubblicato il 31 ago 2018

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A Disruptive Way of Work

Lo Smart Working day tour fa tappa a Napoli. L'8 Novembre Inside Factory, Be Happy Remotely e Seedble hanno organizzato l’evento dedicato ad un modello lavorativo proficuo, flessibile e redditizio, che si contraddistingue come rottura rispetto a quelli solitamente adottati nelle aziende. Che cos'è lo smart working? È una grande opportunità per le aziende e i lavoratori. Per metterlo in atto è indispensabile un cambiamento nel modo di pensare e di vivere le professionalità, è fondamentale una visione smart che parta dal manager e si diffonda come valore condiviso in tutta l'azienda. All'organigramma gerarchico e verticale va sostituito quello della contaminazione delle conoscenze. L'obiettivo è ripensare al modo di lavorare, ragionando per risultati e non più considerando solo la variabile tempo. Quali i benefici e le debolezze? Aumento della produttività, miglioramento della qualità del lavoro, collaboration, worklife balance, questi sono i benefici segnalati da imprese e P.A. che operano in questa direzione. Soddisfazione, mobilità nei luoghi di lavoro, flessibilità e adeguata padronanza di soft skills contraddistinguono lo Smart Worker di successo. Non mancano però le debolezze, riassumibili nella scarsa digitalizzazione delle aziende, nella preoccupazione di elevati investimenti, nel poco interesse e coinvolgimento del management. I protagonisti Questi sono solo alcuni tra gli spunti di riflessione emersi nel corso dell’evento, che ha visto, tra le altre, la partecipazione di Luisa Errichiello e Tommasina Pianese, ricercatrici dell’IRISS CNR, Antonio Savarese di Enel Italia e Vincenzo Esposito di Assintel, l’associazione nazionale imprese ICT. Particolarmente rilevante l' intervento di Enrico Martines HR Manager Italy Social Innovation di HP Enterprise: "Quello che viene definito lavoro agile, è stato già da tempo implementato attraverso le operazioni di welfare che portavano sui luoghi di lavoro il sostegno alle famiglie. Ne sono stati un esempio Bill Hewlett Packard in HP negli anni '40, quanto le esperienze fatte da Adriano Olivetti in Italia nel periodo del boom economico" Martines testimonia come una grande multinazionale quale HPE stia implementando con successo le politiche dello smart working. DasirTech, applicando tale approccio, sia a livello organizzativo che nella realizzazione del suo prodotto di successo, Speffy, ha preso parte all'evento, sposando appieno la filosofia del lavoro agile. Lo smart working come sfida futuribile: è questa la nuova frontiera del lavoro condiviso.  

I miti manageriali che frenano la rivoluzione digitale

Si parla sempre più spesso di rivoluzione digitale, ma sono tanti i miti da sfatare per ottimizzare il binomio uomo-tecnologia. Da solo l’hi-tech non basta per rivoluzionare il sistema aziendale, serve soprattutto una cultura organizzativa che sia compatibile con le potenzialità che ci offre la tecnologia. Le risorse umane e quelle tecnologiche spesso non obbediscono a logiche omogenee tra loro. Gli ostacoli che le imprese incontrano in questo fondamentale percorso di sincronizzazione uomo-macchina sono molti. Quelli che appaiono più difficili da sradicare, risiedono in tre grandi miti da sfatare:   Meglio soli che male accompagnati. In molti contesti aziendali è ancora radicato il concetto che accentrare la gestione delle attività, sia la strategia migliore per arrivare il prima possibile all’obiettivo. L’evidenza però dimostra che senza una cultura organizzativa predisposta alla collaborazione uomo-tecnologia, le potenzialità del digitale restano inespresse. Il rischio è basarsi su un approccio obsoleto che allontana dalle logiche di mercato più evolute.   Chi sbaglia paga. Information technology significa, per lo più, procedure dettate dall’alto che non ammettono indecisioni o variazioni. Aprirsi alla cultura digitale significa accettare il rischio dell’errore e orientare i colleghi all’avventura della sperimentazione. Nel grande campo della rivoluzione digitale siamo tutti inesperti. Più che tollerare gli errori dei collaboratori dovremmo spingerli a sbagliare e aiutarli a capire come non farlo più.   Divertirsi sul lavoro è inaccettabile. “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai nemmeno un giorno in vita tua”. L’ hi-tech contente alle aziende che sposano tale approccio innovativo, di lavorare divertendosi. In assenza, ci si trova a scontrarsi con vecchie routine operative che costringono a una noiosa ripetitività̀, riducendo notevolmente la produttività. In conclusione senza una corretta predisposizione collaborativa e orientata al cambiamento, anche la migliore infrastruttura tecnologica serve a poco.

Il business plan: vantaggi e limiti

Il business plan è lo strumento per comprendere quali strategie, decisioni, risorse ed obiettivi devono essere implementati e perseguiti dall’iniziativa imprenditoriale. Attraverso la definizione di un business plan si ottiene una visione integrata della propria azienda o del proprio progetto imprenditoriale. In un unico documento, infatti, devono essere sintetizzate tutte le informazioni fondamentali: la strategia, i prodotti, la tecnologia, il mercato, i concorrenti, le risorse umane e gli aspetti economico-finanziari. Con il business plan è possibile tenere traccia di ciò che deve accadere, monitorare date e scadenze, delegare chiarendo chi è responsabile e di che cosa, tenere d’occhio i risultati, pianificare e gestire il flusso di cassa, correggere eventuali rotte errate o poco produttive. È pertanto facilmente comprensibile perché siano molti i vantaggi derivanti da tale documento che un buon manager non dovrebbe trascurare. Nonostante l’importanza che assume per la pianificazione e la gestione aziendale, il business plan è oggi sottoposto ad un velato scetticismo e talora ad aperte critiche. Tra i principali limiti, vi è la mancata capacità di valutare l’incertezza e la “curva delle probabilità” sui risultati. Avvalersi, quindi, di un business plan non significa avere garanzie certe sul raggiungimento degli obiettivi in esso indicati. In conclusione, per migliorare la metodologia di predisposizione del business plan bisogna partire dalla consapevolezza che fare business, nella sua essenza più profonda, comporta sempre e comunque un’assunzione di rischio che nessuno strumento di pianificazione strategica può eliminare.