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Riguardo l'autore

Pasquale Giacomino

IT Consultant.
Sono una persona molto curiosa della vita e con una grande passione per la tecnologia in tutte le sue sfaccettature. Mi piace restare sempre aggiornato sui nuovi trend e sulle ultime innovazioni del settore tecnologico.

L'autore ha scritto

Banche…..futuro e presente!

Banche…..futuro e presente!

  La banca del futuro non può limitarsi a fornire servizi finanziari. Dopo gli smartphone e le assicurazioni, è il momento delle startup. Ci sono banche che iniziano a proporre alla propria clientela, soprattutto aziende, prodotti ideati da nuove imprese innovative, diventando piattaforme di distribuzione. Per ora si tratta di esperimenti isolati e non esiste un modello unico, ma ci sono soggetti che hanno già una policy definita a riguardo. Unicredit, per esempio, con il programma Start Lab, sta vendendo direttamente in alcune filiali i servizi di due startup di cui ha anche acquistato quote e mira ad allargare la sperimentazione. Ci sono poi le iniziative di networking in cui la banca presenta alcune nuove imprese a grandi società. In questo modo, fornisce alla propria clientela nuove offerte e aiuta le startup in cui ha investito ad allargare il proprio mercato. La strategia dell’organizzare eventi per far incontrare startup e aziende più solide, è eseguita anche da Intesa Sanpaolo nell’ambito del progetto StarUp Initiative. In queste occasioni stimola i propri clienti all’acquisto di servizi di nuove imprese finanziate attraverso i propri fondi Atlante Ventures. Quando invece il rapporto tra banche e imprese neonate si concentra intorno al fintech, l’innovazione hi-tech dei servizi finanziari, gli acquirenti diventano gli istituti stessi. Per le startup, il risultato non cambia: il giro d’affari si allarga comunque. Poco giorni fa Intesa Sanpaolo ha indetto una selezione rivolta principalmente alle startup operanti nel mercato Foodtech. In particolare la call è rivolta alle tecnologie, preferibilmente abilitanti, alla Circular Economy o all’Industry 4.0, per la catena del valore del settore Agrifood. Inoltre, saranno valutate application da startup attive in tutti gli ambiti del FoodTech, come agricoltura e allevamento. Questi solo alcuni esempi delle tante opportunità che offrono ai clienti un buon investimento e consentono alle nuove aziende di sviluppare valide idee imprenditoriali.

TROPPA TECNOLOGIA FA MALE?

TROPPA TECNOLOGIA FA MALE?

La tecnologia ha invaso la nostra quotidianità. Siamo bombardati continuamente da diversi flussi di informazione come il telefono, il computer, la tv e siamo in grado di fare sempre più cose contemporaneamente. Ma a quale prezzo? Il grido d'allarme arriva da alcune mamme su forum specializzati: “Aiutatemi – si legge. Mio figlio sa usare smartphone e tablet ma ancora non impara ad allacciarsi le scarpe!! Come posso fare?”. Sono sempre più i genitori preoccupati perché i propri pargoli – dagli 0 ai 13 anni – passano sempre più tempo con computer, smartphone, tablet e altre diavolerie elettroniche. Sono i bambini digitali. Ormai gran parte dei bambini, anche di pochi anni, riesce ad utilizzare con apparente disinvoltura il sistema touchscreen dello smartphone o del tablet quasi si trattasse di un sesto senso innato. Capita spesso di vedere piccoli che muovono a difficoltà i primi passi senza il sostegno dei genitori, ma già capaci di giocare con le loro app preferite o perfettamente in grado di cambiare schermata. Vista la crescita costante del fenomeno, sempre più scienziati sociali e psicologi si interessano al fenomeno. Gli avvertimenti sui potenziali danni del tempo eccessivo dedicato a queste forme di tecnologia vanno da possibili disturbi dello sviluppo per i bambini molto piccoli, quando si ritiene che l’interazione con le persone debba essere assolutamente prevalente rispetto a quella con l'elettronica , a problemi di sovrappeso e obesità per i più grandi, che stando seduti di fronte a computer e videogiochi sottraggono tempo allo sport e al movimento, oltre che per la mancata interazione  con i coetanei. Uno dei timori dell’eccesso di vita digitale per i più piccoli è che sia un ostacolo allo sviluppo del linguaggio. Le ricerche neuroscientifiche dicono che essere esposti passivamente al linguaggio, per esempio guardando la televisione, non ne favorisce l’acquisizione, che al contrario necessita di interazione costante con gli adulti. Per questo motivo, una app che favorisca il gioco e lo scambio è sicuramente meglio di una con cui il bambino si intrattiene da solo. Altro messaggio importante è che la qualità dei contenuti è più importante della piattaforma utilizzata e del tempo passato a intrattenersi. Ci sono applicazioni e giochi che possono avere un importante contenuto educativo e anzi favorire alcune competenze. Come qualunque altra tecnologia presentano dei rischi ma offrono anche numerose opportunità che non ha senso far perdere ai bambini e ai ragazzi. Gli effetti possono essere positivi o negativi, ma il mezzo in sé non va esaltato. Quello che però i genitori possono e dovrebbero fare è comportarsi da genitori: stabilire regole d’uso e dare il buon esempio, decidendo che alcuni tempi e zone siano liberi dalla tecnologia per tutta la famiglia, per esempio i pasti, i momenti dedicati a fare qualcosa insieme, o la camera da letto. I genitori di oggi sembra stiano perdendo la capacità di stare in contatto con i figli, di comprendere le loro emozioni, di entrarci in relazione, di essere un significativo e affascinante punto di riferimento. Educare vuol dire accettare che l’altro è diverso da noi, che diventi libero, accettare senza criticare, dare consigli, aiutare i bambini a decodificare le opportunità offerte dalla tecnologia digitale.

RIVOLUZIONE CLOUD

RIVOLUZIONE CLOUD

Il “cloud” ha rappresentato una rivoluzione – tuttora in corso – nel mondo di Internet, sia per le persone che per le aziende. Perchè? Semplice: grazie al cloud, le persone e le aziende possono ora accedere a programmi e servizi tramite Internet che altrimenti richiederebbero ingenti risorse per funzionare. Questo è il cosiddetto “cloud computing”: l’offerta/fruizione di applicazioni e servizi tramite internet. Queste applicazioni sono installate in potenti servers ospitati in grandi data centers e sfruttano la potenza dei servers (e reti di servers) per operazioni che non sarebbero facilmente realizzabili se non a grandi spese. E’ il “cloud computing” a permettere alle persone ed alle aziende – anche alle aziende di piccolissime dimensioni – di accedere gratuitamente e bassissimi costi a programmi e servizi in passato accessibili soltanto a grandi aziende che avevano risorse per investire in un parco hardware e software e nel personale necessario. Un’azienda che vende prodotti potrebbe ad esempio aver bisogno di un programma di gestione delle vendite (come SalesForce) o di CRM (come Sage). Prima del cloud un’azienda avrebbe dovuto acquistare la costosa licenza per l’utilizzo del software, e poi mettere in piedi un team di esperti hardware e software per installare, configurare, testare, eseguire, proteggere, aggiornare il programma una volta acquistato. Ovviamente, piccole e medie aziende non avevano le risorse per poterlo fare o per farlo per tutti i programmi di cui avevano bisogno. Oggi invece, grazie al “cloud computing”, le aziende interessate a specifici servizi semplicemente affittano il servizio via cloud o pagano a consumo, sempre comunque accedendo tramite il cloud al servizio. Il programma che permette la fruizione del servizio ed i dati contenuti in esso sono accessibili via Internet all’azienda, ed eventualmente ai suoi utenti o clienti. I vantaggi del cloud per le aziende sono numerosi. Il fornitore del servizio cloud, chiamato “hosting service provider“, gestisce tutto ciò che riguarda hardware e software al posto dell’azienda. L’azienda accede al servizio e ai suoi dati via Internet, e si può così focalizzare soltanto sul proprio business, dimenticandosi di tutto il lato tecnico. Non si deve preoccupare più ad esempio di installare o aggiornare il programma. Inoltre, l’azienda può pagare solo le funzionalità necessarie: se non serve avere una specifica funzionalità, il costo del servizio è più basso. Gli aggiornamenti sono automatici, la scalabilità verso l’alto o verso il basso è semplice, e i dati sono duplicati in più data centers. Anche in caso di guasti tecnici o attacchi di hackers ai servers di un data center, l’hosting provider può recuperare e duplicare nuovamente i tuoi dati dai servers negli altri data centers. Ovviamente, questi vantaggi valgono anche per gli utenti privati. Quando ti affidi ad esempio ad un servizio cloud per archiviare i tuoi dati, non ti devi preoccupare della possibile perdita dei dati: sai che vengono duplicati più volte in più sedi geografiche diverse. E per molte delle tue attività quotidiane che svolgi tramite computer, ad oggi non sei obbligato a comprare un programma, ad installarlo, ad aggiornarlo, ad avere un computer potente per poterlo usare o un computer capiente per conservare tutti i dati che man mano accumuli nel tempo. E’ per questo che numerosissime attività oggi sono possibili per tutti, mentre in passato erano possibili solo a fronte di grandi spese e del possesso di computer potenti. E la tendenza è questa: sempre più il tuo computer si svuoterà di programmi e funzionerà invece solo come interfaccia per l’accesso a servizi cloud. E sempre più i tuoi dati, la tua musica, i tuoi video, i tuoi documenti saranno depositati in servers accessibili via cloud invece che nel computer di casa o in chiavette usb o in hard disk esterni. E non pensare che il cloud sia utile solo per dati di questo tipo. Ci sono infinite possibili utili applicazioni del cloud in situazioni di vita reali. Pensa invece ad esempio alla possibilità per un dottore, in caso di emergenza medica, di accedere alla tua cartella sanitaria via cloud per capire se sei allergico o meno a certi farmaci o effettuare una diagnosi migliore (sistemi nazionali di Electronic Health Records sono già disponibili in numerosi stati). Le grandi aziende di Internet sono state tra le prime a cavalcare la rivoluzione del cloud. Google si è lanciato nel cloud computing con numerosi servizi come Gmail e Google Docs. Anche lo sviluppo di Android è fortemente orientato al cloud, permettendoti di accedere alla posta elettronica, ai tuoi documenti direttamente dal dispositivo (smartphone o Tablet) su cui è installato. Google ha anche investito pesantemente in computers come Chromebook, che si appoggiano al cloud per quasi ogni possibile attività che tu voglia fare o di cui il computer ha bisogno per la manutenzione, l’aggiornamento e la sicurezza. Microsoft ha sviluppato la piattaforma Azure, puntando principalmente sui servizi per le piccole e medie imprese, e sta anche modificando la propria offerta software spingendo verso il cloud. L’ultima versione di Office 365 si appoggia al cloud per salvare i tuoi file direttamente nel cloud e renderli sempre disponibili dovunque, tramite connessione Internet. Anche Apple è stata tra i pionieri del cloud: non a caso iTunes, che sfrutta il cloud per salvare i tuoi file e gusti musicali, è la piattaforma leader nel mercato della musica digitale. Il cloud può essere usato per il backup dei tuoi dati, per l’archiviazione (il cosiddetto cloud storage), per la condivisione dei tuoi file con i tuoi contatti, per la collaborazione online su documenti, e per la gestione delle tue foto e dei tuoi file audio e video.

IL SISTEMA DI PAGAMENTO CONTACTLESS È DAVVERO SICURO?

IL SISTEMA DI PAGAMENTO CONTACTLESS È DAVVERO SICURO?

Ormai tutte le nuove carte prepagate, di debito e di credito tradizionali hanno il sistema di pagamento contactless (senza contatto). Si tratta di una soluzione che consente di effettuare transazioni senza introdurre le carte nei tradizionali POS (Point of Sale) e senza digitare il PIN (Personal Identification Number). Nella fattispecie, per carta di pagamento contactless si intende uno strumento di pagamento dotato di tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification – identificazione a radiofrequenza) e un’antenna per la ricezione del segnale proveniente dal POS abilitato. Che il funzionamento del sistema sia semplice e che le operazioni di pagamento siano rapide è fuori discussione. La domanda è un'altra, sono sicure? Teoricamente la sicurezza dovrebbe essere garantita dal fatto che la carta non lascia mai il proprietario, non necessita di strisciate o inserimenti. Nella realtà i sistemi di pagamento dotati di questa tecnologia sono piuttosto vulnerabili. Le carte di credito contactless integrano un chip NFC ed un'antenna che rispondono alla richiesta di un terminale di pagamento (POS) usando una frequenza pari a 13,56 MHz, i cellulari di ultima generazione sono provvisti dello stesso chip. Di recente due ricercatori spagnoli Ricardo Rodriguez e Jose Vila hanno illustrato come è vulnerabile da attacchi hacker questa nuova tecnologia e quindi come potrebbe essere sfruttata dagli sviluppatori di malware utilizzando lo stesso smartphone del truffato. Basti pensare che i chip NFC sono già presenti in 800 milioni di smartphone e secondo una ricerca effettuata da IHF Tecnology nel 2020 ce saranno oltre 2 miliardi. Come avviene l'attacco? Il metodo è chiamato relay attacks. Tutto ciò cui ha bisogno un hacker è un POS in grado di accettare i pagamenti NFC, uno smartphone (con chip NFC) Android con sistema operativo Android 4.4 o superiore. Per lanciare l'attacco, un hacker renderà disponibile un’App di un gioco o programma di utilità con il malware, scaricabile anche gratuitamente dal web, come ad esempio su Play Store di Google.  Una volta scaricata l'applicazione, ogni qualvolta il malcapitato avvicina un carta di credito con il dispositivo contactless al proprio smartphone, l'applicazione invia un messaggio su internet con i dati della carta sullo smartphone dell'hacker.  Adesso basta che l'hacker avvicini il proprio smartphone ad un POS e immediatamente, viene approvata una transazione monetaria illegale. La quantità di denaro che potrebbe essere rubata è limitata a piccole somme (in Italia il limite è fissato a 25€), le implicazioni sono comunque significative considerando il numero smisurato di possibili dispositivi attaccabili. Anche se non ci sono ancora stati casi noti di relay attacks, con la crescente commercializzazione di smartphone dotati del dispositivo NFC e quindi potenzialmente sfruttabili, non è difficile credere che sia solo una questione di tempo prima che tutto ciò possa accadere. Un consiglio per ridurre il rischio di truffe ed essere consapevoli delle applicazioni che si sta installando sul dispositivo: non utilizzate applicazioni che non sono state approvate da Play Store o che sono di un mercato alternativo. Se non si utilizza NFC è preferibile disattivarlo in questo modo l'applicazione fraudolenta deve chiederci di attivarlo, ed avendolo disattivato ne verremo a conoscenza.

ARRIVA CHIP, IL PC LOW COST

ARRIVA CHIP, IL PC LOW COST

Quella dei computer da una manciata di dollari è una categoria molto interessante che apre a scenari d'uso particolarmente variegati. CHIP è un nuovo computer presentato dai simpatici ragazzi di Next Thing , tre amici che costruiscono hardware e software, caratterizzato da un prezzo di listino di 9$. Dimensioni ridottissime e la potenzialità di essere integrato all'interno di un dispositivo mobile. Già installata nativamente troveremo una distribuzione Linux basata su Debian in grado di ricevere aggiornamenti via OTA (è un metodo che permette di aggiornare un dispositivo ricevendo via wireless il nuovo software.) . Saranno disponibili alcune applicazioni installate già al primo avvio, ma è previsto naturalmente anche il funzionamento con migliaia di applicazioni aggiuntive. L'utilizzatore finale potrà scegliere di installare un sistema operativo alternativo, come ad esempio qualsiasi altra distribuzione di Linux compilata per il funzionamento su architetture ARM basata su una famiglia di microprocessori RISC a 32-bit. Molto interessante, anche se in effetti dal sapore un pò vintage, l'accessorio Pocket CHIP che, con un esborso complessivo di 49$, consentirà di trasformare CHIP in un dispositivo mobile a tutti gli effetti. Integra una batteria da 3.000 mAh e un display da 4,3" sensibile al tocco, oltre ad una tastiera QWERTY.  Il progetto è stato finanziato dalla campagna su Kickstarter, che ha raccolto fondi per 983 mila dollari.    

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